“Swag” di Cameron Arthur

In attesa dell’ultimo invio del Buyers Club 2022, previsto a ottobre, ritorno sul protagonista della spedizione di luglio, ossia Cameron Arthur, fumettista texano 22enne che da qualche anno si autoproduce la serie Swag. Ci torno su anche perché nel Big Cartel di Just Indie Comics sono disponibili alcune copie del #3 e del #4 di Swag, che rappresentano – a mio modesto parere – tra le migliori autoproduzioni uscite di recente dall’underground statunitense.

Cameron Arthur si è formato alla scuola di Frank Santoro, prima per corrispondenza (uno dei fumetti contenuti su Swag #2 era stato creato per la Comics Workbook Composition Competition del 2016) e poi di persona, dato che è andato a Pittsburgh per studiare dall’autore di Storeyville e Pompei. L’influenza delle teorie di Santoro è evidente in Swag #3, che usa elementari soluzioni formali per sviluppare due narrazioni parallele alternate a blocchi di due pagine. Da una parte abbiamo la vicenda di Donald, che si sveglia una mattina senza un alluce, e dall’altra quella dello stesso dito antropomorfo che cerca di cavarsela per conto proprio, finendo coinvolto in un fattaccio di cronaca nera. La prima è raccontata con una griglia fissa di 6 vignette interamente in rosso, la seconda con una griglia a 9 colorata di blu. Il risultato è paradossale ma anche straniante e a tratti disturbante. L’abilità di Arthur è quella di cercare l’assurdo non per strizzare l’occhio al lettore, come è abitudine dei fumettisti “alternativi” contemporanei, ma per generare stupore, confusione, turbamento. Peraltro con una buona dose di ironia, che non guasta mai.

Anche nel secondo fumetto di Swag #3 succede lo stesso. La griglia stavolta è di 4 vignette e i colori usati sono il bianco, il nero e il rosso. Old Dog è incentrato su un gruppo di amici con il vizio della droga: uno di loro si è appena suicidato, l’altro spaccia ma spesso si tiene la coca per sé, un altro ancora vuole sempre sniffare e fare festa. Sono solo 17 pagine con una trama appena abbozzata e un finale che non può veramente definirsi tale, ma alla fine l’effetto è lo stesso che in Big Toe, tanto che non possiamo annoverare l’albo in un genere specifico né definirlo ironico o drammatico. E il superamento dei concetti di “genere” e “tono” del racconto non sono cosa da poco per un autore che, quando ha creato questi fumetti, era a cavallo dei suoi vent’anni.

Swag #4, scritto e disegnato tra febbraio e dicembre 2021 e pubblicato nel 2022, alza ulteriormente l’asticella. E’ questo l’albo che ho scelto per il Buyers Club, uno dei fumetti che mi è piaciuto di più negli ultimi tempi. L’albo, sempre formato magazine e su carta patinata come il precedente, è stavolta in un bianco e nero nettissimo, che non lascia spazio nemmeno a un accenno di grigio. All’interno troviamo una sola storia, intitolata Night. La griglia è più stretta ma anche meno rigida, perché di tanto in tanto Arthur si prende la libertà di rompere la struttura a 12 con qualche soluzione sviluppata in orizzontale. I disegni essenziali, che ritraggono i personaggi per lo più su sfondo bianco, sono totalmente funzionali al racconto e ricordano quelli di Paper Rad, la cui sensibilità pop viene però azzerata dalla totale assenza di colore. Per quanto riguarda i contenuti, l’ironia si asciuga rispetto alle storie precedenti per favorire l’analisi dei rapporti interpersonali e l’introspezione. La storia è incentrata sulla riunione di una famiglia texana, con i tre figli che vanno a trovare i genitori. In più ci sono i partner di due di loro, oltre a un vicino di casa il cui sguardo da esterno è inevitabilmente simile a quello del lettore. Come nella più classica delle situazioni, segreti vengono svelati, vecchie ruggini tornano a galla e il dramma viene sfiorato. I dialoghi sono ricchi e autentici, salvo poi arrivare a un punto in cui – in vignette memorabili – i personaggi se ne escono con frasi fatte degne di una soap opera. Ma le pronunciano sempre con sguardo vuoto, stralunato e smarrito, tanto da risultare più ridicoli che drammatici.

E’ incredibile come in 48 pagine questo giovane fumettista riesca a delineare in modo così preciso i diversi caratteri e soprattutto ad affrontare temi di non poco conto che fanno parte della storia di qualsiasi famiglia occidentale, con i figli che se ne vanno di casa, i genitori che diventano vecchi, nuove coppie che si formano, bambini che nascono, tradimenti, incomprensioni, l’alcolismo che diventa l’unico modo per affrontare tutto ciò. Lo ripeto, sono solo 48 pagine ma dentro c’è molto di più di quello che siamo abituati a trovare nella gran parte dei voluminosi graphic novel contemporanei. Night è una storia avvincente e raccontata egregiamente, contenuta in un albo spillato che ti puoi comodamente portare in bagno, senza prenderti un giorno di ferie per riuscire a leggerlo. Che volere di più da un fumetto?

