10 fumetti che ho letto nel 2021

Solito Best Of dell’anno, come sempre influenzato dalle mie personalissime scelte di lettura e dai miei tantissimi pregiudizi. Quelli che seguono sono semplicemente i 10 fumetti migliori tra quello che ho letto nel 2021. A meno che non me ne sia dimenticato qualcuno.

Generous Bosom #4 di Conor Stechschulte (Breakdown Press) – Il capitolo conclusivo della serie di Conor Stechschulte non delude le attese, anzi, sbroglia una complicatissima matassa regalandoci pagine di grande fumetto. Non manca niente in questo quarto numero, da una trama elaborata a un approccio grafico dinamico che fa sfociare la tensione in tavole di grande impatto, fino a una conclusione che tende alla metanarrazione se non addirittura al filosofico. Per qualche informazione tecnica in più andatevi a vedere questo post di qualche mese fa. Inoltre sul #1 della newsletter di Just Indie Comics trovate un’intervista all’autore, quindi non fate i timidi e abbonatevi a questo link.

Osypno di CF (autoprodotto)  Qualche mese fa CF ha fatto uscire due albi gemelli di cui ho già parlato qui. Difficile sceglierne uno, ma dato che ho deciso di limitarmi a 10 fumetti seleziono Osypno per simpatia verso il cane protagonista e per il tono leggero da cartoon tendente all’assurdo: soltanto una delle cifre stilistiche di uno dei cartoonist più grandi di sempre. Non ho messo un link perché sono già esauriti e non credo torneranno disponibili. Se non vi volete perdere le prossime autoproduzioni di CF tenete d’occhio il suo sito.

Dédales #2 di Charles Burns (Cornelius)  E a proposito di grandi, come potevo omettere il #2 di Dédales di Charles Burns? Il capitolo iniziale lasciava un po’ spiazzati, dato che sembrava soltanto una lunga introduzione alla storia, peraltro con una somiglianza a Black Hole che sfiorava il citazionismo. Il #2 – di prossima pubblicazione per Coconino – chiarisce le intenzioni dell’autore, perché anche qui succede poco e niente. Ma tutto è fatto benissimo. Ora per il #3 ci sono due strade: o anche lì non succederà niente, o succederà di tutto di più come nelle precedente trilogia. In ogni caso, sono sicuro che sarà tutto bellissimo e che non ve lo dovete perdere per niente al mondo.

Crashpad di Gary Panter (Fantagraphics) – Il padre del fumetto punk viaggia nel tempo per realizzare un tributo agli anni ’60, con tanto di saggio/fumetto introduttivo. La storia principale è efficace nella sua essenzialità ma sono i disegni a colpire, esaltati dalla confezione. Crashpad è infatti un volume gigante che presenta le tavole originali a mo’ di artist edition, mentre il fumetto vero e proprio è il comic book inserito in una tasca attaccata alla seconda di copertina. Esaurito in pre-order per le solite bassissime tirature di Fantagraphics, uscirà nel 2022 nella semplice e molto più economica versione spillata.

Sunday #3-4 di Olivier Schrauwen (Colorama) – Numero doppio in cui continua l’epopea quotidiana e domestica di Thibault Schrauwen, presunto cugino dell’autore che qui vediamo impegnato dalle 11.30 alle 13.30, mentre fantastica su una vecchia amica e aspetta notizie della fidanzata di ritorno da un viaggio. I “fuori campo” – nel senso delle vicende dei comprimari che avvengono al di fuori della casa del protagonista – aggiungono varietà all’intreccio e danno l’opportunità all’autore di mettere in scena una trovata geniale dopo l’altra. Tanti hanno provato a imitarlo in questi ultimi anni ma Schrauwen è al momento il solo che può permettersi di fare fumetti del genere, in cui ironia, metanarrazione e una certa supponenza si fondono in uno stile unico. Tutti gli episodi sono attualmente sold out, quindi se lo avete perso dovete confidare in una ristampa o aspettare l’edizione in volume.

Plaza di Yuichi Yokoyama (Éditions Matière) – Faccio un piccolo strappo alla regola – ossia parlare solo di fumetti usciti quest’anno, senza considerare ristampe o traduzioni – perché davvero in pochi dalle nostre parti avranno visto la versione originale di Plaza, uscito in Giappone nel 2018 per 888 Books. Questa francese è dunque la prima edizione occidentale (o almeno credo). Yokoyama si lancia ancora una volta in uno dei suoi progetti assurdi, questa volta descrivendo per filo e per segno una sorta di parata che avviene in una piazza pubblica. Non c’è una trama vera e propria ma un susseguirsi di idee fuori di testa, rappresentate con uno stile che è sempre più idiosincratico e accompagnato dalle solite sparatissime onomatopee in giapponese. Un trionfo per gli occhi, e alla fine c’è anche un testo dell’autore (in francese) che spiega a cosa abbiamo assistito pagina per pagina. Devastante.

