De(a)t(h) Grymma Svärdet

Il titolo di questo post sembrerà criptico e illeggibile ma in realtà è un (brillante) gioco di parole per annunciare la chiusura di un’antologia che da un paio d’anni è diventata ospite fissa del Big Cartel e dei banchetti di Just Indie Comics. Ma innanzitutto guardiamo il filmato!

Ovviamente non c’era nessun filmato ma solo questa splendida e coloratissima copertina di Tara Booth tratta da Det Grymma Svärdet #43, un elegantissimo cartonato di 180 pagine rilegato in tela che replica il formato del #40. Anche i contenuti sono sulla stessa falsariga, perché all’interno troviamo un mix di fumetti di autori internazionali con l’aggiunta di qualche articolo: il tutto in svedese ma con un libretto di traduzioni in inglese allegato. Per leggere questo Det Grymma Svärdet #43 ci vuole un po’ di pazienza insomma, ma vi dico che ci si riesce persino da sdraiati, quindi in realtà non è poi così complicato.
Ultimo numero dicevamo, ma perché? La decisione era già stata anticipata dall’editor Fredrik Jonsson nel numero precedente dell’antologia. In sostanza, il motivo è legato all’inevitabile e triste destino delle antologie/riviste, un tipo di prodotto oggi poco premiato dai lettori, soprattutto se paragonato ai graphic novel. Jonsson è infatti il deus ex machina di Lystring Förlag, casa editrice svedese che pubblica in patria autori come Simon Hanselmann, Olivier Schrauwen, Tommi Parrish e tanti altri, trovando un soddisfacente riscontro di vendite. Det Grymma invece, pur beneficiando di finanziamenti statali, a malapena andava in pareggio, non riuscendo a volte nemmeno a recuperare i costi di stampa (i numeri hanno di volta in volta un formato e un concept diverso ma sono sempre ben confezionati) e il pagamento dei diritti agli autori.

Jerome Dubois

In attesa di un prossimo e già annunciato “best of” della serie, godiamoci intanto questo numero finale, disponibile da qualche giorno nel Big Cartel di Just Indie Comics. E vi assicuro che è uno dei migliori Det Grymma di sempre, curatissimo nell’editing e con più di qualche perla. Cito per esempio i contributi di Jerome Dubois, che apre e chiude le danze con due estratti dai suoi due libri gemelli, Citéville e Citéruine, usciti in Francia nel 2020 rispettivamente per Cornélius e Editions Matière, il primo con dialoghi e personaggi rappresentati in bianco e verde e tratti manga, il secondo che mostra le stesse situazioni in bianco e nero ma disegnandone solamente gli sfondi e le ambientazioni. Notevoli le 16 pagine di Louka Butzbach, che racconta la ribellione giovanile con colori tenui e atmosfere favolistiche. I figli di Werewolf Jones, Diesel e Jaxon, sono protagonisti delle due storie realizzate dal duo Simon Hanselmann e Josh Pettinger, che negli USA hanno già trovato spazio in alcune fanzine autoprodotte (occhio al loro Werewolf Jones & Sons Deluxe Summer Fun Annual, in uscita a luglio per Fantagraphics): entrambe divertentissime, con il picco raggiunto da Spit Game, una gara di sputi tra i due ragazzini che a un certo punto diventa una gara di schizzi (vabbè, se conoscete Hanselmann già sapete dove si va a parare). Altri pezzi forti sono le 16 pagine a firma Teddy Goldenberg con atmosfere stranianti degne del suo recente City Crime Comics, Anna Haifisch che in 1992 ricostruisce le visite allo zoo di Lipsia in compagnia della madre con un tratto più spesso rispetto al passato e decisamente interessante (dalle parti del Joe Kessler del bellissimo Le Gull Yettin/Måsvarrelsen), Marko Turunen (ricordate il suo La morte alle calcagna per Canicola?) che in bianco, nero e verde ci regala un pezzo focalizzato più sulle atmosfere che sulla trama, con protagonisti una suora fotografa, un tizio incontrato alla fermata dell’autobus e una specie di robot che officia un funerale. Mancano da citare i contributi di HTMLflowers, Nathan Cowdry, Melek Zertal, Sara Kupari e una pagina a firma Tommi Parrish ma insomma, avete capito che il livello è alto e che questo numero di Det Grymma Svärdet riesce ampiamente nel tentativo di mettere insieme lavori fuori dagli schemi, capaci di restituirci un po’ di fiducia nei confronti del fumetto “alternativo” contemporaneo.

Anna Haifisch

Per quanto riguarda i pezzi scritti, non ha molto senso approfondirli in questa sede, dato che tutti e quattro sono soltanto in svedese, senza traduzione. Peccato soprattutto per l’intervista di Robert Aman a due degli autori di Historieboken, un best seller a fumetti svedese degli anni ’70 che rilegge la storia dell’Occidente in chiave marxista. E’ invece tradotto il testo illustrato di Jaakko Pallasvuo, sullo stile dei contenuti che il fumettista finlandese sta pubblicando di recente su Instagram. Il tema caldo dell’intelligenza artificiale viene usato per tornare sul concetto di automazione e sul ruolo dell’artista nel mondo contemporaneo, con la definizione di arte come “una sorta di sviluppo lineare che segue in parallelo la tecnologia, la politica e la storia” che mi sembra davvero il modo migliore per chiudere un dibattito complesso quanto a volte fine a se stesso. Per leggere il testo completo potete appunto ordinare Det Grymma Svärdet #43 nel Big Cartel di Just Indie Comics, dove trovate anche qualche numero arretrato di una delle più riuscite antologie internazionali degli ultimi anni.