Trovate i due numeri di Swag di cui ho parlato nel negozio online di Just Indie Comics: qui c’è Swag #3 e qui Swag #4. Vi segnalo inoltre: a) che nel #3 della newsletter cartacea di Just Indie Comics trovate un’intervista a Cameron Arthur; b) che se fate un ordine dal sito vi dovrebbe arrivare anche la newsletter (fino a esaurimento scorte); c) che se non volete perdere neanche un numero potete andare qui e abbonarvi alla newsletter a soli 10€ all’anno.

Crack! + Newsletter #3 + Storie zitte

Dopo due anni di stop causa pandemia torna il Crack!, il festival di fumetti dirompenti che porta l’arte stampata e disegnata al Forte Prenestino di Roma. Da giovedì 23 a domenica 26 giugno mi troverete lì con il mio tavolo pieno di fumetti americani, italiani e non solo. Cosa avrò di preciso non ve lo dico, anche se per farvi un’idea potete dare un’occhiata alla foto qui sotto.

Per il resto vi lascio la sorpresa di venirmi a trovare. E ovviamente guardatevi anche in giro, al Crack! c’è sempre una grande offerta di fumetto italiano e internazionale, spesso sotterraneo e misconosciuto, quindi troverete sicuramente pane per i vostri denti. Per esempio ho saputo che da San Francisco arriveranno due autori del collettivo Deadcrow, di cui ho parlato più volte da queste parti a proposito dell’antologia Tinfoil e di cui potrete acquistare le nuove pubblicazioni. Il resto lo trovate sul sito del Crack!, che è nella sua incarnazione Vudu quest’anno.

Chi viene al festival avrà anche la possibilità di avere in omaggio il #3 della newsletter di Just Indie Comics, in uscita per il festival in ben 400 copie invece delle solite 100. In questo numero della newsletter troverete una presentazione del progetto Just Indie Comics (per i malcapitati che ancora non ne sanno niente), una riflessione sull’eterno tema serial vs. libro a fumetti che parte da due volumi letti di recente (Crash Site di Nathan Cowdry e Nessun altro di R. Kikuo Johnson) passando per Love and Rockets e Crickets di Sammy Harkham, un articolo sul Crack! appunto, un focus sul nuovo fumetto del Just Indie Comics Buyers Club ossia Swag #4 di Cameron Arthur (autore della vignetta in copertina) e le ormai classiche sezioni dedicate alle novità della distribuzione e ai consigli per gli acquisti. Per chi non sarà al Crack non disperate: è possibile abbonarsi alla newsletter proprio a partire da questo #3 cliccando su questo link: https://justindiecomics.bigcartel.com/product/abbonamento-just-indie-comics-newsletter. L’abbonamento costa 10€ spedizione inclusa, dura un anno e dà diritto a ricevere 4 numeri con cadenza trimestrale.

Chiudo con un aggiornamento dell’ultima ora, visto che le copie sono arrivate tra le mie mani poco fa. Tra i fumetti disponibili al Crack! al tavolo di Just Indie Comics ci sarà anche Storie zitte di Simone Angelini edito da Ifix, elegante volumone che raccoglie 22 narrazioni mute (ma si capiva già dal titolo, no?) realizzate dal fumettista pescarese noto ai più per Anubi, Malloy, 4 vecchi di merda e altri titoli su testi di Marco Taddei. Qui Angelini si mette in proprio, non scrive nel senso più stretto del termine ma dirige con sapienza cinematografica queste brevi storie che sembrano estemporanee ma che in realtà nascondono temi e personaggi in comune… Io me lo sono già gustato e vi posso dire che vale assolutamente la pena mettere le mani su questo autentico UFO del fumetto italiano.

“Time Zone J” di Julie Doucet

Giusto qualche riga per segnalarvi un nuovo fumetto di Julie Doucet: si chiama Time Zone J ed è uscito da qualche settimana per Drawn & Quarterly. Presentato come il “ritorno al fumetto” dell’autrice di Dirty Plotte, questo bel paperback di 144 pagine è in realtà un’opera sperimentale e unica nel suo genere come lo erano già stati 365 Days (2008) e Carpet Sweeper Tales (2016). Ma si sa, il marketing oggi è tutto e così via, diciamo pure che “Time Zone J is Julie Doucet’s first inked comic since she famously quit in the nineties after an exhausting career in an industry that, at the time, made little room for women”. Così ci mettiamo dentro pure un po’ di tematica di genere che di questi tempi non guasta mai, anche se in realtà c’entra poco e niente sia con la decisione della Doucet di lasciare i fumetti sia con questo libro qui.