Tinfoil Comix #5 (autoprodotto) – Il primo numero di Tinfoil (di cui parlavo qui) mi ha trasmesso la stessa sensazione che mi diede Kramers Ergot #4: quella di trovarmi davanti a una nuova generazione di autori che potevano prendere il fumetto e rivoltarlo come un calzino. I numeri successivi dell’antologia curata da Floyd Tangeman non hanno deluso affatto le aspettative e così non può mancare in questa lista la quinta e conclusiva uscita. Nel contributo di Chris Farris c’è una bella frase che potrebbe descrivere questi fumetti: “Like an erased De Kooning in the back of my throat”. Se siete interessati alla vicenda tenete d’occhio quello che sarà a tutti gli effetti l’erede di Tinfoil, ossia Jaywalk, nuovo magazine pubblicato da Domino Books e curato dallo stesso Tangeman, che unirà gli artisti di Tinfoil con quelli della stessa Domino. Intanto qualche copia di questo #5 è ancora disponibile nel negozio di Just Indie Comics.

Pretty Flavours di J Webster Sharp (autoprodotto) – Tra l’horror, un erotismo tendente al morboso e qualche reminiscenza di Nina Bunjevac, è arrivata agli onori della cronaca J Webster Sharp, debuttante autrice britannica che è riuscita con le sue autoproduzioni a farsi notare anche oltreoceano. Finora ha pubblicato quattro albi, due quasi del tutto muti e basati su un approccio puramente visivo (Pretty Flavours, appunto, e Fondant), due invece narrativi e dai contenuti drammatici, in cui l’attenzione è sulla storia e il disegno è meno minuzioso (Sea Widow sulla morte del marito e Jade and Her Schizophrenia dal titolo che è tutto un programma). Dovendo selezionarne uno per questa Top Ten la mia scelta è caduta su Pretty Flavours, perché è il primo che ho letto e per come sviluppa originali sequenze narrative rette da associazioni di idee e da una logica tutta loro. 

Late in the Years di Henry Crane (autoprodotto) – Esordio folgorante e fatto in casa di un giovane autore statunitense. Per il resto non ho altro da aggiungere rispetto a quanto già detto in questo post. Ah, qualcosa aggiungo invece: ne trovate ancora qualche copia nel negozio online, approfittatene prima che sia troppo tardi.

Monsters di Barry Windsor-Smith (Fantagraphics) – Una scelta strana, lo so, in una lista dominata per lo più da fumetti underground, “alternativi” o persino autoprodotti. E invece ecco qui, arriva un titolo in odore di mainstream (la storia era stata pensata in origine per il comic book di Hulk) e anche l’unico già tradotto in Italia, per Mondadori con l’ovvio titolo di Mostri e un formato leggermente più piccolo dell’originale. Monsters è un epico melodramma di 360 pagine che unisce la Hollywood degli anni ’50 con Weapon X sfiorando spesso il polpettone. Ma potevo escludere da questa Top Ten uno dei miei disegnatori preferiti di quand’ero ragazzino che dopo oltre 30 anni è riuscito a raccontare la “sua” storia come voleva? E poi basta guardare i disegni per godere, consapevoli del fatto che Windsor-Smith dà una pista (anzi, diverse piste) a tanti sedicenti fumettisti di oggi.

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Anteprima “No One Comes to the Lake Anymore”

L’immaginario di Charles Forsman ha già da tempo travalicato i confini del fumetto alternativo grazie alle due stagioni di The End of the Fucking World, serie tv realizzata per la britannica Channel 4 e poi trasmessa da Netflix. Dal successo di quell’adattamento ne è scaturito un altro, I Am Not Okay With This, direttamente per Netflix e di cui era prevista anche una seconda stagione, poi cancellata dopo l’esplosione della pandemia. I libri di Forsman sono stati pubblicati in Italia da 001 Edizioni, mentre negli USA le sue cose si sono viste per Fantagraphics e Floating World. Nonostante ciò Forsman continua di tanto in tanto a stampare i suoi albetti in totale autonomia, da fiero sostenitore dell’autoproduzione qual è; ha infatti iniziato a farsi conoscere come factotum della Oily Comics, l’etichetta per cui è stato serializzato in origine The End of the Fucking World.

Se gli sforzi editoriali di Forsman sono ormai riservati per lo più ai suoi adepti su Patreon, ogni tanto il nostro se ne esce con qualche produzione off come il recente No One Comes to the Lake Anymore, che ho deciso di scegliere come primo fumetto del Just Indie Comics Buyers Club 2022. L’albo si presenta come uno spillato di 24 pagine a colori su carta bella spessa e patinata. E già dalla copertina mette in chiaro di quale lago stiamo parlando. Dopo aver infatti fornito con le sue storie materiale per produzioni televisive, Forsman inverte il processo e si fa ispirare dalla nota saga cinematografica di Venerdì 13, ambientando la sua storia a Crystal Lake e scegliendo come protagonista il killer con la maschera da hockey Jason Voorhees.

