Cosa è successo a Ratatà 2016

Alla sua terza edizione, dal 14 al 17 aprile 2016, il Ratatà Festival ha “invaso” la città di Macerata, portando il disegno come mezzo espressivo e l’autoproduzione come metodo in spazi istituzionali, commerciali e sociali.
Un evento decisamente interessante realizzato e promosso da un gruppo di artisti e microeditori, teso a favorire scambio e conoscenza tra chi è già nell’àmbito o vi si avvicina, ma anche ad ampliarne la visibilità esterna.

Il povero Gabriele è perlopiù rimasto crocifisso al suo banchetto alla mostra-mercato del Festival, quindi la qui presente testimonianza vi viene resa da Serena Di Virgilio, articolista per Panorama.it e Fumettologica.it.
Le foto sono fatte con mezzi scarsi, ma son meglio di niente.
Il report verte sopratutto sul fumetto e sull’illustrazione, ed è quindi visione parziale di un evento molto ricco composto anche da interventi urbani, laboratori per adulti e bambini, performance, incontri e occasioni conviviali.

Mostre

Il festival comincia nel primo pomeriggio di giovedì 14 aprile, all’apertura dei negozi, con l’inaugurazione di alcune piccole mostre ospitate da attività commerciali delle vie più centrali di Macerata.

Nella vetrina di Tandem ci sono matrici e stampe delle belle copertine in xilografia di Coppie Miste #2, serie di volumetti a fumetti autoprodotti dal collettivo La Trama. A Coppie Miste #3 è dedicata una mostra più ricca, di cui parlo più avanti.

La Trama

La Trama

La Trama

La Trama

Da Ultrafragola, le tavole del libro Quasi signorina di Cristina Portolano, uscito da poco per Topipittori, sono giustapposte a oli e saponi del negozio e a pupazzetti che evocano l’infanzia negli Ottanta e Novanta raccontata nel fumetto.
Come già nella precedente mostra Romagna Carioca a BilBOlBul 2015, Portolano media amabilmente tra l’ambiente e il visitatore parlando a quest’ultimo da piccoli autoritratti lasciati in giro, sui muri o sullo specchio, invitandolo a visitare la mostra e a farsi selfie insieme a lei.
Il libro mi è piaciuto molto, motivo per cui attendo l’occasione di una mostra più ampia e ricca di materiali, possibilmente con uno sguardo più approfondito sul processo creativo e sulla lavorazione delle tavole.

Cristina Portolano

Cristina Portolano

Cristina Portolano

Cristina Portolano

Al piano superiore del negozio di musica Jukebox all’idrogeno, in cima ad un paio di ripide rampe di scale, una parete viene dedicata a Only Fucking Vinyl, selezione di dischi prodotti dalla scena indipendente italiana con copertine illustrate.

Only Fucking Vinyl

Only Fucking Vinyl

Sugli specchi del negozio d’abiti Ibro c’è invece la serie di illustrazioni Le beffe delle donne a cura del collettivo Le Vanvere, ispirate alla settima giornata del Decamerone di Boccaccio.

Le Vanvere

Le Vanvere

Si scende al piano interrato di Cada1 per incontrare il pantheon del collettivo Uomininudichecorrono, ovvero le divertenti e orrorifiche divinità di Deus ex novo – Ora et colora, un libro da colorare di forme umanoidi composte da accozzaglie di oggetti a tema, pieno di dettagli interessanti, buffi o schifosi. Lo stretto corridoio conduce al luogo di culto dall’autoironico sapore satanista: una nicchia dove ci si può inginocchiare e colorare il libro con i pennarelli alla luce di candele rosse, magari dopo aver lasciato il proprio ex voto su di un Post-It.

Uomininudichecorrono

Uomininudichecorrono

Le illustrazioni di Marco Somà e i pupazzi di feltro di Liza Rendina condividono le pareti della saletta dalle luci soffuse di Cose da Té, come pure linee tenui, colori gentili e l’immaginario da fiaba di animali antropomorfi in foreste sognanti.

Marco Somà e Liza Rendina

Marco Somà e Liza Rendina

La Galleria Antichi Forni, uno spazio ampio e suggestivo proprio sotto la Torre civica, ospita ben quattro mostre.