Teddy Goldenberg

10 fumetti (circa) del 2022

Solita lista – approssimativa, parziale, idiosincratica – dei fumetti migliori che ho letto nel 2022. Prendetela come sempre con le pinze, perché viene dal mio piccolo angolo di mondo. E il “circa” è dovuto al fatto che in realtà sono 11, ma mi sono preso la libertà di considerare i due numeri di Crickets di Sammy Harkham usciti quest’anno come un unico fumetto. Ok, adesso bando alle ciance e cominciamo, in ordine alfabetico.

2120 di George Wylesol (Avery Hill/Coconino) – Autore statunitense (di Philadelphia) ed editore londinese per questo librogame concettuale, a metà tra fumetto e videogioco, già uscito in italiano per Coconino. Non aggiungo altro perché ne ho parlato in questo post.

Crickets #7 e #8 di Sammy Harkham (Secret Headquarters) – Chi è abbonato alla newsletter di Just Indie Comics (piccolo spazio pubblicitario: se non lo siete potete rimediare immediatamente QUI) non ce la fa più a sentirmi parlare di Sammy Harkham e del suo Crickets. La storia lunga che si è conclusa nel #8, Blood of the Virgin, sarà raccolta in volume da Pantheon nel 2023 ed è candidata a imperversare nelle classifiche dell’anno prossimo. Ma qui a Just Indie Comics arriviamo prima degli altri e quindi in questa lista trovate già uno dei migliori fumetti del 2023! Per il resto non ho voglia di riscrivere sempre le stesse cose, quindi se non avete proprio idea di cosa si parli potete leggervi questa recensione di Crickets #4 datata 2015. Ah, vi segnalo anche che quest’anno è uscita sempre per Secret Headquarters la ristampa della storia pubblicata nel 2019 da Harkham su Kramers Ergot 10 (ne avevo parlato da queste parti), sotto forma di Crickets Colour Special #1: ne trovate qualche copia nel negozio online di Just Indie Comics (i Crickets sono invece tutti esauriti, ahimè).

Five Perennial Virtues #12 di David Tea (autoprodotto) – Ognuno ha le sue perversioni e la mia (o meglio, una delle tante) si chiama David Tea, autore misterioso e inclassificabile di albetti autoprodotti in bianco e nero altrettanto misteriosi e inclassificabili. Rubo da me stesso, sperando di non farmi causa da solo in un momento di schizofrenia, riportando quanto scritto nel #4 della newsletter: “Un altro fumetto che vi consiglio caldamente è Five Perennial Virtues #12, il nuovo numero – inedito, autoprodotto e datato giugno 2022 – dell’inclassificabile serie di David Tea rilanciata prima con alcune ristampe e poi con storie realizzate ex novo dopo diversi anni di stop. Sono fumetti che i più si limiterebbero a definire “disegnati male” ma chi come me si è già seduto al Bronze Table of the Blade Masters avrà tutt’altra idea. Stavolta il misterioso autore ci porta in un futuro distopico in cui l’uomo ha colonizzato Marte mentre dei ragni marziani sono arrivati sulla Terra per diffondere una pozione curativa che in realtà – scopriremo a un certo punto – tiene sotto scacco gli esseri umani. Dai ragni fugge il protagonista Dave, che insieme alla bella Pearl prende un treno diretto verso il futuro dopo essere stato opportunamente consigliato dagli Antichi dei miti di Cthulhu. Il tutto è inframmezzato come sempre da momenti di pura saggistica con riflessioni sull’Apocalisse di San Giovanni, la simbologia dei tarocchi e la nascita della fantascienza. E forse mi dimentico pure qualcosa”.

Keeping Two di Jordan Crane (Fantagraphics/Oblomov) – Pubblicato negli USA da Fantagraphics, il nuovo fumetto di Jordan Crane è anche il primo a uscire in italiano. Crane riesce a trarre da un banalissimo intreccio momenti di puro ed esaltante fumetto, in cui è soprattutto la forma a compiere il miracolo di emozionare il lettore: sfida solitamente difficilissima, ma che a lui riesce con disarmante semplicità. E il finale filosofico, anzi direi addirittura metafisico, non fa che confermare l’essenza puramente metanarrativa dell’opera, una sorta di saggio sulle infinite potenzialità del medium.

Måsvarrelsen di Joe Kessler (Lystring Förlag)  E a proposito della forma che determina il contenuto, quasi a ricordarci che nel fumetto l’abito E’ il monaco, cosa dire di questo fumetto muto di Joe Kessler, capace di raccontare una storia densissima senza una sola parola e utilizzando come strumenti narrativi il segno e il colore? E soprattutto perché dire altro quando ho già detto un po’ di cose in questo post? E se volete procurarvelo ne trovate ancora qualche copia nel Big Cartel di Just Indie Comics.