Non aspettatevi però facili trovate horror o efferatezze varie: il modello cinematografico diventa piuttosto una scusa per indagare le turbe di una psiche schizofrenica, tanto che l’immagine più violenta dell’albetto è una lama che si conficca in una mano sanguinante. Per il resto Jason dialoga con se stesso e “incontra” di nuovo la madre, che svolgeva un importantissimo ruolo nel primo Friday the 13th. Non vi anticipo il finale a sorpresa, ovviamente: per scoprirlo vi consiglio di abbonarvi al Buyers Club di Just Indie Comics, che quest’anno comprende anche un’esclusiva newsletter cartacea. Ma inutile che mi ripeto, anzi, la chiudo qui mettendovi di seguito i link per ulteriori informazioni e soprattutto per abbonarvi entro il prossimo 31 dicembre.

ANTEPRIMA JUST INDIE COMICS BUYERS CLUB 2022

ABBONAMENTO JUST INDIE COMICS BUYERS CLUB 2022 + NEWSLETTER

Just Indie Comics Buyers Club 2022 + Newsletter

Da qualche giorno è possibile abbonarsi alla nuova edizione del Just Indie Comics Buyers Club, che nel 2022 taglia il traguardo dei setti anni. E visto che al settimo anno di solito c’è crisi, anche io mi sono interrogato questa volta sulle sorti del Buyers Club decidendo di cambiare formula. Addio dunque alle versioni Small e Large, che prevedevano rispettivamente 4 e 8 fumetti all’anno, e via libera a un format unico che è in sostanza la vecchia versione Small ma con un’importante aggiunta. Infatti chi si abbonerà quest’anno non solo riceverà 4 fumetti con cadenza trimestrale (a gennaio, aprile, luglio e ottobre) ma avrà con ogni invio il nuovo numero della newsletter di Just Indie Comics, pubblicazione trimestrale di cui è uscito in sordina il #0 un paio di mesi fa e che si aggiunge (senza sostituirlo, ovviamente) al sito su cui vi trovate in questo momento. La speranza è – con questa nuova semplice formula e il prezzo tondo di 50€ per l’abbonamento annuale – di attirare più appassionati e spingere il Buyers Club dove non è mai giunto prima. D’altronde non vi sembra un affare? Con 50€ vi trovate ogni tre mesi nella buca delle lettere un fumetto – sempre in lingua inglese, autoprodotto o pubblicato da un piccolo editore – e una newsletter che in sostanza è un foglio A3 ripiegato stampato fronte/retro, scritto piccolissimo e zeppo di notizie e digressioni varie. Che volete di più dalla vita?

Prima di rimandarvi ai link per abbonarvi vi do qualche dettaglio in più. Innanzitutto l’abbonamento al Buyers Club è disponibile fino al prossimo 31 dicembre, poi si chiuderà e non sarà più possibile iscriversi. I fumetti sono ovviamente scelti da me e a sorpresa, se così vogliamo dire. L’unica certezza è il primo del lotto, ossia No One Comes to the Lake Anymore di Charles Forsman, che verrà spedito a gennaio. Per quanto riguarda la newsletter, questo è il probabile sommario del #1, che copio e incollo dai miei appunti senza dilungarmi troppo: Best of 2021 / Generous Bosom e Ultrasound: intervista a Conor Stechschulte / Just Indie Comics Buyers Club / Editoria Italia: consigli per gli acquisti / Anteprima 2022/ Novità dalla distro / BilBOlbul 2021. Ah, se il Buyers Club non vi interessa potete anche abbonarvi soltanto alla newsletter, l’iscrizione in questo caso non ha scadenza, parte dal primo numero utile e costa 10€ per 4 numeri. Via ai link, dunque, e buon divertimento.

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“Late in the Years” di Henry Crane

Ho scoperto Henry Crane sul profilo Instagram di Desert Island, dove il proprietario del negozio di Brooklyn, Gabe Fowler, condivideva alcune immagini dell’autoprodotto Late in the Years. Lo stile di Crane mi ha subito incuriosito. Non era originale in senso assoluto – e poi cos’è veramente originale, oggi? – ma riusciva comunque a essere una voce fuori dal coro in un panorama fumettistico in cui i riferimenti estetici sono ben altri. Inoltre vi vedevo una serie di rimandi ad autori a me cari, che sono diventati ancor più evidenti dopo aver fatto arrivare un po’ di copie del fumetto in Italia per renderlo disponibile nella distribuzione di Just Indie Comics.

