Just Indie Comics Buyers Club 2020

Quinta edizione! Nuovi bellissimi fumetti! Primo invio con Sunday #1 di Olivier Schrauwen e Code 3;5: Burnout! di Lale Westvind pubblicati da Colorama! Sì, stiamo parlando del Just Indie Comics Buyers Club 2020, c’è scritto anche nel titolo! Ok ok, ho finito con i punti esclamativi e con l’entusiasmo gratuito… E arrivo al dunque, dicendovi che come ogni anno torna l’appuntamento con l’abbonamento di Just Indie Comics, che permette di ricevere i fumetti del negozio on line. La formula è la solita ma per chi non la conosce copio e incollo quanto scritto in passato, magari ricordandomi di cambiare le date. Chi aderirà entro il prossimo giovedì 9 gennaio riceverà uno o due fumetti ogni tre mesi, a seconda della tipologia di abbonamento scelto, e avrà inoltre diritto a uno sconto del 10% su tutto il materiale acquistato dal sito e ai festival nel corso del 2020. La prima spedizione sarà a fine gennaio, le successive ad aprile, luglio e ottobre. I fumetti saranno per lo più americani, a volte europei, ma sempre e comunque in lingua inglese.

Come accennato, esistono due soluzioni per aderire al Just Indie Comics Buyers Club. La prima, quella più economica, costa 45 euro e dà diritto a ricevere un albo a trimestre, spese di spedizione tramite piego di libro ordinario incluse. La seconda, che invece è la versione estesa dell’abbonamento, consentirà di avere in ogni invio due fumetti, per un totale di otto albi annui, e costa 75 euro, con la spedizione sempre inclusa. Se invece della spedizione ordinaria preferite quella tracciata dovete aggiungerla nello shop on line, ovviamente con un inevitabile sovrapprezzo.

Si comincia con due autori a me molto cari, Olivier Schrauwen e Lale Westvind, ossia il meglio del meglio del fumetto internazionale. Sunday #1 era già finito nel mio Best Of 2017 nella versione autoprodotta dall’autore belga. Immediatamente esaurito in quella sua prima incarnazione, è stato di recente ristampato dalla berlinese Colorama, che ha fatto uscire anche il secondo numero, presto disponibile anche nel webshop di Just Indie Comics. La storia è presto detta, nel senso che con questo fumetto seriale l’autore di Parallel Lives (qui la mia recensione) si è proposto di raccontare minuto per minuto una domenica del suo fantomatico cugino Thibault. Per la cronaca, il primo numero si sofferma nelle sue 60 pagine nella fascia oraria dalle 8.15 alle 10.15 di mattina. Code 3;5: Burnout! è invece il nuovo ipercinetico fumetto della scatenata Lale Westvind, su cui più e più volte ho espresso il mio apprezzamento da queste parti per le sue atmosfere tra la fantascienza più evoluta, l’azione e una dimensione filosofica capace di diventare trascendentale. I suoi sono fumetti disegnati benissimo, potenti, profondi, a volte misteriosi, in una parola unici. Entrambi gli albi sono stampati artigianalmente dai berlinesi di Colorama, tutti in risograph, e al di là del valore contenutistico sono anche degli oggetti belli da guardare. E come sempre, se qualcuno di voi ha già uno di questi albi, può segnalare la cosa e ricevere così altri fumetti.

Nelle spedizioni successive un fumetto sarà uguale per tutti e verrà come sempre annunciato e presentato sul sito, mentre il secondo fumetto dei sottoscrittori Large potrà variare da abbonato ad abbonato. Potrete trovare degli spillati di piccolo o grande formato, volumi, volumetti, graphic novel, antologie, tabloid e così via, autoprodotti o pubblicati da case editrici più o meno piccole. Per farvi capire qual è il materiale che vi aspetta se entrerete nel club, ecco il dettaglio dei fumetti inviati nel 2019, con tanto di autori e case editrici: š! #33 di autori vari (kuš!), Living Room di Chris Kohler (O Panda Gordo), Angloid di Alex Graham (Kilgore Books) Apartment #3 di Pascal Girard (Spit and a Half) All Time Comics Zerosis Deathscape #0 di Josh Bayer e Josh Simmons (Floating World), Glut magazine di Anya Davidson, Thomas Toye, Jonathan Chandler, Lale Westvind, Lane Milburn (Secret Prison), Smoke Signal #32 Cowboy Henk (Desert Island), Ranchero di Mike Taylor (autoprodotto), Faceman di Clara Bessijelle (Domino Books), The Inspector di Liam Cobb (Breakdown Press), Rough Age di Max de Radiguès (One Percent Press), Blammo #10 di Noah Van Sciver (Kilgore Books), Goiter #2 di Josh Pettinger (autoprodotto).