Meskin and Umezo di Austin English (Domino Books)– Alcune delle opere scelte per questo Best Of sfidano le dinamiche di mercato e le convenzioni formali del fumetto contemporaneo, cercando di portare il medium verso nuove direzioni. Ma se tra tutti devo scegliere un autore che si è spinto ben oltre i confini della consuetudine beh, questo è sicuramente Austin English, che ha pubblicato in proprio con la sua Domino Books un fumetto alieno sin dall’impaginazione, con le tavole incastonate in una cornice come se si trattasse di un catalogo d’arte. Meskin and Umezo è un’opera talmente personale da risultare in alcuni passaggi di difficile comprensione, ma rimarrà negli annali come un monolite capace di ricordarci che il fumetto, al pari di tutte le altre arti, non può assoggettarsi a set di regole o libretti di istruzioni. Avevo speso qualche parola in più in questo post, in occasione del pre-order del libro.

Mr. Colostomy di Matthew Thurber (Drawn and Quarterly) – Chi conosce i fumetti di Matthew Thurber (1-800-MICE, Infomaniacs, Art Comic: tutti e tre consigliatissimi) sa già che il cavallo parlante Mr. Colostomy è uno dei personaggi ricorrenti delle sue storie, capace di apparire quando meno te l’aspetti. Qui Drawn and Quarterly raccoglie le strisce realizzate da Thurber tra il 2017 e il 2019 nei bar, nei locali o comunque in luoghi pubblici, per lo più a Brooklyn, in cui Colostomy è assoluto protagonista e impegnato a risolvere misteri sempre più assurdi. Le trame si sviluppano striscia dopo striscia ma spesso vengono lasciate in sospeso e rimangono persino senza una conclusione. Non c’è niente di premeditato in questo divertentissimo volume: sono solo vignette scritte di getto, a volte su quaderni o tovaglioli, in un alternarsi di situazioni che potrebbero essere state spunto per almeno altre 1000 storie e in un’altalena di soluzioni grafiche, tanto che si passa da tavole a colori ad altre in cui il disegno è soltanto abbozzato o la linea è tremolante. Un libro quasi impensabile viste le esigenze del mercato di oggi, e che per questo ci piace ancora di più.

Swag #4 di Cameron Arthur (autoprodotto) – Il fumetto che consiglio a tutti ma che non compra praticamente nessuno. A Lucca l’ho fatto vedere a decine di persone ma alla fine della fiera mi sono reso conto di non averne venduta neanche una copia. Eppure è davvero un bel fumetto. Se volete saperne di più (ma viste le premesse, non credo) ne ho parlato in questo post.

The Path Away di Kevin Hooyman (Magma Bruta) – Ho conosciuto i ragazzi di Magma Bruta, due portoghesi trapiantati ad Amburgo, al Crack! di quest’anno e sono rimasto abbagliato dalla qualità e dalla confezione delle loro produzioni. Questa è dello statunitense Kevin Hooyman, già noto per la serie Conditions on the Ground e che qui realizza un fumetto autoconclusivo su un uomo che vive da solo in mezzo alla natura con il suo gatto. Tutto scorre tranquillo e senza sussulti finché cominciano a succedere strani fatti e un giorno il gatto esce per dirigersi spedito chissà dove… Ok, forse non ho reso benissimo l’idea e mi rendo conto che detta così sembra una storia come tante, ma vi assicuro che siamo davanti a un piccolo fumetto perfetto, poetico e profondo, disegnato divinamente e stampato altrettanto bene. Procuratevene una copia finché siete in tempo perché un uccellino mi ha detto che la tiratura è in via di esaurimento.

Time Zone J di Julie Doucet (Drawn and Quarterly) – Il ritorno al fumetto, personalissimo e fuori dagli schemi, di una delle più grandi cartoonist di tutti i tempi. Non ne sapete ancora niente? Allora vuol dire che non avete letto questa pseudo-recensione di qualche mese fa.

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Le prime pagine di “Anti Baby” di Karla Paloma

Karla ha 34 anni, è danese e abita a Berlino insieme al suo cane Lilsky e all’ex fidanzato italiano, Francesco, che ha a sua volta un cane di nome Dexter. Karla è sposata con Bue, ma i due hanno una relazione aperta e non vivono neanche insieme. La telefonata della sua amica Astrid, che le annuncia di essere incinta, è solo il primo di tanti eventi che sembrano cospirare contro Karla, che non ha mai voluto saperne dei bambini. E così, quando si rende conto che tutte le sue amiche sono già diventate mamme o sono in procinto di farlo, decide di scappare da Berlino e tornare a Copenaghen per qualche giorno. Ma anche lì si troverà circondata dai ragazzini e anzi, dovrà pure sopportare i discorsi della madre, sul genere “datti una mossa che alla tua età è ora di fare un figlio”. Se aggiungiamo che persino il suo cane le dice che ormai “non è proprio giovanissima”, ecco qua che la frittata è fatta e le paranoie su età, maternità e quant’altro cominciano a tormentare la povera Karla…
Volete sapere come andrà a finire? Allora non vi resta che leggere Anti Baby, fumetto autoprodotto di Karla Paloma, di cui qui sotto potete vedere le cinque pagine iniziali. Anti Baby è uno dei fumetti del Buyers Club 2023 e se volete riceverlo con la prima spedizione di gennaio basta abbonarsi QUI entro il prossimo 31 dicembre. Intanto, buona lettura.