Ma vabbè, lasciamo stare queste inutili beghe. E diciamo piuttosto che Time Zone J è un’altra geniale opera di un’artista a tutto tondo a cui il titolo di fumettista sta sin troppo stretto. Si tratta di un autentico flusso di coscienza disegnato, un memoir raccontato con una sola lunghissima tavola, con le pagine che vanno a confluire l’una nell’altra senza soluzione di continuità. Per rafforzare questa idea il volume è rilegato con le pagine doppie, in modo da lasciare bianco il retro di ognuna, tanto che verrebbe quasi voglia di distruggere la rilegatura e aprire il tutto a mo’ di leporello. Non ci sono vignette ma solo una splash page dopo l’altra, alimentate nella loro densità da quell’horror vacui a cui la Doucet già ci aveva abituati da un certo punto in poi su Dirty Plotte.

La trama attinge dai diari della fumettista da giovane, raccontando la storia a distanza con un soldato francese sul finire degli anni ’80. A interfacciarsi con il lettore è la Doucet di oggi, disegnata in primo piano o di profilo, ossessivamente onnipresente sulla pagina in molteplici e ripetute incarnazioni, perché a contare è più l’atto del ricordo e della creazione artistica nel presente che le vicende ormai appartenenti a un lontano passato. Intorno all’autrice/protagonista si concentrano personaggi famosi, animali, testi di canzoni, gli immancabili resoconti dei sogni, come se stessimo sbirciando in un diario o in uno sketchbook. Nelle prime pagine appare anche un primo piano delle parti basse della Doucet, con tanto di flusso mestruale che innaffia la pagina di inchiostro, a ricordare uno dei suoi primi fumetti, la celebre Heavy Flow.

La trama è solo un pretesto e poco importa rispetto all’oggetto inclassificabile che la Doucet riesce mettere nelle mani del lettore. Il suo percorso mi ricorda quello di un altro grandissimo, Gary Panter, perché come lui la Doucet è un’autrice che di fumetti ne ha fatti (e di bellissimi) ma che non è più riuscita a stare ferma, a rispettare le regole e i ritmi di un’arte e di un’industria spesso troppo autoreferenziali e fossilizzate su se stesse. Ed è proprio il fatto di essere ai margini di quest’industria, o addirittura totalmente fuori, da permettere a questi artisti di creare opere uniche e memorabili. Come Time Zone J, appunto.

 

Just Indie Comics all’ARF!

Se la memoria non mi inganna risale addirittura al dicembre del 2019 l’ultima volta che Just Indie Comics ha avuto uno spazio tutto suo a un festival di fumetto. Ebbene, dopo quasi 2 anni e mezzo torno finalmente in pista all’ARF!, ovviamente a Roma, da venerdì 13 a domenica 15 maggio. Mi troverete alla Città dell’Altra Economia a Testaccio tutti e tre i giorni dalle 10 alle 20, con una ricco assortimento di fumetti internazionali e non. In prima linea ci saranno tutte le recenti novità del negozio on line, finora mai viste dal vivo. Cito per esempio Måsvarrelsen di Joe Kessler, edito da Lystring Förlag, di cui ho parlato di recente in questo post. Sempre dalla casa editrice svedese arriva Det Grymma Svärdet #40, un bel volumone che raccoglie alcune gemme del fumetto alternativo contemporaneo. E dell’antologia troverete anche alcuni numeri arretrati, come il #39 racchiuso in una bella copertina di Lale Westvind. Dagli USA ci sarà il debutto italiano della nuova antologia di Domino Books, Jaywalk, curata da Floyd Tangeman di Tinfoil Comix. E i più veloci potranno mettere mano sugli ultimi numeri disponibili della stessa Tinfoil, rivista made in San Francisco più volte celebrata da queste parti. E a proposito di antologie, se amate l’horror ecco la pirotecnica Vacuum Decay, curata da Harry Nordlinger e che nei vari numeri ha ospitato fumettisti come Mike Diana, David Enos, Jasper Jubenvill e tanti altri. Ah, a proposito di horror come non citare il bellissimo Le Manoir di Josh Simmons, ristampa dell’esauritissimo House fatta uscire da Mansion Press? E sempre dall’accoppiata Simmons-Mansion Press arriva Birth of Bat, nuova rivisitazione del mito di Batman da parte dell’autore statunitense. Ancora da Mansion Press ecco la ristampa di The Comic Book Holocaust di Johnny Ryan, di cui troverete all’ARF! alcune copie firmate dall’autore. In cerca di approfondimenti, interviste, recensioni ecc. ecc.? Beh, allora potete mettere le mani su tutti i numeri della fanzine USA Bubbles, il cui recente #13 contiene una ricca intervista a Noah Van Sciver, con tanto di inserto disegnato.