Come potete vedere, si tratta più che altro di piccole edizioni, spesso di case editrici che non hanno distribuzione europea, e a volte addirittura di autoproduzioni che arrivano direttamente dal singolo fumettista. Il materiale è quindi di difficile reperibilità e se lo ordinaste individualmente dai vari produttori vi costerebbe un occhio della testa in spese di spedizione, dogana, ecc. ecc. Il Buyers Club serve appunto per fare “gruppo d’acquisto” e ordinare le cose tutti insieme, risparmiando sui costi e provando ovviamente – attraverso un paziente lavoro di ricerca – a tenere sempre alta la bandiera della qualità. Dunque non sventolate bandiera bianca e abbonatevi entro il 9 gennaio cliccando sul link qui sotto. E per qualsiasi altra richiesta, informazione ecc. scrivete a justindiecomics [at] gmail [dot] com e vedremo il da farsi. Ciao!

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Wow, è uscito “Rusty Brown”

Attualità e notizie, che passione. E quindi come non ricorrere al nero su bianco per ricordare a tutti che è uscito il nuovo libro di Chris Ware? E che lo stesso verrà pubblicato in Italia da Coconino nei primi mesi del 2020? Fin qui tutto ok, insomma, sono notizie che sapevate più o meno tutti, ma andiamo un po’ più nel dettaglio per vedere cosa contiene questo librone di 352 pagine pubblicato nel solito formato orizzontale già utilizzato per Jimmy Corrigan. A me è arrivato proprio in contemporanea all’uscita ufficiale di fine settembre ma ho dovuto aspettare di avere un po’ di tempo libero per mettermi lì e leggerlo, se non proprio tutto d’un fiato, in due sessioni da più di due ore l’una. Quindi, in attesa dell’edizione italiana, cominciate a tenervi un paio di sere libere per gustarvi questa pietra miliare. Perché di ciò si tratta, mi sembra quasi scontato dirlo ma diciamolo comunque che non si sa mai.

Entrando più nello specifico, Rusty Brown è in realtà costituito in gran parte da materiale già uscito su riviste e settimanali (per lo più sul Chicago Reader) e poi ristampato con qualche modifica su vari numeri di Acme Novelty Library. E a questo punto vediamo cosa era già stato pubblicato e dove, cominciando da…

Acme Novelty Library #16 – Il primo capitolo di Rusty Brown è ambientato a metà degli anni ’70 e presenta il cast della storia, con una particolare attenzione al personaggio eponimo. Ormai celebre la sequenza iniziale sui fiocchi di neve, una sorta di introduzione “filosofica” a ciò che vedremo svilupparsi nel corso del racconto. Per il resto tutto ruota intorno alla famiglia e alla scuola frequentata dal protagonista, situata a Omaha, in Nebraska, città natale di Ware.

Acme Novelty Library #17 – Come nel volume precedente, l’ambientazione è di nuovo interamente scolastica. Seguiamo così le vicende di Rusty ma anche del padre (e professore) W.K. “Woody” Brown, degli studenti Alison White, Chalky White e Jason Lint, degli insegnanti Joanna Cole e… Franklin Christenson Ware nei panni di Mr. Ware.

Acme Novelty Library #19: dopo la parentesi del #18, che conteneva il nucleo di Building Stories, con questa uscita datata 2008 Ware riprende Rusty Brown cominciando a concentrarsi sul passato dei suoi personaggi. Si inizia con Woody, il padre di Rusty, di cui scopriamo le prime esperienze sentimentali/sessuali fino all’incontro con la moglie. Si trova qui la celebre storia di fantascienza ambientata su Marte, nient’altro che l’adattamento a fumetti di un racconto scritto dal nostro Woody negli anni ’50.