Just Indie Comics Buyers Club 2023

Il Just Indie Comics Buyers Club supera anche il fatidico settimo anno, l’inflazione, la crisi energetica e il Qatar tagliando il traguardo dell’ottava edizione, appena lanciata su Big Cartel. L’abbonamento 2023 sarà per modalità e costi identico a quello dello scorso anno, con un’unica formula che prevede l’invio con cadenza trimestrale (a gennaio, aprile, luglio e ottobre) di un fumetto e del nuovo numero della newsletter. Non torno quindi sui miei passi ma confermo il format 2022. D’altronde l’ultima edizione ha segnato il record di abbonamenti e squadra che vince non si cambia anzi, dirò di più, l’attaccante che fa gol va sempre messo in campo. Anche perché si tratta di un affarone degno di una televendita: con un semplice pezzo di carta arancione da 50€ vi troverete ogni tre mesi nella buca delle lettere un fumetto scelto da me che normalmente nessuno comprerebbe – in lingua inglese, autoprodotto o pubblicato da un piccolo editore – e una newsletter piena di digressioni senza senso. Che volete di più dalla vita?

Attenzione però che in realtà quest’anno una piccola novità c’è. Grazie infatti all’iniziativa Choose Your Own Comic potrete decidere direttamente VOI il primo fumetto del Buyers Club tra due diverse opzioni, segnalando quella preferita al momento dell’acquisto sul Big Cartel di Just Indie Comics. La prima opzione è The Essential Spread Love, un best of dell’omonima rivista canadese che da qualche tempo mette insieme un po’ di volti noti dell’underground di oggi e di ieri con qualche talento emergente. Il tutto è realizzato con un approccio dissacrante e trasgressivo, tanto che l’antologia è piena di sesso, vomito, voyeurismo, ubriachezza molesta e quant’altro: insomma, tutte cose ormai difficili da trovare nei fumetti perbene che girano oggi. Per quanto riguarda i nomi troverete, dietro una copertina di Peter Bagge, fumetti di Mike Diana, Pat Moriarity, Noah Van Sciver, Glenn Head, J Webster Sharp, illustrazioni di J.R. Williams, Sophie Crumb, Rebecca Morgan e tanto altro.

La seconda opzione è Anti Baby di Karla Paloma, albo autoprodotto in cui l’autrice danese residente a Berlino racconta con un tagliente bianco e nero le sfighe quotidiane del suo alter ego, tra le litigate con il coinquilino italiano, le amiche diventate mamme e l’ossessione di tutti quelli che la circondano per la maternità, fino a un rocambolesco e divertentissimo finale. Anti Baby è stata una delle migliori scoperte (almeno per me) del Crack! di quest’anno e ho così pensato di procurarmi qualche copia in più del fumetto per proporlo a voi futuri abbonati.

Per concludere vi ricordo che l’abbonamento al Buyers Club è disponibile fino al prossimo 31 dicembre, poi si chiuderà e non sarà più possibile iscriversi. Se state leggendo queste righe ma non siete residenti in Italia e vivete in Europa, potete comunque abbonarvi cliccando sull’apposito link in basso. Se vivete in un altro paese, tipo Saint Kitts e Nevis, provate a scrivermi e vedrò di trovare una soluzione apposta per voi. E vi dirò di più, se il Buyers Club non vi interessa potete anche abbonarvi soltanto alla newsletter: l’iscrizione in questo caso non ha scadenza, parte dal primo numero utile e costa 10€ per 4 numeri. Via ai link, dunque, e buona lettura.

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“2120” di George Wylesol

La collana Brick curata da Ratigher per Coconino si arricchisce di un nuovo volume che oltrepassa i confini del fumetto propriamente detto. Già il titolo d’esordio, Eldorado di Tobias Tycho Schalken, aveva sfidato le convenzioni proponendosi come un insolito mix tra una raccolta di storie brevi e un catalogo d’arte. 2120 di George Wylesol va anche oltre, dato che è una sorta di “avventura grafica” che ricorda da una parte i videogiochi punta e clicca alla Doom (l’uso della soggettiva e il movimento nello spazio) e dall’altra  le produzioni Lucasfilm come Maniac Mansion, Zak McKracken o Monkey Island. Non un semplice librogame a fumetti dunque, dove il lettore interpreta il protagonista limitandosi a decidere se andare alla pagina X o alla pagina Y, ma piuttosto una narrazione interattiva in cui tra una miriade di corridoi, porte e stanze ci sono indizi da raccogliere e rompicapi da risolvere: pena rimanere bloccati o ritrovarsi a girare in tondo senza riuscire a uscire né a tornare indietro. Il lettore si troverà davanti diverse tipologie di scelte o enigmi: dovrà quindi decidere se andare a destra o a sinistra, se aprire una porta o l’altra, se guardare un dettaglio in fondo a una stanza o tornare indietro e, nei casi più complessi, dovrà inserire una sorta di codice per aprire un lucchetto o fare login su un computer. I codici sono nascosti nelle pagine precedenti, o a volte in quelle successive, e non sono sempre facili da estrapolare. Comunque coincidono con il numero di pagina in cui prosegue l’avventura: per esempio se un lucchetto si apre con il codice 123, si dovrà andare a pagina 123. Non tutti gli enigmi sono di facile soluzione: se a volte basta trovare un numero da inserire poco dopo, altre bisogna dedurre il codice da una serie di indizi. Per questo vi consiglio di prendere appunti, utilizzare segnalibri o persino fotografare qualche pagina di particolare importanza. Io l’ho capito dopo la prima lettura, che si è risolta in un nulla di fatto. E anche con le dovute accortezze al tentativo successivo mi sono bloccato e ho dovuto barare per andare avanti. Ma io non faccio testo: sono una schiappa con gli enigmi, gli indovinelli e i giochi in genere e se provate a regalarmi una copia della Settimana Enigmistica scappo a gambe levate.