Oltre al materiale internazionale, all’ARF! porterò parecchi titoli di piccole case editrici o autoproduzioni distribuite da Just Indie Comics. Ecco dunque una ricca selezione Hollow Press, che vedrà il debutto romano delle novità presentate al Comicon di Napoli, in primis Stitched Up e Rusted Tales di Spugna. Non mancherà poi il catalogo di Muscles Edizioni Underground, con il secondo numero di Muscoli Magazine e le due uscite della rivista di approfondimento Assaggi dedicati a Pazienza e Mattioli. Potrei continuare a lungo ma preferisco finirla qui, se siete a Roma o dintorni venite a trovarmi all’ARF!, che così vi regalo anche – salvo esaurimento scorte – una copia dell’ultima Just Indie Comics Newsletter. A presto!

“Måsvarrelsen” di Joe Kessler

Quello dell’inglese Joe Kessler è un nome ormai ben noto agli amanti del bel fumetto – sì, il bel fumetto, perché è questo ciò che ci interessa veramente: IL BEL FUMETTO – e anche a chi segue questo sito. Certo, non sarà noto come le celebri gemelle che portano il suo stesso cognome – e con cui sembra non avere legami di parentela – ma ci sono comunque diverse buone ragioni per cui dovreste conoscere Joe. Innanzitutto è una delle menti dietro a Breakdown Press, editore che negli ultimi anni di bei fumetti ne ha pubblicati davvero tanti. In seconda battuta dovreste conoscerlo per la sua serie Windowpane, edita ovviamente da Breakdown, che ne ha poi raccolto alcuni numeri nell’omonimo e fondamentale volume. Qualcuno di voi avrà poi visto le sue tavole al BilBOlbul o al Treviso Comic Book Festival, dove è stato ospite rispettivamente nel 2015 e nel 2021. E, per finire, qualcun altro avrà notato di recente il suo nome finire nel catalogo del seminale editore francese L’Association, con un’opera inedita intitolata Le Gull Yettin. Ebbene, proprio questa nuova fatica di Kessler arriva ora nelle grinfie di Just Indie Comics nella bella edizione svedese pubblicata dagli amici di Lystring Förlag con il titolo di Måsvarrelsen, un gioco di parole che descrive grosso modo “uno yeti dalle sembianze di gabbiano”. Svedese direte voi?!? E che ci capisco io?!? Beh, state calmi innanzitutto, anche perché se non sapete lo svedese il problema è vostro, non certo degli svedesi. E poi perché il fumetto è totalmente muto, quindi un’edizione vale l’altra e anche per i più comuni (e banali) anglofoni non c’è affatto bisogno di aspettare la versione a stelle e strisce che verrà stampata tra qualche mese da New York Review Comics. Fate dunque un salto sul webshop di Just Indie Comics e accaparratevi questa lucente versione scandinava di un fumetto semplicemente incredibile, in cui Kessler porta avanti la sua ricerca sul colore e sul segno in una maniera talmente profonda da non aver bisogno delle parole.

La vicenda di un bambino e di uno strano gabbiano antropomorfo viene raccontata in un mix di violenza e dolcezza che propone più livelli di lettura, dando vita a un fumetto profondo e universale come pochi sanno essere. Un libro stupefacente in tutti i suoi aspetti, sia per ciò che racconta che per come lo racconta, con le situazioni che salgono di intensità non attraverso la parola scritta ma grazie all’utilizzo di tecniche differenti, che staccano rispetto al canone: si vedano le due pagine centrali in bianco e blu con screzi di rosso o le diverse sequenze in cui il dinamismo è espresso con linee spesse e un disegno grezzo, abbozzato, quasi fanciullesco. In pochi casi si vede un utilizzo così completo dei mezzi del fumetto e una tale capacità di riuscire a emozionare il lettore senza ricorrere a dialoghi o facili descrizioni. Già uno dei libri dell’anno: non perdetelo, in qualsiasi edizione vogliate comprarlo.

Baba Jaga Fest a Roma

Inaugura a Roma un nuovo festival, dedicato ai fumetti e alle illustrazioni dell’Europa dell’Est e con tanti ospiti internazionali. Il Baba Jaga Fest si terrà a Roma presso la sede di Industrie Fluviali (in via del Porto Fluviale 35) dall’8 al 10 aprile prossimo e ha in cartellone mostre, presentazioni, workshop, proiezioni e molto altro ancora, per un programma ricchissimo che non lascerà spazio alla noia. Cerco di elencare (quasi) tutto anche se per il programma veramente completo vi rimando al sito del Baba Jaga.