Acme Novelty Library #20: Ware amplia ulteriormente le dimensioni del plot con un intero volume dedicato a Jordan “Jason” Lint, raccontando la storia – dalla nascita fino alla morte – di un qualunque uomo d’affari americano, ricco, viziato, arrogante: una figura senz’altro atipica nella poetica dell’autore, abituato a confrontarsi con personaggi pensierosi, introversi, asociali. E tra una cosa e l’altra si arriva anche ai giorni nostri, fino a toccare il futuro prossimo.

Oltre al materiale citato fin qui, Rusty Brown contiene un nuovo capitolo dedicato a Joanna Cole, di ben 87 pagine, di cui 83 inedite e mai viste altrove (soltanto le prime 4 tavole erano state anticipate nel librone celebrativo dei 25 anni di Drawn & Quarterly). Ebbene, cosa c’è in queste nuove pagine? Beh, spero di non deludervi ma vi dico subito quello che non c’è, ovvero la conclusione della storia, dato che il volume si chiude non con uno scontato “The End” ma con una doppia splash page su cui campeggia imponente la scritta “Intermission”. D’altronde potevano bastare “soli” 19 anni (Ware ha iniziato a disegnare Rusty Brown nel 2000) per chiudere tutte le trame aperte finora? La risposta è ovviamente no e anzi leggendo Joanna Cole si capisce che alcune rivelazioni, qui solamente accennate, devono ancora esplodere del tutto, come se queste 352 pagine fossero soltanto una lunga introduzione…

Nel frattempo ci possiamo godere questo materiale nuovo di zecca, che racconta le vicende della donna protagonista non in ordine cronologico come accadeva in Lint ma con un’attitudine che possiamo definire – ancora una volta – post-moderna e con un uso impressionante di tutti i mezzi del fumetto, dalla costruzione della tavola alla limpidezza di una scrittura più letteraria della letteratura stessa, dalla contrapposizione tra immagine e testo fino al solito impressionante uso della prospettiva. Ne viene fuori un ritratto di donna complesso e sfaccettato, in poche parole autentico, che per ora accenna soltanto all’evento che sembra essere il vero centro drammatico della vita di Joanna e che si ricollega a uno dei temi principali del racconto – e se sarà IL tema lo scopriremo soltanto nella seconda parte – ossia le derive della mascolinità e della sessualità maschile, nel senso peggiore del termine, e anche nel senso lato delle derive della società americana. La cura dei dettagli è sempre minuziosa, e ci ricorda – se ce ne fosse ancora bisogno – che il perfezionismo di Ware non è segno di affettazione o leziosità ma anzi una caratteristica così pronunciata da renderlo di rottura ben più di altri autori apparentemente “alternativi”. E, almeno per quanto mi riguarda, la sua ormai peculiare eleganza formale non è nemmeno un limite alla componente emotiva della storia, fatta di personaggi e situazioni che continuano a risuonare profondamente nella mente e nel cuore del lettore.

Just Indie Comics a BilBOlbul

Tornano nella Biblioteca Salaborsa di Bologna i fumetti di Just Indie Comics, grazie alla disponibilità di Hamelin e di Delebile, che hanno deciso di ospitarci nuovamente nello spazio dedicato all’editoria internazionale e alle autoproduzioni. Ecco dunque che sarà possibile trovare nei giorni del festival, dal 29 novembre all’1 dicembre, una selezione di fumetti quasi totalmente nord-americani fatta appositamente per BilBOlbul. Non ci sarà dunque soltanto il materiale che trovate abitualmente nel webshop, ma anche altre proposte più o meno recenti. Tra un incontro con Chris Reynolds e una mostra di Yvan Alagbé, insomma, fate anche un salto al bookshop del festival per dare un’occhiata al tavolo in questione, dove troverete per esempio Pierrot Alterations di C.F. e Anti-Gone di Connor Willumsen, qualche numero della fanzine Bubbles, un paio di volumetti di Sam Alden, il nuovo mini di Daryl Seitchik Dear Missy (di cui sarà disponibile anche il volume Exits), l’ultimo numero della fanzine Mineshaft, due spillati non nuovissimi ma mai distribuiti prima in Italia dell’autrice di Angloid Alex Graham (Thems e Going to Heaven), Old Ground di Noel Freibert, la serie All Time Comics Zerosis Deathscape e poi fumetti di Yuichi Yokoyama, Brecth Evens, Matthew Thurber, Anna Haifisch e tanti altri. Impossibile citare tutto perché la lista è lunga, dunque l’invito è di andare lì e curiosare, sfogliare e scegliere ciò che più vi piace. Buon festival e buona lettura.