Ma torniamo al fumetto in questione. Perché 2120 innanzitutto? Il titolo, per quanto evocativo e capace di farci pensare a un futuro o a una sorta di distopia del nostro presente (come un anagramma di 2021), si riferisce in realtà al civico di McMillan Drive dove il tecnico 46enne Wade Duffy è stato chiamato per riparare un computer. Apparentemente si tratta della sede della DAC, un’azienda dove Wade era già passato una settimana prima senza che nessuno si degnasse di aprirgli la porta. E anche stavolta le cose non vanno diversamente, anzi, fuori c’è ancora l’avviso lasciato in precedenza da Wade. Ma il nostro alter ego non si arrende e trova il modo di entrare nell’edificio. Peccato che, appena varcata la soglia, la porta si chiuda dietro di lui. Dentro lo stabile è enorme, sporco, evidentemente in disuso ma soprattutto vuoto. Ed è proprio il vuoto l’altro protagonista di 2120, o meglio ancora l’antagonista nostro e di Wade: il vuoto di un edificio deserto, dall’aspetto ordinario ma non per questo meno angosciante, che assume prima i colori di un giallo tenue per poi passare agli spazi bui e neri del sotterraneo. In questo vuoto totale una qualsiasi ombra, o persino un foglio accartocciato in un angolo, possono essere al tempo stesso una possibilità di salvezza – una via d’uscita – o una minaccia, un presagio di qualcosa di brutto che ci sta per accadere. Nostro compito è quello di avere la meglio sul vuoto trovandovi una spiegazione o al limite tornando indietro al momento fatale, quello in cui abbiamo varcato la soglia del 2120 di McMillan Drive. Il nostro Wade è come un astronauta nello spazio, alla ricerca di forme di vita o, se le cose si mettono male, semplicemente alla ricerca del modo più rapido e indolore di tornare alla propria astronave.

2120 è un fumetto potentissimo, con un’idea forte sviluppata fino in fondo e in cui tutto trova una spiegazione: basta non scoraggiarsi e leggerlo per intero, perché, nonostante abbia la struttura di un librogame, 2120 va letto tutto, senza lasciarsi sfuggire una sola delle sue quasi 500 pagine. I temi e le soluzioni formali già adottate da Wylesol in Ghosts, Etc. e Internet Crusader trovano qui il loro compimento, creando un unicum inscindibile tra forma e contenuto, come solo i grandi fumetti riescono a fare. I disegni, evidentemente tutti in digitale, sono realizzati con uno stile geometrico, asettico, in bassa fedeltà, finalizzato sia a restituire la sensazione di giocare con un videogioco vintage che a inquietare il lettore. E sulla forma aggiungerei qualcos’altro, visto che ci sono. A prima vista 2120 mi lasciava un po’ perplesso, perché non mi sembrava una grande idea unire la soggettiva – già una scelta azzardata – all’uso quasi totalizzante della splash page (le vignette sono presenti soltanto nelle ultime pagine). Ora, io non sono un tradizionalista ovviamente, anzi direi che amo la sperimentazione, ma quando la splash page viene utilizzata insieme alle didascalie annullando la stessa idea di sequenzialità che dovrebbe essere alla base di ogni fumetto che si rispetti, beh, lì storco un po’ il naso. E’ in questi casi che mi sembra di stare davanti a un graphic novel, cioè a un “romanzo grafico” appunto, che potrebbe essere un’espressione perfetta per definire qualcosa che non è del tutto fumetto, o forse un particolare tipo di fumetto (e non una qualsiasi storia autoconclusiva in volume). Ma Wylesol utilizza un processo ben diverso: la sequenzialità è infatti data dal movimento a cui assistiamo pagina dopo pagina, tanto che alcuni blocchi potrebbero sembrare degli insoliti flip book in soggettiva. Le splash di 2120 non sono immagini statiche catturate in un attimo fermo nel tempo ma per lo più “maxi-vignette” collegate l’una all’altra secondo una precisa idea di sequenzialità, in modo da mostrare gli spostamenti nello spazio del lettore/protagonista e da creare movimento. L’autore dimostra così una grande conoscenza e padronanza del medium e del suo linguaggio, perché lo piega alle sue esigenze – creare un fumetto diverso – mantenendone viva l’essenza. E creando così un’opera per tutti ma che i “grandi lettori” (di fumetti) ameranno e apprezzeranno ancora di più.