La personale dell’artista francese Céline Guichard presenta parecchi disegni originali che coprono gli anni recenti di attività, compresi i libri di illustrazioni pubblicati dalla micro casa editrice di libri artigianali Strane Dizioni. Si tratta perlopiù di immagini sgradevoli e affascinanti che parlano di morte, sesso, malattia, deformità, ma anche di una profonda fascinazione per i corpi e la loro biologia attraverso il filtro di un immaginario grottesco.
Nella serie Sublime Maladie, Guichard parte da terribili foto di particolari anatomici tratti da manuali di patologia e vi ricostruisce la persona intorno.
La serie a carboncino Dans les hautes herbes è composta da ritratti di creature mostruose e sofferenti che riempiono lo spazio offerto dai grandi fogli, immerse in un una oscura vegetazione di segni.

Céline Guichard

Céline Guichard

Céline Guichard

Céline Guichard

Céline Guichard

Céline Guichard

Una stanza è riservata al Mild North di quattro fumettiste lettoni pubblicate dalla micro casa editrice kuš! komiksi, a cui viene dedicata una parete ciascuna.

Līva Kandevica (che ho intervistato su Fumettologica.it insieme alla co-editrice di kuš! komiksi, Sanita Muižniece) narra qui una storia meno giocosa di quello che è suo solito, con un’atmosfera tesa di dolorosa incomprensione tra due amici, mentre graficamente va avanti ad esplorare l’uso del digitale come nella bella copertina della recente antologia š! #24.

Līva Kandevica, kuš! komiksi

Līva Kandevica, kuš! komiksi

Dopo il racconto Swimming Pool (mini kuš! #24) Anna Vaivare prosegue sulla strada già intrapresa con un episodio che intreccia quotidiano e fantasia, uno sguardo benevolo sull’umanità, tavole dipinte vivaci di colori. Stavolta Vaivare passa a una divisione in vignette che le permette di raccontare efficacemente la storia senza parole, pur senza sacrificare i tanti piccoli dettagli che portano il lettore ad assumere quell’atteggiamento di osservatore che sembrerebbe esser caro all’autrice.

Anna Vaivare, kuš! komiksi

Anna Vaivare, kuš! komiksi

Meno interessata a storie lineari, Zane Zlemeša presenta una visita alle stanze di un museo, sconfinando dalla sua parete per portare le immagini anche fuori dall’immediato percorso visivo del visitatore. Palette desaturate e forme semplici fanno apparire il lavoro quasi cupo, salvo poi rivelare la propria ironia ad un esame più attento.

Zane Zlemeša, kuš! komiksi

Zane Zlemeša, kuš! komiksi

Notevole l’esposizione dei disegni originali della divertente e crudele storia Three Sisters di Ingrīda Pičukāne, pubblicata nel mini kuš! #38 (già recensito da Gabriele), in cui tre sorelle passeggiano tra gli alberi ammirando e giocando con ciò che trovano: fiori, frutti, abiti, un uomo nudo.
Laddove l’albetto è nel consueto formato della serie, ovvero uno spillato A6 di 24 pagine, l’originale viene esposto con i fogli tutti affiancati, mettendo in evidenza come il disegno proceda dall’inizio alla fine senza soluzione di continuità. Questa visione d’insieme permette di apprezzare meglio il raffinato gioco compositivo di Pičukāne, che racconta la storia come una lunga passeggiata nella foresta, senza divisioni di vignetta ma con una scansione perfettamente leggibile.
L’effetto complessivo ricorda certi arazzi medievali; visto anche il tratto netto e sottile, follemente vedrei bene il tutto ricamato su di una sciarpa. O più realisticamente stampato come leporello.

Ingrīda Pičukāne, kuš! komiksi

Ingrīda Pičukāne, kuš! komiksi

Ingrīda Pičukāne, kuš! komiksi

Ingrīda Pičukāne, kuš! komiksi

La personale di Bill Noir, artista francese, si snoda in un lungo corridoio con numerosi esempi dei suoi collage fatti a partire da materiali d’epoca e alcune delle sue fanzine.

Bill Noir

Bill Noir

Più piccola ma più varia è la collettiva Graphiste, a cui hanno partecipato illustratrici italiane contemporanee con una o due opere ciascuna.

Graphiste

Graphiste

In un vicoletto del centro cittadino è installata la mostra Farmafumetto degli studenti del corso di Alessandro Baronciani all’Accademia di Belle Arti di Macerata. L’idea comune è di inventare un farmaco capace di effetti straordinari, completo di nome, packaging e una storia a fumetti esplicativa in vece del bugiardino. A promuoverli sono presenti le giovani autrici e autori, in camice da farmacista.