Apre a Roma Risma Bookshop

Nasce a Roma una nuova libreria, un posto dove potrete trovare fumetti, libri, albi illustrati, serigrafie, poster, magliette, stampe, gadget e… una selezione del catalogo di Just Indie Comics. Dopo essere nato come blog su Blogspot nel 2013, essere passato a un dominio tutto suo, aver aperto un webshop e alla fine essere arrivato anche nel mondo reale con i banchetti ai vari festival di fumetto indipendente e simili, Just Indie Comics trova infine un suo spazio in pianta stabile. La libreria che ci ospita si chiama Risma, è curata da Serena Dovì, e inaugura venerdì 22 novembre alle ore 18 in via Dulceri 51, al Pigneto. A partire dal 23 novembre sarà poi regolarmente aperta dal martedì al sabato con orari 10-13 e 16-20.

Aprire una libreria oggi sembra una scelta coraggiosa, anzi quasi folle, e quando lo dici la gente spesso sgrana gli occhi. Ma Risma nasce in un quartiere già educato a certi contenuti, dove il fermento culturale non manca, e si propone inoltre come uno spazio “diverso”, in cui si potranno trovare non solo l’ultimo libro di Gipi o il più recente romanzo di Jonathan Lethem, ma anche tutto il catalogo Hollow Press, le fanzine di Bolo Paper, piccole etichette italiane come De Press e Muscles, le serigrafie di Jesse Jacobs e Igor Hofbauer, le cassette e le vhs di This is Not a Love Song, e chi più ne ha più ne metta.

Ma venendo a noi, cosa potrete trovare all’inaugurazione di Risma con il “marchio” Just Indie Comics? Un bel po’ di cose a dire il vero, difficile elencarle tutte, e quindi meglio sparare un po’ di nomi e di titoli caso, come per esempio Matthew Thurber (Art Comic), C.F. (Pierrot Alterations), Gabrielle Bell (Everything is Flammable), Simon Hanselmann (Worst Behaviour, Performance) Gabriel Corbera (Days Longer Than Long Pork Sausages), Liam Cobb (The Prince), Yuichi Yokoyama (Iceland), Brian Chippendale (Puke Force), Tara Booth (D.U.I), Cole Johnson (Of Course), August Lipp (Roopert). Oppure potrei dire che troverete libri di editori stranieri come Fantagraphics, Drawn & Quarterly, Koyama Press, Retrofit Comics, kuš!, Uncivilized Books, Revival House Press, Colorama, Anthology Editions, O Panda Gordo e via dicendo, oltre a qualche autoproduzione qua e là. E ovviamente il catalogo è in via di espansione. Insomma, se siete a Roma venerdì 22 veniteci a trovare e intanto gustatevi questa foto in anteprima. E per altre informazioni vi rimando all’evento dell’inaugurazione, mentre per rimanere sempre aggiornati sulle novità in arrivo potete seguire le pagine Facebook e Instagram di Risma.

Jason torna sugli scaffali d’Italia

Il titolo così, un po’ da ultim’ora, riflette il nuovo approccio che vorrei dare a questo sito: brevi notizie, segnalazioni, spunti più che veri approfondimenti, tanto ormai ho accettato di non avere quasi mai il tempo (e nemmeno la voglia, diciamolo) di criticare, analizzare, sviscerare. E come i più attenti di voi avranno notato, non a caso le sezioni News e Recensioni si sono unite in un’unica categoria chiamata appunto Attualità. E l’attualità ci impone di dire che Jason torna finalmente nel Bel Paese, dopo essere stato pubblicato anni fa dalla compianta Black Velvet, che fece uscire Ehi, aspetta…, Non puoi arrivarci da qui e Sshhhh!. A riportarlo dalle nostre parti, anche fisicamente dato che era ospite a Lucca Comics & Games, è la 001 Edizioni, per cui esce questo Ho ucciso Adolf Hitler e altre storie d’amore, raccolta in un unico volume lungo 156 pagine di tre mini-graphic novel edite da Fantagraphics, ossia Why Are You Doing This?, Werewolves of Montpellier e appunto I Killed Adolf Hitler. Ne viene fuori un libro che mescola e rilegge in maniera del tutto autoctona generi diversi, dal thriller alla fantascienza, dal mistery fino alla commedia romantica, ricco di riferimenti cinematografici, di tributi alla storia del fumetto e anche di momenti di assoluta malinconia.