Just Indie Comics a Lucca

Per la prima volta Just Indie Comics approda a Lucca Comics & Games. Ci troverete allo stand di Rulez, al Padiglione Napoleone, con una selezione di fumetti dalla distribuzione e nuovi arrivi freschi freschi per l’occasione. Potrei iniziare qui un discorso sul perché saremo a Lucca ma in realtà non lo so nemmeno io, quindi figuratevi se riesco a spiegarlo a voi. Vi dico invece cosa avremo, ossia solo libri in lingua inglese, sia di editori americani come Fantagraphics, Drawn & Quarterly, Floating World, Uncivilized Books che di piccole realtà come Domino Books, Deadcrow, Bubbles. Inoltre ci saranno diverse produzioni europee, come i fumetti di The Mansion Press, Kuš!, Lystring Förlag, Ion. Volete qualche titolo? Ok, allora pesco dal mucchio Time Zone J di Julie Doucet, Parallel Lives di Oliver Schrauwen, Free Shit di Charles Burns, City Crime Comics di Teddy Goldenberg, i nuovissimi Dream of the Bat di Josh Simmons e Wet Market #1 di Johnny Ryan, i più recenti numeri dell’antologia lettone š! e gli ultimi mini kuš, l’antologia horror Vacuum Decay, un po’ di Frontier della Youth in Decline, svariati numeri della fanzine Bubbles, altre antologie come TinfoilCowlickJaywalk Reptile HouseSwag di Cameron Arthur, Nash di Johan Nørgaard Pedersen, Måsvarrelsen di Joe Kessler e tanto tanto altro. Cercateci dunque da Rulez, ci saremo tutti i giorni dal 28 ottobre all’1 novembre ma chi primo arriva i migliori fumetti trova.

“Swag” di Cameron Arthur

In attesa dell’ultimo invio del Buyers Club 2022, previsto a ottobre, ritorno sul protagonista della spedizione di luglio, ossia Cameron Arthur, fumettista texano 22enne che da qualche anno si autoproduce la serie Swag. Ci torno su anche perché nel Big Cartel di Just Indie Comics sono disponibili alcune copie del #3 e del #4 di Swag, che rappresentano – a mio modesto parere – tra le migliori autoproduzioni uscite di recente dall’underground statunitense.

Cameron Arthur si è formato alla scuola di Frank Santoro, prima per corrispondenza (uno dei fumetti contenuti su Swag #2 era stato creato per la Comics Workbook Composition Competition del 2016) e poi di persona, dato che è andato a Pittsburgh per studiare dall’autore di Storeyville e Pompei. L’influenza delle teorie di Santoro è evidente in Swag #3, che usa elementari soluzioni formali per sviluppare due narrazioni parallele alternate a blocchi di due pagine. Da una parte abbiamo la vicenda di Donald, che si sveglia una mattina senza un alluce, e dall’altra quella dello stesso dito antropomorfo che cerca di cavarsela per conto proprio, finendo coinvolto in un fattaccio di cronaca nera. La prima è raccontata con una griglia fissa di 6 vignette interamente in rosso, la seconda con una griglia a 9 colorata di blu. Il risultato è paradossale ma anche straniante e a tratti disturbante. L’abilità di Arthur è quella di cercare l’assurdo non per strizzare l’occhio al lettore, come è abitudine dei fumettisti “alternativi” contemporanei, ma per generare stupore, confusione, turbamento. Peraltro con una buona dose di ironia, che non guasta mai.

Anche nel secondo fumetto di Swag #3 succede lo stesso. La griglia stavolta è di 4 vignette e i colori usati sono il bianco, il nero e il rosso. Old Dog è incentrato su un gruppo di amici con il vizio della droga: uno di loro si è appena suicidato, l’altro spaccia ma spesso si tiene la coca per sé, un altro ancora vuole sempre sniffare e fare festa. Sono solo 17 pagine con una trama appena abbozzata e un finale che non può veramente definirsi tale, ma alla fine l’effetto è lo stesso che in Big Toe, tanto che non possiamo annoverare l’albo in un genere specifico né definirlo ironico o drammatico. E il superamento dei concetti di “genere” e “tono” del racconto non sono cosa da poco per un autore che, quando ha creato questi fumetti, era a cavallo dei suoi vent’anni.

Swag #4, scritto e disegnato tra febbraio e dicembre 2021 e pubblicato nel 2022, alza ulteriormente l’asticella. E’ questo l’albo che ho scelto per il Buyers Club, uno dei fumetti che mi è piaciuto di più negli ultimi tempi. L’albo, sempre formato magazine e su carta patinata come il precedente, è stavolta in un bianco e nero nettissimo, che non lascia spazio nemmeno a un accenno di grigio. All’interno troviamo una sola storia, intitolata Night. La griglia è più stretta ma anche meno rigida, perché di tanto in tanto Arthur si prende la libertà di rompere la struttura a 12 con qualche soluzione sviluppata in orizzontale. I disegni essenziali, che ritraggono i personaggi per lo più su sfondo bianco, sono totalmente funzionali al racconto e ricordano quelli di Paper Rad, la cui sensibilità pop viene però azzerata dalla totale assenza di colore. Per quanto riguarda i contenuti, l’ironia si asciuga rispetto alle storie precedenti per favorire l’analisi dei rapporti interpersonali e l’introspezione. La storia è incentrata sulla riunione di una famiglia texana, con i tre figli che vanno a trovare i genitori. In più ci sono i partner di due di loro, oltre a un vicino di casa il cui sguardo da esterno è inevitabilmente simile a quello del lettore. Come nella più classica delle situazioni, segreti vengono svelati, vecchie ruggini tornano a galla e il dramma viene sfiorato. I dialoghi sono ricchi e autentici, salvo poi arrivare a un punto in cui – in vignette memorabili – i personaggi se ne escono con frasi fatte degne di una soap opera. Ma le pronunciano sempre con sguardo vuoto, stralunato e smarrito, tanto da risultare più ridicoli che drammatici.