Farmafumetto

Farmafumetto

La personale dell’illustratore francese Blexbolex allo Spazio Duma è particolarmente riuscita: lavori significativi di un autore interessante, ben allestiti in un ambiente all’altezza.
La varietà di materiali è stimolante, con opere di periodi e stili diversi ed esempi di varie delle tecniche utilizzate. Ci sono tanti di quegli spunti sul colore, sulla composizione, sul segno, sul passaggio da analogico a digitale da affascinare e dar da pensare a chiunque sia vagamente interessato al disegno. Personalmente, mi diverto a confrontare le pagine stampate con gli originali dipinti esposti sui grossi tavoli nella stanza principale, cercando di capire che lavoro sia stato fatto in fase di ritocco digitale.
Ci starebbe proprio bene del materiale informativo, anche solo dei cartellini a fornire punti fermi come date, titoli, tecniche.

Blexbolex

Blexbolex

Blexbolex

Blexbolex

Blexbolex

Blexbolex

La mostra più “istituzionale” tra quelle che visito è Erotica e Satirica, la personale dell’illustratore e vignettista Riccardo Mannelli, nello spazio dell’Accademia di Belle Arti che dà sulla piazza principale della città.
La prima stanza è dedicata ai nudi, femminili ma anche maschili, il cui stile dialoga con analoghi lavori di Schiele. Nel realismo e nel dettaglio delle anatomie trovo che il valore di “testimonianza” sia preponderante, e che l’erotismo e la sensualità siano limitati solo ad alcuni pezzi. Per quanto le pose possano essere impudiche e i corpi esposti, gli sguardi e il portamento sono perlopiù distaccati. Come visitatore mi sento mantenuta ad una distanza di sicurezza dai soggetti, con la sensazione di star davanti ad un qualche tipo di ritratto ufficiale o a una scena in cui non vengo invitata.
Fanno eccezione alcuni disegni, tra cui quello scelto per la riproduzione serigrafica del festival con una bella sensualità data dal sorriso appena accennato del volto insieme alle morbide texture delle stoffe, della pelle e dei capelli.

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli

Sempre in tema di ritratto, la stanza successiva è piena di quelli di politici e personaggi vari dell’attualità, e nel loro dinamismo e sulla composizione concentrata sui volti sono molto diversi dai precedenti. L’effetto complessivo è inquietante e un po’ aggressivo. Mannelli è un ritrattista formidabile, e proprio per questo quello che c’è di inventato o esagerato nei suoi disegni diventa tanto più efficace.

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli

Una mostra che attendevo particolarmente è quella degli originali di Coppie Miste #3 del collettivo La Trama (presente anche con la vetrina dedicata a Coppie Miste #2 di cui ho scritto prima). Rispetto alle edizioni precedenti della serie, le quattro ‘tramette’ e altri sei fumettisti/illustratori hanno letteralmente lavorato insieme per produrre le cinque storie, condividendo gli stessi spazi e le stesse tavole, cosa che ha solleticato la mia curiosità.
Purtroppo l’esposizione è allestita in uno Studio Disderi un po’ piccolo e male illuminato. L’idea di usare delle porte scardinate come supporto è anche carina, ma limita un po’ troppo lo spazio. Alcuni materiali finiscono per essere relegati in una vetrinetta, mentre sarebbe stato più interessante vederli vicino agli altri.

La Trama

La Trama

Le tavole di Alice Milani e Tuono Pettinato hanno prevedibilmente lo stesso aspetto della stampa finale. Per quanto gli stili siano diversi, da mostre precedenti avevo già potuto apprezzare quanto entrambi i fumettisti lavorino in modo molto pulito sui definitivi. Qui, la divisione dei compiti appare netta, e i due convivono senza sgomitare. Una piccola sorpresa è stato scoprire gli spazi lasciati in bianco per l’aggiunta (in digitale?) di alcune texture.
Proprio per la compresenza tra analogico e digitale ero curiosa degli originali della collaborazione tra Francesca Lanzarini e Matteo Berton, ma purtroppo sono esposti solo i definitivi. Peccato.
Viola Niccolai e Federico Manzone sembrano condividere i fogli in maniera piuttosto armoniosa, con un certo grado di fusione. Peccato manchino proprio alcune pagine dove sembrava fossero stati fatti degli interventi di collage del lavoro di lui su quello di lei. I balloon sono stati evidentemente aggiunti dopo.

