Speciale “Hate” / La pagina delle lettere

Ci siamo lasciati nel post precedente parlando di Prisoners of Hate Island!. Ebbene, quando nel #3 di Hate debutta la pagina delle lettere, ad aprire le danze è un certo Broos Campbell di San Jose, California, che definisce quella storia pubblicata in appendice al #1 “self-indulgent shit”. L’intervento di Mr. Campbell è rappresentativo delle lettere che verranno via via pubblicate sul comic book, dato che tra tanti inevitabili complimenti ci saranno anche un bel po’ di insulti, critiche e offese vere e proprie. E Bagge si diverte a dare spazio soprattutto alle lettere più ingiuriose, trovando quelle di complimenti assai noiose. L’atmosfera si scalda soprattutto dal #17, quando parecchi lettori cominciano a dare all’autore del “venduto” a causa del passaggio al colore avvenuto nel numero precedente. D’altronde in quegli anni le pagine delle lettere erano il territorio in cui gli appassionati si sfogavano senza mezzi termini, scrivendo agli autori tutto quello che pensavano e dandogli spesso degli sfigati, dei depressi e via dicendo, come ricorderanno i lettori di serie come Peepshow e Optic Nerve.

In tal senso è doveroso citare un certo Anton Hemus da Utrecht, che in Hate #12 si traveste da critico lanciandosi in un’approfondita analisi. “Mr Baggy, almeno le tue storie sono profonde e fanno pensare. Sfortunatamente non si può dire lo stesso per i disegni, che fanno schifo. Sì, sono caricaturali e strani, ma non sono splendidamente ripugnanti come quelli di Roy Tompkins, o non hanno la stranezza di Lloyd Dangle per esempio. Fanno schifo e basta. Non riesci proprio a disegnare un balloon a mani nude, o una cazzo di linea dritta senza un righello, eh? EH? Inoltre i tuoi disegni, che mi ricordano un incrocio tra VIP e un Burne Hogarth in acido, sono davvero statici e insignificanti – mancano di profondità. A parte la capacità di esagerare sentimenti come rabbia, ubriachezza o dissolutezza, per il resto sono mosci, senz’anima. E poi non capisco proprio cosa abbia a che fare il tuo eccessivo tratteggio incrociato con il tentativo di fare bei fumetti. Forse serve a catturare realisticamente la magia di luci e ombre? Stai frustando un cavallo morto, perché sei completamente incompetente in materia. La maggior parte delle volte il risultato finale è una vignetta illeggibile. Ma forse vuoi nascondere la tua incapacità di disegnare decentemente, eh? Va’ a studiare la ‘linea chiara’ della scuola di Tintin e cerca di cambiare. Oppure vaffanculo. O meglio ancora: scrivi e basta. La commedia, a mio parere, è il tuo vero campo”. Lapidaria la risposta di Bagge dopo questa tirata: “Anton, stai cercando di farmi piangere? – P.B.”. 

Ma questo olandese senza peli sulla lingua è niente rispetto a B.N. Duncan, “personaggio” che sicuramente i lettori di Hate non potranno aver dimenticato. Le sue lettere sono talmente assidue che nel #26 Bagge finisce per dedicargli una pagina intera, con tanto di suoi disegni originali a illustrarne i contenuti. Tra i temi trattati analisi approfondite delle storie, raffinate opinioni sul rapporto tra Buddy e Lisa (“Mi sembra che Lisa abbia davvero bisogno di essere presa a cinghiate, e anche di essere scopata con violenza…”), suggerimenti di sceneggiatura per i numeri successivi (“Jay potrebbe cacciarsi nei guai con una minorenne…”), citazioni da Le porte della percezione di Aldous Huxley e così via. Tutte cose che spesso facevano ridere ancor più dei fumetti e che ci ricordano la bellezza dei cari vecchi comic book. 

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