E’ incredibile come in 48 pagine questo giovane fumettista riesca a delineare in modo così preciso i diversi caratteri e soprattutto ad affrontare temi di non poco conto che fanno parte della storia di qualsiasi famiglia occidentale, con i figli che se ne vanno di casa, i genitori che diventano vecchi, nuove coppie che si formano, bambini che nascono, tradimenti, incomprensioni, l’alcolismo che diventa l’unico modo per affrontare tutto ciò. Lo ripeto, sono solo 48 pagine ma dentro c’è molto di più di quello che siamo abituati a trovare nella gran parte dei voluminosi graphic novel contemporanei. Night è una storia avvincente e raccontata egregiamente, contenuta in un albo spillato che ti puoi comodamente portare in bagno, senza prenderti un giorno di ferie per riuscire a leggerlo. Che volere di più da un fumetto?

Trovate i due numeri di Swag di cui ho parlato nel negozio online di Just Indie Comics: qui c’è Swag #3 e qui Swag #4. Vi segnalo inoltre: a) che nel #3 della newsletter cartacea di Just Indie Comics trovate un’intervista a Cameron Arthur; b) che se fate un ordine dal sito vi dovrebbe arrivare anche la newsletter (fino a esaurimento scorte); c) che se non volete perdere neanche un numero potete andare qui e abbonarvi alla newsletter a soli 10€ all’anno.

Crack! + Newsletter #3 + Storie zitte

Dopo due anni di stop causa pandemia torna il Crack!, il festival di fumetti dirompenti che porta l’arte stampata e disegnata al Forte Prenestino di Roma. Da giovedì 23 a domenica 26 giugno mi troverete lì con il mio tavolo pieno di fumetti americani, italiani e non solo. Cosa avrò di preciso non ve lo dico, anche se per farvi un’idea potete dare un’occhiata alla foto qui sotto.

Per il resto vi lascio la sorpresa di venirmi a trovare. E ovviamente guardatevi anche in giro, al Crack! c’è sempre una grande offerta di fumetto italiano e internazionale, spesso sotterraneo e misconosciuto, quindi troverete sicuramente pane per i vostri denti. Per esempio ho saputo che da San Francisco arriveranno due autori del collettivo Deadcrow, di cui ho parlato più volte da queste parti a proposito dell’antologia Tinfoil e di cui potrete acquistare le nuove pubblicazioni. Il resto lo trovate sul sito del Crack!, che è nella sua incarnazione Vudu quest’anno.

Chi viene al festival avrà anche la possibilità di avere in omaggio il #3 della newsletter di Just Indie Comics, in uscita per il festival in ben 400 copie invece delle solite 100. In questo numero della newsletter troverete una presentazione del progetto Just Indie Comics (per i malcapitati che ancora non ne sanno niente), una riflessione sull’eterno tema serial vs. libro a fumetti che parte da due volumi letti di recente (Crash Site di Nathan Cowdry e Nessun altro di R. Kikuo Johnson) passando per Love and Rockets e Crickets di Sammy Harkham, un articolo sul Crack! appunto, un focus sul nuovo fumetto del Just Indie Comics Buyers Club ossia Swag #4 di Cameron Arthur (autore della vignetta in copertina) e le ormai classiche sezioni dedicate alle novità della distribuzione e ai consigli per gli acquisti. Per chi non sarà al Crack non disperate: è possibile abbonarsi alla newsletter proprio a partire da questo #3 cliccando su questo link: https://justindiecomics.bigcartel.com/product/abbonamento-just-indie-comics-newsletter. L’abbonamento costa 10€ spedizione inclusa, dura un anno e dà diritto a ricevere 4 numeri con cadenza trimestrale.

Chiudo con un aggiornamento dell’ultima ora, visto che le copie sono arrivate tra le mie mani poco fa. Tra i fumetti disponibili al Crack! al tavolo di Just Indie Comics ci sarà anche Storie zitte di Simone Angelini edito da Ifix, elegante volumone che raccoglie 22 narrazioni mute (ma si capiva già dal titolo, no?) realizzate dal fumettista pescarese noto ai più per Anubi, Malloy, 4 vecchi di merda e altri titoli su testi di Marco Taddei. Qui Angelini si mette in proprio, non scrive nel senso più stretto del termine ma dirige con sapienza cinematografica queste brevi storie che sembrano estemporanee ma che in realtà nascondono temi e personaggi in comune… Io me lo sono già gustato e vi posso dire che vale assolutamente la pena mettere le mani su questo autentico UFO del fumetto italiano.

“Time Zone J” di Julie Doucet

Giusto qualche riga per segnalarvi un nuovo fumetto di Julie Doucet: si chiama Time Zone J ed è uscito da qualche settimana per Drawn & Quarterly. Presentato come il “ritorno al fumetto” dell’autrice di Dirty Plotte, questo bel paperback di 144 pagine è in realtà un’opera sperimentale e unica nel suo genere come lo erano già stati 365 Days (2008) e Carpet Sweeper Tales (2016). Ma si sa, il marketing oggi è tutto e così via, diciamo pure che “Time Zone J is Julie Doucet’s first inked comic since she famously quit in the nineties after an exhausting career in an industry that, at the time, made little room for women”. Così ci mettiamo dentro pure un po’ di tematica di genere che di questi tempi non guasta mai, anche se in realtà c’entra poco e niente sia con la decisione della Doucet di lasciare i fumetti sia con questo libro qui.