Le mostre, innanzitutto. Il piatto forte della rassegna è Baltics Gone Wild, a cura di kuš! e che offre una panoramica sul fumetto di Lettonia, Estonia e Lituania. Gli artisti in mostra sono Akvile Magicdust, Gvidas Pakarklis, Mark Antonius Puhkan, Jana Ribkina e Pauls Rietums, che saranno tutti ospiti della rassegna romana insieme a David Schilter, curatore della mostra e fondatore di kuš!. Qualcuno di voi avrà già familiarità con questi autori, dato che delle antologie di kuš! e dei mini kuš! ho parlato più volte da queste parti, distribuendole anche nel negozio online di Just Indie Comics. Ultimamente mi sono perso un bel po’ di uscite e così anche per voi affezionati lettori di Just Indie Comics ci sarà la possibilità di recuperare i più recenti libretti lettoni al ricco bookshop del Baba Jaga, curato da Risma e a cui troverete il sottoscritto. Passate a salutarmi, se siete da quelle parti, e magari compratevi anche una copia del ricco catalogo del festival, 100 pagine piene di testi, illustrazioni e soprattutto fumetti. Ma ok, sto divagando, quindi torniamo alle mostre e in particolare a quelle di due fumettisti italiani che hanno saputo guardare a Est: sto parlando di Eliana Albertini con Hotel Jugoslavia, rivisitazione di cartoline e immagini dalle località turistiche della Jugoslavia (un esempio nell’immagine qui sotto), e di Maurizio Lacavalla con Le ricostruzioni del padre partito, in cui si racconta la migrazione del padre dell’artista dalla Puglia alla Bulgaria. I due autori saranno protagonisti di un incontro congiunto sabato 9 aprile alle 16, moderato da Alessio Trabacchini e Serena Dovì, direttori artistici del festival.

A proposito di incontri vi dico anche che al Baba Jaga ci sarà Aleksandar Zograf, autore ben noto in Italia (l’ultimo suo libro è Il quaderno di Radoslav e altri racconti della II guerra mondiale edito da 001 Edizioni), che nella serata di venerdì 8 introdurrà insieme al regista Djordje Markovic The Final Adventure of Kaktus Kid. Il documentario, in programma alle 21.30, è incentrato sulla ricerca di un misconosciuto fumettista serbo, Veljko Kockar, giustiziato durante la seconda guerra mondiale: la proiezione era già prevista ma il tema è quanto mai attuale, se si pensa a quello che sta succedendo oggi in Ucraina. Altra ospite internazionale è Daria Bogdanska, autrice del volume Nero Vita pubblicato in Italia da Mesogea: a presentarlo ci sarà, domenica 10 alle 16, la giornalista di Internazionale Annalisa Camilli. Subito dopo, alle 17, toccherà ad Alex Bodea, di cui Becco Giallo ha pubblicato The Fact Finder: ne parlerà con Alice Milani e Alessio Trabacchini, per poi lanciarsi in un “cinematic reading” del suo libro. Mi sembra di aver detto tanto a questo punto, ma spulciando il programma mi accorgo di non aver detto tutto. Per esempio ho omesso che venerdì sera ci sarà il dj set Blast From the East a cura di una vecchia conoscenza di Just Indie Comics, Andrea De Franco. O che sabato alle 18.30 prenderà il via la visual performance Jugosfera a cura di Francesca Battaglia, Daniele Imani Nobar, Sara Fabretti e Rosalia Giuliano. E non ho parlato nemmeno dei workshop o del fatto che le mostre di Lacavalla e Albertini si sposteranno, a partire dal 21 aprile, alla Galleria Cosmo, unendosi ai lavori di Kalina Muhova e Aleksandar Zograf nella mostra Balkans XX. Un’occasione in più per andare sul sito del Baba Jaga e vedervi il programma per bene e in maniera ordinata, perché sicuramente da questo articolo non ci avrete capito niente.

Just Indie Comics Newsletter #2

E’ uscito il #2 della newsletter cartacea di Just Indie Comics, tutto dedicato a Tinfoil Comix, di cui ho già parlato più volte su queste pagine e che accompagna – per gli abbonati al Buyers Club – il quinto e conclusivo numero dell’antologia statunitense. Ribadisco che chi non fa parte del Buyers Club può abbonarsi alla sola newsletter, per il ridicolo prezzo di 10€ spedizione inclusa: l’abbonamento dura 4 numeri e per chi lo sottoscrive entro il prossimo 30 aprile parte proprio da questo #2, che riceverete subito (poste permettendo) nella vostra cassetta delle lettere. Come ben sapete chi si ferma è perduto, quindi non esitate ulteriormente e cliccate qui per abbonarvi.