La Trama

La Trama

Quanto esposto dell’albo di Silvia Rocchi e Anna Deflorian è invece più disuguale. Ci sono pagine complete fatto salvo per il lettering, mentre di altre viene presentata una fase su cui evidentemente poi l’altra è intervenuta, non so se digitalmente o su altro foglio. Laddove trovo verosimile che gli interventi pittorici siano di Rocchi, è divertente che non mi sia sempre chiarissimo chi abbia disegnato cosa, e quanto l’una abbia potuto imitare lo stile dell’altra.
Gli originali più lontani dal prodotto finito sono quelli di Victor Lejeune e Luca Caimmi, che espongono invece i materiali di lavorazione scomposti: fondali verdi di piante di puro colore di Caimmi da un lato, onde e personaggi al tratto di Lejeune dall’altro, magari su fogli di carta da lucido. Ci sono perfino cose che mi sembra non siano poi state utilizzate nel libro. Molto interessante!

La Trama

La Trama

Alcune mostre che purtroppo non sono riuscita a vedere ma di cui ho sentito parlar bene da altri visitatori del Festival sono quelle di Arianna Vairo e Igor Hofbauer, oltre alla collettiva organizzata da Crack! Fumetti Dirompenti. (Ho mancato anche io, purtroppo, la mostra della Vairo ma sono riuscito a vedere le altre due. Quella di Hofbauer allo Sferisterio metteva insieme illustrazioni, poster e locandine di concerti fornendo una bella visione d’insieme sullo stile dell’artista croato, che reinventa le suggestioni del costruttivismo russo in chiave dark. Bella soprattutto una sequenza di tre grandi illustrazioni circolari ambientate nello stesso mondo post-apocalittico. La mostra di Crack! occupava una sala del Csa Sisma e presentava un maxi-disegno di Bambi Kramer incollato su un’intera parete, l’ironia esistenzialista delle storie brevi di Sonno e una serie di serigrafie di Martin López Lam – ndr).

Eventi

La sera di giovedì 14 ho il piacere di assistere alla versione teatrale di Scarabocchi di Maicol&Mirco, portato in scena dal gruppo Teatro Rebis. Ero curiosa di vedere come delle strisce a fumetti senza personaggi fissi né una trama o un’ambientazione potessero essere traslate da un medium all’altro.
L’oretta di rappresentazione si traduce in un fuoco di fila di scene brevi recitate da tre interpreti, giustapposte in un modo che effettivamente mi ricorda l’esperienza di leggere le strisce una dopo l’altra. La notevole fisicità dei due attori e dell’attrice contribuisce nel farmeli accettare nel ruolo di “scarabocchi”, come pure l’illuminazione che fa emergere i corpi dal buio praticamente in assenza di scenografia.
L’umorismo è quello tagliente e bruciante di Maicol&Mirco, di quelli che fa ridere mentre ti fa star male, ma paradossalmente fruirlo recitato da umani invece che scarabocchiato e letto me lo rende più distante, meglio sopportabile, ipotizzo perché la voce e l’interpretazione prodotte dalla mia mente mi restano effettivamente più vicine.

Maicol&Mirco, Teatro Rebis

Maicol&Mirco, Teatro Rebis

Maicol&Mirco, Teatro Rebis

Maicol&Mirco, Teatro Rebis

La sera di venerdì 15, aperitivo con Marco Taddei, Simone Angelini e i personaggi del loro libro Anubi, già alla sua seconda edizione per GRRRZ. L’installazione Anubi vattene porta vignette dal fumetto ai muri dentro e intorno al Roxy Bar, e sagome di Anubi, Horus, Enrico, Bill in mezzo agli avventori e davanti al barista, simbolicamente trascinando gli umani dentro le situazioni dell’opera. La serata è un successo e il bar è pieno di gente che beve e si diverte; sul tardi, restano le maschere in un vaso e la saletta vuota con piattini e bicchieri abbandonati.

Marco Taddei, Simone Angelini

Anubi vattene

Marco Taddei, Simone Angelini

Anubi vattene

Nel pomeriggio di sabato 16 si tiene un incontro sul fumetto autoprodotto e microeditoria che viene moderato da Gabriele invece che da Maurizio Ceccato che ha dato forfait. Vi partecipano Cristina Portolano, Marco Taddei, il trio Milani, Rocchi e Lanzarini de La Trama, Martoz, Nadia Bordonali e Luigi Filippelli di MalEdizioni.
Purtroppo la chiacchierata avviene in condizioni sfavorevoli, all’interno dello spazio dedicato alla mostra-mercato, tra un laboratorio di lavori in legno, sessioni di videogiochi e nel bel mezzo di un black-out. Nonostante questo, l’incontro è vivace.
Si parla dell’esperienza di ciascuno, di come gli autori abbiano lavorato sia in autonomia che con case editrici più o meno grandi, della libertà creativa garantita dall’autoproduzione sia al creatore che all’editore e di come l’esperienza sia un ottimo modo per conoscere tutti gli aspetti della realizzazione di un libro (utilissimo se poi si vuole mantenere il controllo sull’opera). Viene sottolineato il valore della produzione artigianale, come pure della “propagazione di idee differenti” da parte di un piccolo editore.

