New New York/8 – Charlotte Pelissier

Animatrice, ceramista, illustratrice, fumettista e chissà cos’altro, Charlotte Pelissier è una giovane artista canadese trapiantata a New York, dove si è fatta notare da qualche anno nella scena dei comics underground. Il suo Despair è stato scelto nel 2023 da Desert Island come albo del mese per il suo abbonamento “a sorpresa” Mystery Mail, distinguendosi per le soluzioni fatte in casa, dato che ogni copertina era diversamente colorata con vernici spray. Da allora Pelissier ha collaborato a svariate antologie della “nuova scena” di New York, come più volte segnalato nelle puntate precedenti di questo speciale, visto che il suo lavoro si è visto su Cowlick #7, Smoke Signal #42, Bernadette #1, Pothole #1 e #4 e probabilmente qualche altra rivista che non mi sovviene in questo preciso istante. O che mi sono perso, dato che procurarsi queste pubblicazioni è spesso complicato se non impossibile, e tanto per fare un esempio manca nella mia collezione il sopraccitato Despair, su cui sono dunque costretto a sorvolare.

Juliette Collet e Charlotte Pelissier da Bernadette #1

Guardando invece alle antologie appena elencate, beh, di materiale ce n’è e davvero interessante, perché se l’unica pagina a inchiostro blu di Cowlick #7 appare acerba ed estemporanea, già dal contributo a Smoke Signal #42 (si veda la seconda puntata di questo speciale) le cose cominciano a carburare, mostrando un’artista con uno stile definito e piena consapevolezza dei suoi mezzi. Lucky Lottie in Operation Sleazy occupa due coloratissime pagine del tabloid edito da Desert Island, mostrando un tratto che pesca dall’outsider e dalla folk art unendovi un piglio tipicamente underground. La “storia”, se così la vogliamo chiamare, vede la protagonista Lucky Lottie essere in ritardo per un appuntamento, finire in un insidioso tunnel per poi uscirne fuori e ritrovarsi vittima di un “sex freak psycho-killer”, venendo poi salvata dall’intervento delle forze dell’ordine. E nel finale Lucky Lottie scappa via mezza nuda, con l’autrice che ci ricorda che è stata ancora una volta “fortunata”, rimanendo fedele al suo nome come se fosse un personaggio dei cartoni animati. Non c’è sottotesto, non c’è morale, c’è solo un susseguirsi di eventi convulsi con stacchi violenti tra vignetta e vignetta, un montaggio fatto con l’accetta che è altra caratteristica di Pelissier, insieme a una frammentarietà che a volte non permette di parlare di una “trama” vera e propria. Su Bernadette #1 (di cui ho scritto in New New York/6) troviamo la nostra in compagnia di Juliette Collet e alle prese con quattro pagine di pura improvvisazione, in cui le due si danno il cambio, nel senso che le protagoniste sono Juliette e Charlotte e l’una disegna il personaggio dell’altra. La collaborazione non è casuale, dato che Pelissier sembra sin dagli inizi una sorella minore di Collet, e non è sbagliato pensare che l’autrice di Blah Blah Blah sia stata addirittura una fonte di ispirazione. Inoltre c’è da dire che le collaborazioni a quattro mani sono un vizio di Pelissier, e mostrano la tendenza di questi nuovi artisti newyorkesi a disegnare insieme. Collet infatti ha vissuto per un lungo periodo a Brooklyn, dove agisce anche il più volte nominato Mikaël Choukroun, che qui è inevitabile citare nuovamente, dato che si divide a sua volta con Pelissier gli spazi del primo numero di Pothole (ne ho parlato in quest’altra puntata dello speciale), con un fumetto metropolitano dalle tinte fosche, popolato da ubriaconi, poliziotti, spacciatori e fanatici religiosi. Choukroun lascia poi totale autonomia a Pelissier per Pothole #4, finito nel mio Best Of 2025, e lei la sfrutta con un breve racconto in francese che ricorda, oltre alla stessa Collet e al nume tutelare Julie Doucet, il cinema di Jacques Rivette e in particolare lo splendido Céline e Julie vanno in barca, sul cui mood sembrano improntati molti dei fumetti sia di Pelissier che di Collet.

Pothole #4

E arriviamo così a una delle fatiche più recenti di Pelissier, ovvero l’antologico The Loser Zeitgeist, che rappresenta la summa di questa prima fase della sua carriera. Uscito nel 2025 prima in una versione extralusso con copertina serigrafata a colori, è stato poi ristampato in una più basica edizione in bianco e nero, arrivata nelle mani mie e di qualche fortunato avventore del negozio online di Just Indie Comics. Lucky Lottie e i suoi occhi grandi sono protagonisti di buona parte del sommario, talvolta accompagnati dalla spalla Sassy Sally, con cui la ragazza forma un dinamico duo di “modern girls in a cut throat world”. Le due si dividono oneri e onori dell’apertura, sette pagine che per gli standard di Pelissier sono un poema epico, anche se pure qui si tratta di episodi di vita di Brooklyn, senza che un vero plot prenda il sopravvento. Le due ragazze si lamentano perché “da quando ho smesso la pillola le mie tette si sono ristrette”, vanno a mangiare hamburger e bistecche, si promettono di diventare vegetariane, vanno a farsi un piercing sulla lingua, confessano i loro peccati a un amico che si dà arie da santone, incontrano vecchi ex e finiscono per celebrare la loro amicizia. Il menù prosegue su questa falsariga assemblando fumetti brevi e tante pagine singole, con scelte stilistiche a volte discordanti – dovute al fatto che nello spillato trovano posto opere di periodi differenti – e con apici estetici che si registrano nella già citata storia di apertura e nell’orgiastico finale di Pillow Princess Comics Part One.

Divertente, scombiccherato e inevitabilmente altalenante nel suo essere compilativo, The Loser Zeitgeist è l’albo al momento più idoneo per conoscere l’opera di Pelissier, magari insieme al successivo The Life of… Marie Anne, una sorta di pamphlet serigrafato (da Choukroun, ovviamente) in cui si sviluppa una storia di 10 pagine in bianco e nero, mentre le altre 2 pagine sono occupate da prima e quarta di copertina a colori. Vi si racconta la breve vicenda di Marie Anne, impegnata a vendere bibite, acidi e giornaletti porno sulla spiaggia quando incontra un regista hipster che le propone di recitare per 10 secondi (altro che i 15 minuti di Andy Warhol!) in un film dedicato al tema dei denti spaziati. Nel finale si scopre che Marie Anne dorme veramente nella bocca di una balena, come prima avevano osato insinuare due bagnanti che l’avevano fatta infuriare. Il fumetto è quanto di più simile a una storia con un inizio e una fine tra quelli realizzati dall’autrice e ci lascia in attesa di altro, perché da quel che sembra il meglio deve ancora venire.