“Meskin and Umezo” di Austin English

Per qualche giorno è possibile prenotare nel negozio online di Just Indie Comics Meskin and Umezo, il nuovo fumetto di Austin English in uscita per la sua Domino Books. Della Domino – sia come casa editrice che come distribuzione – ho parlato più volte da queste parti. E anche al lavoro di English ho accennato spesso, portando anche alcuni dei suoi precedenti fumetti (Gulag Casual, The Enemy From Within) nella nostra penisola. Meskin and Umezo era atteso da tempo, English ci stava lavorando da anni e dopo averlo finito ha deciso di pubblicarselo in proprio con la Domino, che nel frattempo ha allargato il suo raggio d’azione diventando sempre più la casa dei fumetti “altri”, almeno negli Stati Uniti. Ed è il caso di insistere su quest’accezione di diversità. L’estetica di English è infatti unica nel panorama fumettistico odierno, lontana da qualsiasi moda del momento, e così sono le sue storie, sempre delimitate in uno spazio preciso, capaci di sviluppare le varie tematiche in un modo così approfondito e ossessivo da risultare del tutto originale. Scrivevo qualche anno fa riferendomi ai fumetti raccolti da 2dcloud nel volume Gulag Casual: “English non cerca assolutamente un disegno facile e attraente. La sua è un’estetica volutamente sgraziata e imperfetta, che mescolando energicamente tecniche, materiali e colori sfocia nell’arte delle avanguardie storiche e dell’espressionismo astratto. Tuttavia la voglia di dipingere, disegnare e sperimentare non porta mai l’autore a trascurare l’impianto fortemente narrativo dei suoi fumetti. Le storie hanno sempre una trama definita, anche se sembrano più sceneggiature di opere teatrali che fumetti tradizionalmente intesi per il modo in cui trattano i personaggi, non soggetti con una personalità e un background alle spalle ma figure che compiono azioni in uno scenario delimitato”.

E’ proprio per questo che vi invito ad approfittare di questo pre-order, attivo fino a domenica 6 febbraio. Sarà almeno per un po’ l’unico modo di ordinare dall’Italia questo fumetto, un’opera che per una volta si allontana da tutto ciò che è di tendenza in un panorama – quello del fumetto “alternativo”, “underground” o che dir si voglia – in cui tutto assomiglia sempre più a se stesso. Ma pur nella sua unicità Meskin and Umezo, come le precedenti opere di English, non dimentica la “forma” fumetto e la storia del medium. Non è insomma sperimentalismo fine a se stesso. Nel 2016, rispondendo a un’intervista per il sito Broken Frontier in cui gli si chiedeva se il suo stile fosse una reazione al tradizionale modo di raccontare storie a fumetti, English ha dichiarato: “Mi sono sempre piaciuti i fumetti, al punto che non penserei mai di rifiutare la loro storia. In tutta onestà quando inizio una storia ho sempre l’ambizione di fare qualcosa di ‘tradizionale’ nello stile di un vecchio fumetto di Will Elder o qualcosa del genere, e poi la mia naturale mancanza di mezzi ha la meglio già dalla seconda vignetta e il progetto si trasforma in tutt’altro. Lo spirito punk rock delle fanzine e dei mini comics che leggevo nella seconda metà degli anni ’90 (come King-Cat) mi ha spinto ad accettare sin da subito qualsiasi forma assuma il mio lavoro. Mi è mancata anche una distinzione netta tra fumetti e libri d’arte durante la mia formazione – mia madre mi dava da leggere Tintin ma aveva anche in giro per casa delle monografie di Matisse, che adorava. In genere tutti i libri con delle immagini dentro erano molto rassicuranti per me da ragazzino, e a un certo punto i due mondi si sono confusi nella mia testa. Capisco che per le persone che si occupano di arte e quelle che si occupano di fumetto ci siano dei confini molto definiti, ma io non l’ho mai vista in questo modo”.

La dinamica di Meskin and Umezo è la stessa di altre opere di English. La conversazione densa e ripetuta tra i due protagonisti viene rappresentata dall’autore con una serie di soluzioni grafiche che ne costituiscono il contenuto ancor più dei dialoghi. Ammirando le pagine qui in basso, gentilmente offerte dallo stesso autore in anteprima, potrete vedere il modo in cui i corpi si moltiplicano per poi riunirsi in una nuova sintesi, esprimendo tutta la difficoltà (e la bellezza) delle interazioni umane.

Cliccate qui per prenotare Meskin and Umezo di Austin English entro il 6 febbraio.

Just Indie Comics Newsletter #1

E’ uscito con grande puntualità il #1 della newsletter cartacea di Just Indie Comics, nient’altro che un foglio formato A3 impaginato in bassa fedeltà e stampato fronte/retro. Questo lo stupefacente sommario: Best of 2021 / Generous Bosom e Ultrasound: intervista a Conor Stechschulte / Just Indie Comics Buyers Club / Speciale Italia: consigli per gli acquisti / Anteprima 2022/ BilBOlbul 2021 / Novità dalla distro.

