“Betas” di Nick Maandag
Trovare un fumetto che faccia ridere è davvero un’impresa, di questi tempi. Viviamo in un’epoca in cui l’humor è un genere poco praticato nel mondo del fumetto alternativo e indipendente, sicuramente meno rispetto a qualche decina di anni fa, quando spulciando tra le longbox delle fumetterie era facile incappare in comic book che abbracciavano il genere della commedia, spesso prendendosi gioco delle convenzioni sociali e del perbenismo. Oggi il comic book destinato a un “pubblico maturo” è un format in disuso, sostituito dal serioso graphic novel. D’altronde lo dicono le stesse categorizzazioni: i comic book se erano “comici” non facevano altro che tenere fede al proprio nome, mentre il “graphic novel” sembra snob già per definizione e frequenta gli ambienti della cultura “alta”, dove le risate sono malviste, se non addirittura bandite.
Per fortuna che qualcuno ancora ci prova, a farci fare una bella risata, e questa volta non mi sto riferendo ai soliti Johnny Ryan e Simon Hanselmann, ma a Nick Maandag, autore che ha debuttato una quindicina di anni fa con le sue autoproduzioni per poi passare alla Pigeon Press del povero Alvin Buenaventura e sbarcare infine sulle sponde canadesi di Drawn & Quarterly. Un approdo quasi scontato, dato che Maandag è anch’egli canadese e vive a Toronto, città che ha ospitato tre dei quattro “mostri sacri” della prima D&Q, ossia Chester Brown, Joe Matt e Seth (la quarta, Julie Doucet, operava vicino agli uffici della casa editrice, a Montreal). Di quella tradizione Maandag è un degno erede, e lo conferma con il nuovo Betas, uscito a giugno di quest’anno. Se le precedenti The Follies of Richard Wadsworth e Harvey Knight’s Odyssey erano raccolte composte da tre racconti ciascuna, Betas è la prima storia lunga dell’autore. Qui Maandag si misura a 360 gradi con lo spinoso tema del politically correct, mettendo in campo situazioni paradossali che riguardano il femminismo, il linguaggio inclusivo, la mascolinità tossica, il consenso, il razzismo e le regolamentazioni aziendali in proposito. Protagonisti sono Xavier, Doug e Tim, ex esibizionisti già incontrati in Streakers, uno dei primi fumetti di Maandag, datato 2011. Sono loro “gli uomini beta” del titolo, tre incapaci che mantengono la stupidità del maschio alfa, ma senza replicarne la mascolinità. Ora hanno messo i vestiti a posto, condividono la casa e lavorano nello stesso ristorante. Single incalliti loro malgrado, sono alla ricerca dell’appuntamento che li porti a centrare il bersaglio. Ma quando gli si presenta l’occasione giusta mandano tutto a monte, magari raccontando del loro passato da maniaci sessuali, o mettendo per errore un cd con la voce di Bill Cosby. Il lavapiatti Tim poi è un caso a parte. Ancora vergine, durante una serata in una discoteca dove vige la rigida regola del “no staring or touching” (con tanto di bodyguard che sbuca da dietro i divanetti), non riesce a distogliere lo sguardo da una ragazza senza mutande e ha un’esplosione… lì sotto, tanto che al pronto soccorso viene diagnosticato come il quarto caso al mondo della rarissima sindrome di Sokolovsky. E siamo solo agli inizi, perché da lì in poi ne succedono di tutti i colori, e di sempre più esilaranti. Maandag si rivela ancora una volta a suo agio nel raccontare le situazioni lavorative, e il ristorante di Betas è un altro dei suoi scenari prediletti, come il college di The Follies of Richard Wadsworth dell’omonimo volume e l’ufficio della geniale The Plunge, storia di apertura di Harvey Knight’s Odyssey.
Il tono di Betas è chiaro sin dalla copertina, con Xavier che indossa una maglietta con la scritta “tell your breasts to stop staring at my eyes” e la sua collega Cynthia che lo indica a un poliziotto. Ma se vi aspettate una derisione reazionaria del politically correct siete fuori strada. Betas è un fumetto satirico che prende in giro tutto e tutti. L’abilità di Maandag è quella di stare contemporaneamente dentro e fuori dal tempo, guardando dall’esterno il milieu culturale del momento, ma senza cadere nell’errore – come farà poi Xavier, appunto – di passare dalla parte sbagliata. E così facendo dimostra che sì, si può fare satira su tutto se si è davvero bravi, e per giunta senza dimenticarsi di raccontare una storia, dato che le vicende dei tre protagonisti giungono a una conclusione inaspettata. In tal senso Betas mostra una notevole crescita dello storytelling dell’autore, perché se in passato la trama era sacrificata a favore del guizzo comico o del nonsense, qui trova perfetta risoluzione. Per il resto, che altro dire se non che si ride di brutto durante le 200 pagine di questo fumetto dialogatissimo e con un’estetica così grigia che sembra di stare in ufficio? Maandag è tanto bravo a scrivere la battuta giusta quanto è stitico a livello grafico, con personaggi definiti da pochi tratti essenziali che rimangono per lo più impassibili, mentre gli sfondi sono riempiti da linee parallele o dal tratteggio incrociato. Ma l’essenzialità che in alcuni autori – si pensi all’ultimo Nick Drnaso – si traduce in noiosa sciatteria, in Maandag contribuisce all’effetto comico, funzionando alla perfezione. Come un meccanismo a orologeria che all’improvviso, tra un ticchettio e l’altro, fa partire una bella scorreggia.