Jason è norvegese, vive in Francia (a Montpellier, appunto) e ha trovato fortuna soprattutto negli Usa, dove Fantagraphics ha tutti i suoi libri in catalogo. Maestro della narrazione disegnata, abile anche nel fumetto muto, riesce a essere divertente e profondo, fruibile da tutti e raffinato, semplice e geniale. E’ proprio la finta semplicità il segreto del suo successo, oltre a trame originali in cui il gusto per il paradosso e un umorismo all’inglese (deadpan humor, direbbero gli americani, in modo secondo me ancora più azzeccato) conquistano, divertono, fanno sognare. Soprattutto in questo libro il tono è leggero, da commedia d’altri tempi, lontano per esempio dal dramma di opere precedenti come Ehi, aspetta… Fare una recensione di Ho ucciso Adolf Hitler e altre storie d’amore sarebbe davvero complesso, tante sarebbero le cose da dire, e per questo me lo risparmio volentieri. E con il tempo che guadagno me lo rileggo, consapevole che rimarrò di nuovo affascinato da quel sottofondo di malinconia, dall’impassibilità con cui i protagonisti accettano tragedie, morti, cambiamenti, e da personaggi antropomorfi che si travestono da lupi mannari rimanendo più o meno uguali a prima. Ma se poi esistessero veramente i lupi mannari?

Cartoline da Lucca: Emil Ferris

Tra i vari e numerosi ospiti di Lucca Comics ha avuto particolare risalto Emil Ferris, a cui il festival ha dedicato una bella mostra tutta incentrata su La mia cosa preferita sono i mostri, edito in Italia da Bao e vincitore del Gran Guinigi 2018 come miglior graphic novel (qui la recensione made in Just Indie Comics). La mostra, appunto: allestita grazie alla collaborazione della Galerie Martel di Parigi, dava nuova luce alle singole illustrazioni, che la Ferris ha realizzato inizialmente su diversi livelli per poi assemblarle insieme al testo nella tavola finita. Ricontestualizzati in questo modo, i disegni brillavano di luce propria, quasi assumevano nuovi significati, slegandosi dalla necessità di raccontare per farsi solo guardare. E la presenza di bozzetti, schizzi, studi di personaggi faceva il resto, dando forma a una mostra in cui non ci si limitava a riproporre gli originali di tavole stampate tali e quali sulla pagina ma in cui il disegno puro e semplice era assoluto protagonista.

Notevoli e approfonditi anche i testi di accompagnamento, nonché l’apparato iconografico che li decorava, in un susseguirsi di mostri, titoli da giornaletto horror e atmosfere da b-movie che riproducevano perfettamente l’atmosfera del libro.

La Ferris ha incontrato il pubblico giovedì 31 ottobre al Teatro del Giglio, in una chiacchierata sicuramente interessante ma a cui non ho potuto partecipare. Non ho invece perso l’incontro con la stampa in apertura di festival, mercoledì 30 ottobre, per fortuna intimo (una quindicina i giornalisti presenti) e dunque ancor più intrigante. Si è parlato della malattia che ha colpito l’artista causandole i noti problemi alla mano destra, del suo passato come toy designer, della tecnica di disegno, del secondo volume previsto per l’anno prossimo (ma scommetto che si andrà a finire al 2021) e di molto altro.

Ho colto l’occasione per fare anch’io una domanda, chiedendo alla Ferris quanto consideri importante l’ambientazione per lo sviluppo della trama e in che cosa è diversa la Chicago di oggi dalla Chicago di fine anni ’60 rappresentata ne La mia cosa preferita sono i mostri. Questa la sua risposta: “Il libro è basato su Chicago, anzi, si può tranquillamente dire che Chicago è uno dei protagonisti del libro. In particolare negli anni ’60 la città era un polo di attrazione per una varietà di persone provenienti da tutto il paese. Ad Uptown vivevano nativi americani, ispanici, neri, addirittura indiani. Mi ricordo che una volta, quando ero bambina, venimmo invitati a casa di un amico e ci sedemmo a terra per mangiare il riso su grandi foglie, una cosa che mi ha cambiato completamente la vita. Per quanto riguarda la Chicago di oggi, è popolata come allora da persone che vengono da altri posti ma purtroppo, ed è una cosa che sta succedendo in tutto il mondo, c’è qualcuno lassù – e non mi riferisco a Dio – che cerca intenzionalmente di dividerci e ci fa credere che dobbiamo combattere gli uni con gli altri. E questo è davvero triste, perché preservare una cultura, conservare certe tradizioni, non significa odiare gli altri. Tornando alla domanda, Chicago non è diversa dal resto del mondo, anche lì ci hanno abituati a vivere separati, non uniti. Ma Chicago è forte e Trump ci odia per questo motivo, perché siamo davvero cazzuti”.