Late in the Years si presenta come una storia horror classica, degna di un Lovecraft tanto per darvi un punto di riferimento. La vita di una coppia entra in crisi quando sopra la loro casa in mezzo al bosco appare un nuvola di fumo, che rimane fissa all’orizzonte come una lacerazione nel cielo. Lui va in tilt e non riesce più a pensare a nulla se non alla cappa nera e densa sulla sua testa. E lei per cercare di far tornare in sé il marito ha la malsana idea di uscire insieme nel bosco alla ricerca delle origini del fumo. Da lì i presagi diventano orrore e poi dramma.

E’ un fumetto breve, Late in the Years: compresa la copertina sono solo 16 pagine, stampate su una carta bella spessa e dalle dimensioni importanti, ossia 36 x 28 cm. L’ampiezza del formato rende giustizia alle splendide tavole di Crane. Se è vero che vi si leggono chiaramente i riferimenti estetici (Charles Burns, Thomas Ott, Stephen Bissette e forse anche Junji Ito e Uno Moralez), è altrettanto vero che il risultato finale è totalmente appagante. E qualche citazione, persino nella costruzione delle tavole, ci può stare tenendo conto che Crane ha 25 anni e che questo è il suo primo fumetto. Il finale a colori è forse il vero punto di forza di LITY, e l’elemento che mi spinge a considerarlo tra le migliori uscite dell’anno. Sarà anche giovane ma Crane – che finora aveva lavorato soprattutto su murales, installazioni e illustrazioni – dimostra sin da subito di non compiacersi delle sue capacità. Ed ecco che mette da parte il suo bianco e nero tratteggiato e xilografico per abbracciare il colore nelle ultime stupefacenti quattro pagine dell’albo. Al cambiamento estetico corrisponde una sterzata della trama, che abbandona definitivamente ogni accenno di realismo per trasformarsi in una parabola di rinascita. Enigmatica certo, ma davanti a questi disegni anche chissenefrega.

Just Indie Comics Newsletter #0

Nasce la newsletter cartacea di Just Indie Comics, liberamente ispirata a Hype Pup di Frank Santoro. Da qualche settimana ho stampato il #0, un numero di prova che per il momento è diffuso soltanto tra persone che incontro per strada, abbonati del Buyers Club e acquirenti del sito Big Cartel. Dal #1 conto di far partire un abbonamento via posta, di cui vi spiegherò in seguito le modalità (anche perché non le conosco nemmeno io al momento). In questo primo numero trovate un editoriale, la presentazione dei fumetti del Buyers Club (Tat Rat #8 dei Forsley Brother e Zig Zag di Will Sweeney), articoletti sui fumetti muti e su San Francisco, un breve reportage dal Bada Festival e la presentazione delle recenti novità della distribuzione. La newsletter si sviluppa su un foglio A3 scritto fronte e retro e ripiegato. Le illustrazioni di questo #0 sono di Cameron Forsley.

JICBC pt. 4: “Tat Rat” #8 e “Zig Zag”

Si conclude l’edizione 2021 del Just Indie Comics Buyers Club con un’accoppiata di fumetti per donne e uomini che non devono chiedere mai. Il primo è Tat Rat #8 dei fratelli Forsley, ossia Christopher (disegni) e Cameron (testi). L’albo è del 2019 ma ho pensato di recuperarlo comunque, tanto sono rimasto convinto – oltre che dallo stile gustosamente underground di Christopher – dalla potenza della storia di apertura, Bleeding For Rent, una tagliente parabola di disperazione metropolitana. Davvero niente male sono anche le avventure di Dirty Klown, stavolta a lavoro in ospedale, mentre il resto dell’albo spazia tra storie brevissime e illustrazioni. E visto che ci sono vi segnalo che sul Big Cartel di Just Indie Comics è disponibile A Joe Story, una storia autoconclusiva realizzata dai fratelli Forsley nel 2012 che verte sui temi del conformismo, del controllo e dell’alienazione, con un approccio tendente al paradosso e un disegno irregolare che più irregolare non si può.

Come ben saprete, il primo albo è destinato a tutti gli abbonati, mentre il secondo verrà spedito solo a quelli Large. Si tratta in questo caso di Zig Zag dell’inglese Will Sweeney, coloratissimo fumetto muto pubblicato qualche mese dall’etichetta di Fantagraphics chiamata F.U. Press (dove U sta per Underground e F ovviamente per… Fantagraphics). 