Inoltre potrete trovare le risposte alle seguenti domande:

• Da quale orecchio non ci sento bene?

• Che gusti di gelato ho mangiato a Bologna?

• Quante virgole in più ci saranno nella versione in volume di Generous Bosom?

• L’influenza artistica viaggia nel tempo?

• Ma non doveva chiudere il Big Cartel di Just Indie Comics?

• Esiste lo yeti a forma di scroto?

• Chi ha paura di Virginia Woolf?

La newsletter viene inviata a tutti gli abbonati del Buyers Club e, fino a esaurimento scorte, anche a chi fa ordini sul Big Cartel di Just Indie Comics. Inoltre è possibile abbonarsi alla sola newsletter, al modico prezzo di 10€ spedizione inclusa. Con l’abbonamento si ha diritto a ricevere un anno di divertimento, ossia 4 numeri con cadenza trimestrale. Sinceramente un simile affare non l’ho mai visto e se non fossi io a farla ne approfitterei seduta stante. Se vi abbonate entro il 31 gennaio troverete nella vostra buca delle lettere già il #1, se invece vi abbonate da febbraio riceverete come prima spedizione il #2, in programma ad aprile. Per abbonarsi BASTA CLICCARE QUI.

10 fumetti che ho letto nel 2021

Solito Best Of dell’anno, come sempre influenzato dalle mie personalissime scelte di lettura e dai miei tantissimi pregiudizi. Quelli che seguono sono semplicemente i 10 fumetti migliori tra quello che ho letto nel 2021. A meno che non me ne sia dimenticato qualcuno.

Generous Bosom #4 di Conor Stechschulte (Breakdown Press) – Il capitolo conclusivo della serie di Conor Stechschulte non delude le attese, anzi, sbroglia una complicatissima matassa regalandoci pagine di grande fumetto. Non manca niente in questo quarto numero, da una trama elaborata a un approccio grafico dinamico che fa sfociare la tensione in tavole di grande impatto, fino a una conclusione che tende alla metanarrazione se non addirittura al filosofico. Per qualche informazione tecnica in più andatevi a vedere questo post di qualche mese fa. Inoltre sul #1 della newsletter di Just Indie Comics trovate un’intervista all’autore, quindi non fate i timidi e abbonatevi a questo link.

Osypno di CF (autoprodotto)  Qualche mese fa CF ha fatto uscire due albi gemelli di cui ho già parlato qui. Difficile sceglierne uno, ma dato che ho deciso di limitarmi a 10 fumetti seleziono Osypno per simpatia verso il cane protagonista e per il tono leggero da cartoon tendente all’assurdo: soltanto una delle cifre stilistiche di uno dei cartoonist più grandi di sempre. Non ho messo un link perché sono già esauriti e non credo torneranno disponibili. Se non vi volete perdere le prossime autoproduzioni di CF tenete d’occhio il suo sito.

Dédales #2 di Charles Burns (Cornelius)  E a proposito di grandi, come potevo omettere il #2 di Dédales di Charles Burns? Il capitolo iniziale lasciava un po’ spiazzati, dato che sembrava soltanto una lunga introduzione alla storia, peraltro con una somiglianza a Black Hole che sfiorava il citazionismo. Il #2 – di prossima pubblicazione per Coconino – chiarisce le intenzioni dell’autore, perché anche qui succede poco e niente. Ma tutto è fatto benissimo. Ora per il #3 ci sono due strade: o anche lì non succederà niente, o succederà di tutto di più come nelle precedente trilogia. In ogni caso, sono sicuro che sarà tutto bellissimo e che non ve lo dovete perdere per niente al mondo.

Crashpad di Gary Panter (Fantagraphics) – Il padre del fumetto punk viaggia nel tempo per realizzare un tributo agli anni ’60, con tanto di saggio/fumetto introduttivo. La storia principale è efficace nella sua essenzialità ma sono i disegni a colpire, esaltati dalla confezione. Crashpad è infatti un volume gigante che presenta le tavole originali a mo’ di artist edition, mentre il fumetto vero e proprio è il comic book inserito in una tasca attaccata alla seconda di copertina. Esaurito in pre-order per le solite bassissime tirature di Fantagraphics, uscirà nel 2022 nella semplice e molto più economica versione spillata.