“Kramers Ergot” #10

Mentre su queste pagine abbiamo dato un’occhiata ai primi numeri di Kramers Ergot (come potete leggere nella rubrica Dagli archivi), negli USA è uscito il decimo volume dell’antologia curata da Sammy Harkham, come il precedente edito da Fantagraphics. Il #9, debutto per l’editore di Seattle, non mi aveva convinto più di tanto, dato che sembrava una compilation di fumetti come tante altre, poco focalizzata, confusionaria nel suo essere voluminosa (296 pagine). Per carità, di cose belle dentro ce n’erano, ma questo #10 è di tutt’altra categoria, anzi, dal punto di vista della resa d’insieme è uno dei Kramers più riusciti in assoluto.

La prima novità arriva già dal formato, un brossurato di grande dimensioni (36 x 28 cm) ma di foliazione relativamente ridotta (168 pagine). Ne viene fuori un volume agile, che ricorda Raw prima serie, dando agli artisti un ampio spazio di manovra – sfruttato sin dalla pirotecnica copertina di Lale Westvind – ma senza sacrificare la leggibilità. Altra cosa da dire è che stavolta Harkham ha scelto solo e soltanto fumetti, mettendo da parte sketchbook e illustrazioni, probabilmente con lo scopo di focalizzarsi su temi ben precisi. I contributi si muovono infatti su due binari. Il primo è prettamente sociopolitico e riflette il clima che si respira o almeno si respirava negli Stati Uniti quando i fumetti sono stati concepiti. Parliamo soprattutto del 2017 e dell’inizio del 2018, tra l’insediamento della presidenza Trump e l’emergere del movimento Me Too. Immagino che Harkham abbia chiesto ai suoi collaboratori fumetti capaci di riflettere lo spirito dei tempi raccontando di autoritarismo, di ricchezza, dello strapotere delle corporation, di molestie sessuali. Tutto ciò è confermano sia dalla seconda di copertina – una pagina di Noah Van Sciver ambientata durante l’11 settembre 2001 – che dai recuperi d’epoca, in primis due pagine di Robert Crumb in cui tre tonti trogloditi cercano di disegnare senza successo una svastica su un muro. E poi c’è l’imperdibile Trots and Bonnie di Shary Flenniken, una striscia pubblicata negli anni ’70 su National Lampoon che tra una gag e l’altra parla di sessualità e abusi. Una pagina di Gasoline Alley di Frank King è stata invece scelta con tutta probabilità per l’apparizione finale dei poliziotti, che si palesano anche nei lavori di Dash Shaw, Johnny Ryan, Connor Willumsen (fantasticamente disegnato) e altri ancora. Le corporation sono al centro dei contributi di John Pham (occhio al suo J&K di imminente pubblicazione per Fantagraphics), Will Sweeney, Aisha Franz (non al meglio, c’è da dire) e soprattutto Marc Bell, otto splendide pagine come sempre jacovittiane con protagonista il suo personaggio Slogan Schnauzer, affetto da una sorta di Tourette che lo porta a ripetere senza sosta annunci pubblicitari. Anna Haifisch adatta invece un racconto di Mervyn Peake che impone una lettura metaforica, mettendo a segno una prova grafica sopra i suoi standard, anche se personalmente continuo ad avere grosse difficoltà con la sua palette cromatica.