Entrambi gli albi, più come detto A Joe Story, sono disponibili nel negozio on line anche per i comuni mortali. E sui fumetti per ora è tutto, anche perché gli abbonati troveranno ulteriori retroscena e dettagli su… la newsletter di Just Indie Comics! Mi riferisco a una newsletter CARTACEA in bianco e nero su foglio A3 e grafica in bassa definizione che ho deciso di realizzare fattivamente circa 10 giorni fa e che ora è quasi stampata. Troverete il #0 insieme al Buyers Club, poi in futuro chissà. Maggiori dettaglio tra qualche giorno, sempre su queste frequenze. Stay tuned!

“Pseudo” di Matilde Digmann

Animali antropomorfi, incontri on line, droga, sesso, vergogna, incapacità di relazionarsi agli altri. Insomma, la solita solfa. Anzi no. Pseudo di Matilde Digmann si inserisce in un genere ormai sfruttatissimo, quello degli animali problematici che fanno cose cattive, ma riesce a dire la sua. Mat – questo il suo nome d’arte, dato che si definisce “a non-binary multidisciplinary artist and author” – innanzitutto dipinge e scolpisce. Ha uno studio a Copenaghen pieno delle sue creazioni. Entra nel mondo del fumetto da outsider e in questo Pseudo, un volume di 366 pagine in inglese con bella copertina a specchio pubblicato dalla danese Forlaget Basilisk, questo è evidente. La storia prosegue per piccoli episodi, quasi per accumulo. Non c’è grosso senso del ritmo. I disegni sono crudi, oscuri, per niente carini e comunque lontani dall’estetica dominante, calati in un bianco e nero che più nero non si può. Tutto ciò permette a Mat di uscire dal seminato del fumetto alternativo di oggi, evitando di finire nella lunga lista degli emuli di Simon Hanselmann.

La storia scritta da Mat parla della quasi omonima Cat, una gatta antropomorfa che dopo 9 anni si lascia con il fidanzato e inizia un “crazy year” fatto di nuove conoscenze, serate trasgressive e – inevitabilmente – autolesionismo. Pseudo inizia con la protagonista che si iscrive a un sito di incontri, mentre passa le giornate chiusa in casa insieme a Ted, un tradizionale gatto a quattro zampe. Le prime pagine del volume sono le più deboli e scontate, con tante situazioni che sanno di già visto. Poi dopo un po’ le cose decollano. Incontro dopo incontro assistiamo a una galleria di uomini che nella migliore delle ipotesi sono dei cretini, nella peggiore bastardi manipolatori. Davanti a loro la protagonista non riesce a reagire, anzi, il più delle volte si accontenta o addirittura si sottomette. La storia smette di essere banale e diventa un crescendo psicologico che scandaglia l’inconsapevole ricerca dell’infelicità da parte di Cat.

La trama è ispirata alle vicende personali di Matilde Digmann, che non a caso dopo nove anni di matrimonio ha cambiato vita in modo radicale. Per maggiori dettagli vi rimando a questo articolo/intervista, che giustamente inquadra Pseudo come una parabola femminista. Ma c’è di più, per noi che siamo amanti dello strano. C’è per esempio un ragno parlante che da minaccia si trasforma in spalla della protagonista. In un capitolo intitolato Bad Trip il ragno entra nel cervello di Cat per trovarvi una landa desolata popolata solamente da cazzi giganti. Verso la fine un flashback ci fa assistere all’incontro con una sorta di “dio gatto” dotato di terzo occhio: lo stesso terzo occhio che spunta ogni tanto sulla fronte di Cat prima di alcuni incontri, facendola vergognare ancor di più – se ce ne fosse bisogno – del suo corpo.

Il finale vede il confronto finale tra Cat e il suo ultimo boyfriend, persino peggiore dell’ex storico. Scopriamo che il tipo è sposato e padre di una bambina, che non può vedere da quando ha colpito la moglie con un tubo di metallo. Purtroppo le ultime pagine fanno scopa con quelle iniziali, perché – pur tenendo conto che il volume si presenta come primo di una trilogia – chiudono la vicenda in modo sin troppo frettoloso. Pseudo funziona bene da pag. 70 a pag. 341, e sono comunque 272 pagine, quindi bastano e avanzano. Che poi di questi tempi, quando gli autori esordienti tendono a cercare sempre il fumetto “rotondo” con tutti gli ingredienti giusti e il graphic novel più che un formato è un genere, fare un fumetto un po’ storto può essere anche una cosa positiva.

Il pregio principale di Pseudo rimane il suo essere un’originale parabola femminista. Mat non si lascia andare a facili tesi o a dissertazioni didascaliche. Con la tecnica dell’accumulo di personaggi e situazioni racconta piuttosto la tendenza alla sottomissione del personaggio principale e la meschinità del genere maschile, tanto da arrivare in alcuni passaggi alla pura misantropia. Al di là di questo, il libro varrebbe il prezzo di copertina solamente per i disegni, che nel loro bianco e nero catramoso ci riportano a tempi meno colorati e sicuramente più gloriosi di quelli odierni.