Ma vabbè, lasciamo stare queste inutili beghe. E diciamo piuttosto che Time Zone J è un’altra geniale opera di un’artista a tutto tondo a cui il titolo di fumettista sta sin troppo stretto. Si tratta di un autentico flusso di coscienza disegnato, un memoir raccontato con una sola lunghissima tavola, con le pagine che vanno a confluire l’una nell’altra senza soluzione di continuità. Per rafforzare questa idea il volume è rilegato con le pagine doppie, in modo da lasciare bianco il retro di ognuna, tanto che verrebbe quasi voglia di distruggere la rilegatura e aprire il tutto a mo’ di leporello. Non ci sono vignette ma solo una splash page dopo l’altra, alimentate nella loro densità da quell’horror vacui a cui la Doucet già ci aveva abituati da un certo punto in poi su Dirty Plotte.

La trama attinge dai diari della fumettista da giovane, raccontando la storia a distanza con un soldato francese sul finire degli anni ’80. A interfacciarsi con il lettore è la Doucet di oggi, disegnata in primo piano o di profilo, ossessivamente onnipresente sulla pagina in molteplici e ripetute incarnazioni, perché a contare è più l’atto del ricordo e della creazione artistica nel presente che le vicende ormai appartenenti a un lontano passato. Intorno all’autrice/protagonista si concentrano personaggi famosi, animali, testi di canzoni, gli immancabili resoconti dei sogni, come se stessimo sbirciando in un diario o in uno sketchbook. Nelle prime pagine appare anche un primo piano delle parti basse della Doucet, con tanto di flusso mestruale che innaffia la pagina di inchiostro, a ricordare uno dei suoi primi fumetti, la celebre Heavy Flow.

La trama è solo un pretesto e poco importa rispetto all’oggetto inclassificabile che la Doucet riesce mettere nelle mani del lettore. Il suo percorso mi ricorda quello di un altro grandissimo, Gary Panter, perché come lui la Doucet è un’autrice che di fumetti ne ha fatti (e di bellissimi) ma che non è più riuscita a stare ferma, a rispettare le regole e i ritmi di un’arte e di un’industria spesso troppo autoreferenziali e fossilizzate su se stesse. Ed è proprio il fatto di essere ai margini di quest’industria, o addirittura totalmente fuori, da permettere a questi artisti di creare opere uniche e memorabili. Come Time Zone J, appunto.

 

Just Indie Comics all’ARF!

Se la memoria non mi inganna risale addirittura al dicembre del 2019 l’ultima volta che Just Indie Comics ha avuto uno spazio tutto suo a un festival di fumetto. Ebbene, dopo quasi 2 anni e mezzo torno finalmente in pista all’ARF!, ovviamente a Roma, da venerdì 13 a domenica 15 maggio. Mi troverete alla Città dell’Altra Economia a Testaccio tutti e tre i giorni dalle 10 alle 20, con una ricco assortimento di fumetti internazionali e non. In prima linea ci saranno tutte le recenti novità del negozio on line, finora mai viste dal vivo. Cito per esempio Måsvarrelsen di Joe Kessler, edito da Lystring Förlag, di cui ho parlato di recente in questo post. Sempre dalla casa editrice svedese arriva Det Grymma Svärdet #40, un bel volumone che raccoglie alcune gemme del fumetto alternativo contemporaneo. E dell’antologia troverete anche alcuni numeri arretrati, come il #39 racchiuso in una bella copertina di Lale Westvind. Dagli USA ci sarà il debutto italiano della nuova antologia di Domino Books, Jaywalk, curata da Floyd Tangeman di Tinfoil Comix. E i più veloci potranno mettere mano sugli ultimi numeri disponibili della stessa Tinfoil, rivista made in San Francisco più volte celebrata da queste parti. E a proposito di antologie, se amate l’horror ecco la pirotecnica Vacuum Decay, curata da Harry Nordlinger e che nei vari numeri ha ospitato fumettisti come Mike Diana, David Enos, Jasper Jubenvill e tanti altri. Ah, a proposito di horror come non citare il bellissimo Le Manoir di Josh Simmons, ristampa dell’esauritissimo House fatta uscire da Mansion Press? E sempre dall’accoppiata Simmons-Mansion Press arriva Birth of Bat, nuova rivisitazione del mito di Batman da parte dell’autore statunitense. Ancora da Mansion Press ecco la ristampa di The Comic Book Holocaust di Johnny Ryan, di cui troverete all’ARF! alcune copie firmate dall’autore. In cerca di approfondimenti, interviste, recensioni ecc. ecc.? Beh, allora potete mettere le mani su tutti i numeri della fanzine USA Bubbles, il cui recente #13 contiene una ricca intervista a Noah Van Sciver, con tanto di inserto disegnato.

Oltre al materiale internazionale, all’ARF! porterò parecchi titoli di piccole case editrici o autoproduzioni distribuite da Just Indie Comics. Ecco dunque una ricca selezione Hollow Press, che vedrà il debutto romano delle novità presentate al Comicon di Napoli, in primis Stitched Up e Rusted Tales di Spugna. Non mancherà poi il catalogo di Muscles Edizioni Underground, con il secondo numero di Muscoli Magazine e le due uscite della rivista di approfondimento Assaggi dedicati a Pazienza e Mattioli. Potrei continuare a lungo ma preferisco finirla qui, se siete a Roma o dintorni venite a trovarmi all’ARF!, che così vi regalo anche – salvo esaurimento scorte – una copia dell’ultima Just Indie Comics Newsletter. A presto!