Incontro autoproduzioni:

Incontro autoproduzioni: da sinistra Portolano, Di Fazio, Taddei, Rocchi, Lanzarini, Milani

Incontro autoproduzioni:

Incontro autoproduzioni: da sinistra Bordonali, Filippelli, Martoz, Portolano, Di Fazio

Mostra-mercato

La mostra-mercato è il cuore del Festival. Si tiene dal pomeriggio di venerdì 15 alla sera di domenica 17 aprile all’interno dei centralissimi locali dell’ex Upim e ospita non solo i libri e le stampe degli autori in mostra, ma anche quelli di tante realtà di auto e micro-produzione creativa. Lo spazio è piuttosto ampio e ospita anche un angolo videogiochi, il laboratorio di falegnameria e una mini mostra delle stampe della serie Making space di Andy Leuenberger.
Appena si entra si viene accolti dall’attrezzatura del laboratorio di serigrafia di Coffeeshirt, che si occupa di stampare sul momento borse e magliette con il ratto simbolo del festival. È un’ottima occasione per vedere come funziona questa tecnica di stampa, e il telaio di grande formato, preparato per l’occasione per decorare a vivo tutto il fronte di una maglietta, è davvero bello.

Coffeeshirt

Coffeeshirt

Due corridoi di tavoli ospitano autoproduzioni di singoli, collettivi, laboratori e micro editori locali, italiani e anche stranieri. Alcune delle persone presenti con una mostra sono anche qui: Céline Guichard ha diversi libri con le sue illustrazioni, Uomininudichecorrono propongono il loro volume da colorare contornato di lumini.
Io punto sul fumetto e inizio il mio giro.
kuš! ha i suoi librini (antologie e storie singole in inglese, di autori internazionali) nel caratteristico formato A6.
Il gruppo di studenti di Macerata che hanno partecipato alla collettiva Farmafumetto hanno il loro banchetto pieno di scatoline.
Sono presenti alcuni gruppi di giovani autori provenienti dall’Accademia di Belle Arti Bologna: le ragazze di Blanca che fanno bei fumetti per tutte le età (con in consegna la ristampa dell’horror psicologico Habitat di Sorrentino di Canemarcio), gli attivissimi Brace con due nuovi albetti, i Doner Club che ancora non avevo avuto modo di incontrare.
C’è Marta Baroni, che porta avanti da diversi anni Tentacoli, autoproducendo fumetto, illustrazione e oggettistica.
Faccio conoscenza con Serena Schinaia che presenta il bell’albo nuovo Ceniza, e con lo spagnolo Martín López Lam, attualmente a Roma e il mese prossimo a Bologna per un incontro e la mostra Parco Falafel all’interno di BilBOlBul Primavera/Estate 2016.
MalEdizioni di Brescia ha il suo nutrito banchetto di libri a fumetti, prosa e poesia, mentre Martoz rappresenta la rivista Crisma del gruppo Lab. Aquattro e del centro sociale La Torre di Roma.
Il banchetto di Gabriele (ovvero il signor Just Indie Comics) è atipico ma benvenuto, portando in Italia fumetto indipendente americano. Ma se siete qui a leggere già lo sapete.

Ratatà mostra-mercato

Ratatà mostra-mercato

La mostra-mercato di Ratatà è una buona vetrina di autoproduzioni. Ci sono fumetti di ogni formato, da albetti fotocopiati di poche pagine a volumi in offset stampati in tipografia. L’illustrazione viene proposta sotto forma di poster e libri stampati artigianalmente o in digitale, ma anche di cartoline e oggettistica.
È il tipo di mercato dove si compra direttamente dai produttori o tutt’al più dai loro amici, si può parlare e stringer loro la mano, farsi fare un autografo o una dedica.
Si incontrano persone impegnate nella creatività, si trovano oggetti, immagini e storie altrimenti difficili da incontrare e reperire, ampliando gusti e idee.
Mi ha fatto quindi molto piacere vedere un bel movimento di persone di tutte le età che chiaramente vedevano qualcosa di nuovo: perplessi, incuriositi, entusiasti. Spero anche che gli studenti delle locali scuole d’arte e illustrazione abbiano colto questa bella opportunità.

Grazie a organizzatori e volontari del Festival Ratatà, a Gabriele e a Nicola.

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