In conclusione ecco un po’ di link utili, ovvero il sito di Mat, la pagina Instagram e infine il suo negozio on line dove potete acquistare il volume.

Un’altra lezione ai giganti dell’e-commerce

Nuovi cambiamenti in vista per il negozio on line di Just Indie Comics: a fine anno, dopo aver fatto fuori Tictail e Shopify, taglieremo le gambe anche a Big Cartel. Dal 1° gennaio 2022 i fumetti della distribuzione saranno disponibili direttamente su questo sito, con una lista old school e pagamenti su PayPal. Addio carrello, addio check out, addio codici sconto, addio credit card. Ma perché d’improvviso questo attacco di luddismo, direte voi? I motivi sono diversi e sarebbe faticoso e inutile spiegarli tutti. Diciamo solo che in questo modo si cerca di tornare indietro per andare avanti, dando un po’ più di attenzione a justindecomics.com, sito che spesso latita di novità. Togliendo tempo al Big Cartel vorrei dunque rivitalizzare queste lande desolate, utilizzandole per aggiornarvi brevemente sulle novità disponibili nella distribuzione, vista la mancanza di tempo (e spesso di voglia) per scrivere recensioni o articoli più approfonditi. E poi non c’è niente di definitivo in questo ambito, quindi se la cosa non funzionerà potrò sempre tornare indietro e riaprire un e-commerce, magari sull’ennesima piattaforma.

In occasione di questa clamorosa novità, da qui a fine anno il Big Cartel vedrà presentare una serie di offerte e recuperi, che scandaglieranno l’archivio della distribuzione, con titoli tenuti da parte per i festival, doppie copie e via dicendo. Cominciamo con una serie di sconti, su ben 50 titoli, che ho già caricato nella sezione SALE! del sito. Si tratta di fumetti già presenti nel negozio che ora vengono riproposti con sconti dal 30 al 50% sul prezzo originale. Dateci un’occhiata e se vi interessa qualcosa procedete all’ordine, dato che le quantità sono come sempre limitatissime. E vi ricordo che, se raggiungete i 50€ di spesa, le spedizioni via corriere sono gratuite in tutta Italia grazie al magico codice ITALIA50.

“Generous Bosom” ai titoli di cosa

Giusto due righe per segnalarvi, se vi fosse sfuggita la notizia, che sta per giungere alla conclusione Generous Bosom di Conor Stechschulte, con il quarto numero edito come sempre da Breakdown Press. E la notizia va data innanzitutto perché la serie è stata finora una delle più esaltanti letture degli ultimi anni, con i primi due numeri di livello altissimo e un terzo assai spiazzante, capace di cambiare le carte in tavola ribaltando le aspettative dei lettori. Al quarto episodio, in uscita il 15 settembre, il compito di sbrogliare la matassa: una missione non certo facile, dato che per il gran finale Stechschulte ha avuto bisogno di ben 168 pagine, portando a quasi 400 il totale. Da notare che rispetto ai precedenti, stampati in risograph e caratterizzati da un uso eccellente di questa tecnica, il capitolo conclusivo utilizzerà una stampa offset a otto colori.

Ma scrivo queste righe anche per un altro motivo, ossia per comunicarvi che Generous Bosom #4 non sarà per ora disponibile nel negozio on line di Just Indie Comics: la distribuzione sta infatti attraversando una fase di cambiamento (ne saprete di più a breve) e per il momento, vista anche la carenza di festival, sto volando basso con le nuove acquisizioni. Se quindi avete comprato i tre numeri usciti finora da me, on line o dal vivo, vi invito a procedere stavolta al pre-order sul sito di Breakdown Press, dove troverete anche tutti gli altri episodi, compreso il primo esaurito da tempo e ora fresco di ristampa.

Se non sapete bene di cosa sto parlando, potete leggere invece questa recensione dei primi due volumi di Generous Bosom. E per i più volenterosi c’è anche questa intervista a Conor Stechschulte, realizzata in occasione della sua mostra a BilBOlbul 2017. Prima di chiudere una curiosità: da questa serie è stato di recente tratto un film, uscito addirittura prima della conclusione del fumetto. Scritto dallo stesso Stechschulte e diretto da Rob Shroeder, Ultrasound è stato presentato lo scorso giugno al Tribeca Festival di New York, per poi cominciare un tour tra i festival di cinema internazionali. Qui in basso la locandina, disegnata da Robert Beatty.

Facciamo il punto su Kevin Huizenga/5

Ultimo post dello speciale Kevin Huizenga, dedicato alle sue opere “minori” e a curiosità varie elencate un po’ a casaccio, proprio come piace a noi. Per i più distratti segnalo le mie precedenti incursioni nel mondo di Huizenga: uno sguardo agli esordi, una guida ai suoi fumetti più importanti, una sintesi dei temi principali della sua opera, un excursus su Il fiume di notte.