Sunday #3-4 di Olivier Schrauwen (Colorama) – Numero doppio in cui continua l’epopea quotidiana e domestica di Thibault Schrauwen, presunto cugino dell’autore che qui vediamo impegnato dalle 11.30 alle 13.30, mentre fantastica su una vecchia amica e aspetta notizie della fidanzata di ritorno da un viaggio. I “fuori campo” – nel senso delle vicende dei comprimari che avvengono al di fuori della casa del protagonista – aggiungono varietà all’intreccio e danno l’opportunità all’autore di mettere in scena una trovata geniale dopo l’altra. Tanti hanno provato a imitarlo in questi ultimi anni ma Schrauwen è al momento il solo che può permettersi di fare fumetti del genere, in cui ironia, metanarrazione e una certa supponenza si fondono in uno stile unico. Tutti gli episodi sono attualmente sold out, quindi se lo avete perso dovete confidare in una ristampa o aspettare l’edizione in volume.

Plaza di Yuichi Yokoyama (Éditions Matière) – Faccio un piccolo strappo alla regola – ossia parlare solo di fumetti usciti quest’anno, senza considerare ristampe o traduzioni – perché davvero in pochi dalle nostre parti avranno visto la versione originale di Plaza, uscito in Giappone nel 2018 per 888 Books. Questa francese è dunque la prima edizione occidentale (o almeno credo). Yokoyama si lancia ancora una volta in uno dei suoi progetti assurdi, questa volta descrivendo per filo e per segno una sorta di parata che avviene in una piazza pubblica. Non c’è una trama vera e propria ma un susseguirsi di idee fuori di testa, rappresentate con uno stile che è sempre più idiosincratico e accompagnato dalle solite sparatissime onomatopee in giapponese. Un trionfo per gli occhi, e alla fine c’è anche un testo dell’autore (in francese) che spiega a cosa abbiamo assistito pagina per pagina. Devastante.

Tinfoil Comix #5 (autoprodotto) – Il primo numero di Tinfoil (di cui parlavo qui) mi ha trasmesso la stessa sensazione che mi diede Kramers Ergot #4: quella di trovarmi davanti a una nuova generazione di autori che potevano prendere il fumetto e rivoltarlo come un calzino. I numeri successivi dell’antologia curata da Floyd Tangeman non hanno deluso affatto le aspettative e così non può mancare in questa lista la quinta e conclusiva uscita. Nel contributo di Chris Farris c’è una bella frase che potrebbe descrivere questi fumetti: “Like an erased De Kooning in the back of my throat”. Se siete interessati alla vicenda tenete d’occhio quello che sarà a tutti gli effetti l’erede di Tinfoil, ossia Jaywalk, nuovo magazine pubblicato da Domino Books e curato dallo stesso Tangeman, che unirà gli artisti di Tinfoil con quelli della stessa Domino. Intanto qualche copia di questo #5 è ancora disponibile nel negozio di Just Indie Comics.

Pretty Flavours di J Webster Sharp (autoprodotto) – Tra l’horror, un erotismo tendente al morboso e qualche reminiscenza di Nina Bunjevac, è arrivata agli onori della cronaca J Webster Sharp, debuttante autrice britannica che è riuscita con le sue autoproduzioni a farsi notare anche oltreoceano. Finora ha pubblicato quattro albi, due quasi del tutto muti e basati su un approccio puramente visivo (Pretty Flavours, appunto, e Fondant), due invece narrativi e dai contenuti drammatici, in cui l’attenzione è sulla storia e il disegno è meno minuzioso (Sea Widow sulla morte del marito e Jade and Her Schizophrenia dal titolo che è tutto un programma). Dovendo selezionarne uno per questa Top Ten la mia scelta è caduta su Pretty Flavours, perché è il primo che ho letto e per come sviluppa originali sequenze narrative rette da associazioni di idee e da una logica tutta loro. 

Late in the Years di Henry Crane (autoprodotto) – Esordio folgorante e fatto in casa di un giovane autore statunitense. Per il resto non ho altro da aggiungere rispetto a quanto già detto in questo post. Ah, qualcosa aggiungo invece: ne trovate ancora qualche copia nel negozio online, approfittatene prima che sia troppo tardi.

Monsters di Barry Windsor-Smith (Fantagraphics) – Una scelta strana, lo so, in una lista dominata per lo più da fumetti underground, “alternativi” o persino autoprodotti. E invece ecco qui, arriva un titolo in odore di mainstream (la storia era stata pensata in origine per il comic book di Hulk) e anche l’unico già tradotto in Italia, per Mondadori con l’ovvio titolo di Mostri e un formato leggermente più piccolo dell’originale. Monsters è un epico melodramma di 360 pagine che unisce la Hollywood degli anni ’50 con Weapon X sfiorando spesso il polpettone. Ma potevo escludere da questa Top Ten uno dei miei disegnatori preferiti di quand’ero ragazzino che dopo oltre 30 anni è riuscito a raccontare la “sua” storia come voleva? E poi basta guardare i disegni per godere, consapevoli del fatto che Windsor-Smith dà una pista (anzi, diverse piste) a tanti sedicenti fumettisti di oggi.

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