“Hup” di Gary Panter e altri pre-order da Toy Box Coffin
Probabilmente nessuno ne sentiva la mancanza, ma con il ritorno dell’autunno – che anche quest’anno è arrivato dopo l’estate e a quanto pare prima dell’inverno – si riaffacciano i pre-order di Just Indie Comics. Chi segue il sito e il negozio online lo sa da tempo, ma per i neofiti vale la pena ribadire che i pre-order sono un modo per diffondere in Italia e in Europa fumetti che altrimenti sarebbero difficili da importare dagli States, perché pubblicati da piccole realtà e/o realizzati da autori poco conosciuti dalle nostre parti. Anche se questa volta, tra i cinque fumetti che potete vedere nella foto di apertura, ce n’è anche uno che potrebbe essere un potenziale best seller (rispetto ai limitatissimi numeri con cui abbiamo a che fare qui, ovviamente). Sto parlando della ristampa di Hup, primo comic book di un certo Gary Panter risalente a quasi 50 anni fa, ossia al lontano 1977. A riportare sugli scaffali questo prezioso oggetto è Toy Box Coffin, progetto con base a New York del fumettista/editore Noel Freibert, già alle prese con ristampe facsimile a firma di autori come Rory Hayes, Leomi Sadler e soprattutto CF.
Impossibile resistere al richiamo della Panter…a, almeno per chi come me è appassionatissimo di un artista che ha disegnato l’esplosione del punk negli USA con le collaborazioni alla losangelina Slash, passando poi per le pagine di Raw, e quindi per la serie di Jimbo, i fumettoni per Fantagraphics, le copertine di dischi, i dipinti, gli orologi e chi più ne ha più ne metta. Panter ha influenzato intere generazioni di artisti, tra cui la scena di Fort Thunder e tutte le cellule impazzite da essa generate, a partire dal già citato CF fino ad arrivare ai suoi figliastri. Tra questi ultimi possiamo annoverare Carlos Gonzalez, già ristampato da Toy Box con American Vortex e autore per la Floating World di Portland di quattro volumi intitolati rispettivamente Test Tube (2016), Gates of Plasma (2019), Wasp Video Roadhouse (2024) ed Everglide (2026). Qui Freibert mette in atto un ennesimo capitolo della sua opera di archeologia del fumetto sotterraneo dando alle stampe le esatte repliche di due numeri di una vecchia serie di Gonzalez, Slime Freak, entrambi risalenti al 2007. Agli agili fascicoletti si accompagnano due CD audio. Nello specifico il #5 presenta una compilation a cura dello stesso Gonzalez, mentre il #6 ha allegato un intero album a firma Russian Tsarlag, storico progetto solista dell’autore.
I più attenti avranno notato che mancano ancora due albi all’appello. Il primo è Stillwater di Sonya Sombreuil, altro capitolo della ricerca multimediale e mai banale di Freibert. Sombreuil è una pittrice divenuta nota soprattutto per la sua linea di abbigliamento Come Tees. Questa sua prova a fumetti risale al 2017 e mi era francamente sconosciuta, quindi sono molto curioso di ammirarla su carta, visto che le prime immagini diffuse sono decisamente allettanti.
È invece l’unico pezzo nuovo del lotto, e non dunque una ristampa, Performance Extraordinaire, albo di 52 pagine a colori spillato in formato orizzontale che raccoglie i viscidi cartoon di un artista nascosto sotto lo pseudonimo di Victor Vaughn, pregni delle atmosfere morbosamente decadenti che caratterizzano le ultime tendenze dei global manga d’avanguardia, e che non avrebbero sfigurato tra le pagine di un Lagon o di un Mould Map. Per ulteriori informazioni e altre immagini vi consiglio di farvi un giro sul negozio online di Risma, tenendo conto che per i più esagitati c’è a disposizione un apposito pacchetto che permette di accaparrarsi i cinque albi in un solo click. I pre-order saranno attivi fino a domenica 4 ottobre, dopo di che svaniranno come se non fossero mai esistiti.