Perché Glenn Ganges? – Del buon vecchio Glenn Ganges ho parlato approfonditamente nei precedenti post ma mi accorgo di non aver svelato le origini del suo nome. Ebbene, la spiegazione arriva da una foto pubblicata sulla seconda di copertina di Or Else #4, raffigurante un’uscita dell’autostrada per Glenn e Ganges, due città del Michigan. Il cartello si trova sul tragitto che Huizenga percorreva abitualmente per tornare a casa dai genitori durante il periodo del college a Grand Rapids ed è servito da ispirazione dato che proprio in quel periodo l’autore stava cercando un nome per il protagonista della prima versione di The Wild Kingdom, pubblicata su Supermonster #12. La pubblicazione della foto su Or Else #4 è motivata dal fatto che quel numero della serie di Drawn & Quarterly contiene una nuova versione estesa della stessa The Wild Kingdom.

Huizenga dà i numeri – Da diversi anni a questa parte Huizenga ha cercato di fare ordine in un catalogo sterminato e caotico. E il sistema che ha inventato è ad uso e consumo dei completisti, che grazie a un numero preceduto dalle iniziali KH possono collezionare e dare un senso a tutti i suoi fumetti. O forse è più un vezzo, dato che a volte è difficile trovare in quale parte dei suoi albi – scritti fino all’ultimo angolo secondo la lezione di Chris Ware – questo fantomatico numero di catalogo appare? Si dà anche il caso che di tanto in tanto questa catalogazione venga omessa: se infatti non è prevista per le raccolte in volume che si limitano a ristampare materiale già edito e – soprattutto – già numerato (come per esempio The River at Night), in realtà sembra mancare anche in altre pubblicazioni, come l’albetto della serie Structures pubblicato da Uncivilized Books nel 2015. Insomma, come dice il titolo di questo paragrafo Kevin Huizenga dà i numeri. O forse li sto dando io, chissà. Comunque segnalo, per i più curiosi tra voi, che la numerazione parte con l’autoprodotto Sermons #1, prosegue con il mini – ancora autoprodotto – di note e schizzi su The Feathered Ogre e va a toccare il #3 con il debutto di Or Else. E così via…

Amazing Facts and Beyond – Tra le opere di Huizenga di cui non ho ancora parlato, un posto di rilievo è occupato da Amazing Facts and Beyond, volume uscito per Uncivilized Books nel 2013 e che raccoglie tutte le strip realizzate da Huizenga e Dan Zettwoch per un settimanale di St. Louis, il Riverfront Times. Insieme a loro anche Ted May e Ron Weaver, che contribuiscono con qualche striscia nella fase iniziale della pubblicazione. La serie ha tenuto impegnato Huizenga per diversi anni, tanto da impedirgli di concentrarsi su Ganges. Ma d’altronde i fumettisti hanno le bollette da pagare, e non si può certo rinunciare a un lavoro retribuito per un settimanale a favore di una serie la cui pubblicazione è stata interrotta dall’editore e che va rilanciata a proprie spese… Ma di cosa parla la striscia in questione? Si tratta di un fumetto umoristico pseudo-scientifico, in cui il protagonista Leon Beyond è una sorta di Piero Angela delle fake news, intento a snocciolare fatti improbabili e curiosità del tutto inventate, in una satira divertente e che oggi ha ancora più senso viste le corbellerie che ci dobbiamo sciroppare ogni giorno da amici, parenti, politici, sedicenti giornalisti su pandemia & co. L’esperimento è curioso e merita un’occhiata, anche se il consiglio è di centellinare la lettura del volume, perché lette una dietro l’altra le strisce possono annoiare. Se siete interessati il libro – che a quanto pare non ha avuto molta fortuna commerciale – è in vendita a prezzo scontato sia sul sito di Uncivilized Books che su quello dello stesso Huizenga.

Alla prima – Lo sapevate che un fumetto di Kevin Huizenga è stato realizzato appositamente per l’Italia? Grazie anche alla notorietà arrivatagli dalle strisce pubblicate su Internazionale una decina di anni fa, Huizenga ha infatti realizzato Alla prima, volumetto edito da Comma22 nel 2012. La pubblicazione aveva il compito di accompagnare la mostra Americani a Firenze. Sargent e gli impressionisti del Nuovo Mondo, tenutasi a Palazzo Strozzi dal 3 marzo al 15 luglio dello stesso anno. Protagonista è il solito camaleontico Glenn Ganges, stavolta nelle vesti di un pittore americano che arriva a Firenze nel 1878 insieme a un nutrito gruppo di connazionali. Tra serio e faceto, e tra reale e immaginario, i pittori americani si muovono in una Firenze ottocentesca di grande fascino, con Huizenga che ne restituisce la magia riuscendo a bilanciare fatti storici, invenzione, divulgazione e leggerezza. Da segnalare che le avventure e le vicende artistiche di Glenn e soci sono liberamente ispirate a quelle del pittore Frank Duveneck e dei cosiddetti “Duveneck Boys”.

Internazionale – Alcuni fumetti pubblicati da Huizenga su Internazionale vanno annoverati tra le migliori storie brevi dell’autore. Se non li avete letti vi consiglio di recuperarli, magari procurandovi l’autoprodotto The Body of Work, dove ne trovate un paio. Di recente Huizenga è tornato sul magazine italiano con un’altra delle sue Cartoline da Fielder, pubblicata nel #1414 del 18 giugno 2021. Non è una cartolina molto allegra a dire il vero, dato che in queste due pagine a colori si racconta – sempre attraverso lo “schermo” del protagonista Glenn Ganges – la malattia dell’attuale compagna di Huizenga, che si è trovata a combattere con un cancro proprio nel pieno della pandemia. Per ora la versione originale della storia è uscita in una delle fanzine che ogni mese Huizenga mette a disposizione in formato elettronico per i suoi sostentori su Patreon. Cercatela nella fanzine di maggio, che mostra anche tutto il processo creativo che ha portato alle tavole definitive, e in quella di giugno, dove invece trovate soltanto il risultato finale.

Comix School USA – Ho già accennato nei precedenti post al trasferimento di Huizenga da St. Louis a Minneapolis nel 2014, che lo ha portato a diventare insegnante di fumetto presso il Minneapolis College of Art and Design (MCAD) e a vivere nella casa abitata in precedenza da Anders Nielsen (e dove ora vive Craig Thompson). Detto che di recente il cartoonist si è nuovamente trasferito (tornando vicino ai luoghi della sua gioventù, cioè a Chicago), l’esperienza di insegnante a Minneapolis è testimoniata ampiamente dalla serie di fanzine Comix School USA, in cui Huizenga ha pubblicato appunti utilizzati per le lezioni, consigli agli aspiranti fumettisti, schizzi, disegni e quant’altro. Se siete curiosi vi segnalo che il set completo – per un totale di ben 384 pagine – è disponibile sul sito dell’autore. Personalmente non so dirvi se vale la pena recuperarlo o meno, perché non ho nemmeno uno di questi albetti didattici e perché insomma, va bene il completismo ma c’è un limite a tutto.

Fielder – La nuova serie di Huizenga è iniziata nel 2018 e ha il titolo di Fielder, luogo della mente che serve anche da base per le autoproduzioni dell’autore, visto che l’immaginaria casa editrice che produce l’albo, distribuito nelle fumetterie americane da Drawn & Quarterly, si chiama Fielder Media. Huizenga colloca la sua Fielder in un territorio di confine chiamato Michiana, dunque tra Michigan e Indiana, in modo da sottolineare l’essenza puramente midwestern di questi fumetti. Il numero uno, dallo stesso formato degli ultimi numeri di Ganges ossia 28 x 21.5 cm, consta di 32 pagine e si apre con la terza parte di Bona, il remake del comic book Kona già iniziato su The Half Men, che occupa le pagine 1-6 del comic book. La cosa bizzarra è che la seconda parte di Bona si trova più avanti nello stesso albo, da pag. 21 a pag. 25, con tanto di riassunto di quanto successo finora, come se con questo approccio Huizenga volesse sottolineare l’essenza puramente seriale e tradizionale delle sue storie, in barba alle abitudini odierne del graphic novel autoconclusivo. Il pezzo forte di questo primo numero è però il primo capitolo di Fileder, Michiana, quella che a tutti gli effetti sembra essere la nuova storia lunga di Huizenga e che prosegue le vicissitudini di Glenn Ganges ne Il fiume di notte. Ecco dunque Glenn che si sveglia finalmente dal sonno, anche se poi svegliarsi non è così facile. Seguono elucubrazioni e pensieri che riguardano non più il modo in cui ci addormentiamo ma quello in cui ci svegliamo: come l’altra faccia della medaglia de Il fiume di notte, o il “lato luminoso della luna”. In Fielder #1 troviamo anche un episodio metanarrativo di Fight or Run, che sa tanto di finale, e la riproposizione dell’eccellente G~~~~ G~~~~ in “My Career in Comics”, fumetto originariamente pubblicato sul librone per i venticinque anni di Drawn & Quarterly e che mescola – alla maniera di Huizenga – autobiografia e invenzione. Vi segnalo per concludere che il #2 di Fielder è di prossima pubblicazione (se tutto va bene entro la fine dell’anno) e che se nel frattempo volete curiosare nella vita personale e soprattutto creativa di Kevin Huizenga potete abbonarvi al suo Patreon. The End!