Il secondo tema è in sostanza un omaggio al medium stesso, in quello che a detta di Harkham potrebbe essere l’ultimo numero di Kramers Ergot. Si inseriscono in questo filone sia i già citati recuperi d’epoca che una serie di storielle o strisce di una/due pagine, messe lì a intervallare i contributi prettamente narrativi e dunque a ricordarci cosa era – e cosa può essere ancora oggi – il fumetto. Ecco dunque le gag di Ducky Coco di Anouk Ricard, Rick Altergott con il cult Doofus, Archer Prewitt con Sof’ Boy, una pagina di Simon Hanselmann, nomi ormai celebri come David Collier, Ivan Brunetti e via dicendo. Ma il contributo più significativo in questo senso lo mette a segno Kim Deitch, raccontando la genesi di una collaborazione a quattro mani con Spain per l’East Village Other (ristampata all’interno della storia stessa). Aprono e chiudono il cerchio l’introduzione di Jamie Hernandez, che dettaglia in un denso scritto la nascita di una passione, e l’epigrafe yiddish del sommario, “For a little love, you pay a lifetime”. E, manco a dirlo, la passione e l’amore sono tutte per il fumetto.

In tutto ciò non ho ancora citato le tre autentiche gemme dell’antologia, ossia il maestoso contributo dello stesso Harkham, che come in Kramers #4 si riserva il maggior numero di pagine raccontando l’industria cinematografica con uno spin-off del suo Blood of the Virgin, la solita ipercinetica e scatenata Lale Westvind con la golden age aggiornata ai nostri tempi di Sarka, e infine Liquid On Neutral di C.F., forse la storia più scollegata da tutti i discorsi fatti sinora ma impressionante a livello grafico. Se qualche caduta di tensione c’è ed è normale in un’antologia del genere, si può comunque dire che Kramers #10 è uno dei migliori della serie e quindi assolutamente da non perdere.

Cosa è successo al Just Indie Comics Fest 3

Che bello il Just Indie Comics Fest 3! Chi c’era si è divertito, ha bevuto, ha guardato, ha ascoltato, ha chiacchierato, ha comprato, mentre chi non c’era e ha seguito a distanza ci ha fatto lo stesso i complimenti perché a quanto pare sembrava che tutto fosse interessante e ben organizzato. Insomma, ci è voluto il nostro fest(ival) per far dire la verità ai social. Ma adesso cerchiamo di dire anche qualcosa in più su quanto successo a Roma dal 18 al 20 ottobre scorsi, mostrandovi foto rigorosamente in bassa fedeltà, perché eravamo troppo impegnati a vivere il presente per pensare a documentarlo come si deve. In realtà spero di pubblicare in futuro qualche immagine della mostra, magari insieme alla trascrizione dell’incontro di sabato 19 con Andrea De Franco, principale ospite del festival e autore delle tavole originali e dei disegni che tappezzavano le pareti di Studio Co-Co. Con lui abbiamo parlato di ispirazioni, calligrafia, musica, poesia, autoproduzione, analizzando la sua evoluzione artistica, dagli esordi fino a Intonarumori e al futuro prossimo, rappresentato dal libro che uscirà nel 2020 per Eris Edizioni.

Il Just Indie Comics Fest si era aperto in realtà venerdì 18 con l’inaugurazione della mostra di De Franco e con un incontro con Ratigher, intitolato Cosa leggere in prigione quando sei in bagno. C’è da dire che l’incontro era nato per far parlare il nostro dei suoi fumetti preferiti di sempre, tanto che si doveva riprendere il tema classico dei dischi da portarsi sull’isola deserta, ma poi quando abbiamo cambiato il titolo per sostituire l’abusata immagine dell’isola con quella della prigione la cosa ci è scappata di mano, così che Ratigher è finito a raccontarci cinque libri, fumetti e fanzine che ama ma quasi a caso, “scelti in fretta e senza cognizione di causa come se mi stessero arrestando e per la lunga e improvvisa detenzione afferrassi roba mentre mi trascinano fuori dalla mia abitazione” come ha scritto sulla sua pagina Facebook. Abbiamo così parlato dell’atipico giallo Il caso Cragge di Q. Patrick, del manga The Last Man di Tatsuya Egawa, della fanzine Why I Hate Asia (Asia Argento fuori dall’Europa), di Night Fisher di Kikuo Johnson e di Body Bags di Jason Pearson. Insomma, scelte trasversali che per una volta ci hanno fatto uscire dal seminato.

Tornando a sabato 19, dopo l’incontro con De Franco c’è stato un’altra chiacchierata, questa volta a tre, con protagonista Matthias Lehmann. Con lui hanno dialogato Alessio Trabacchini e Luca Ralli, quest’ultimo anche negli ottimi panni di interprete. Si è così parlato de La favorita (senza spoiler, addirittura) e de Le lacrime di Ezechiele, editi in Italia da 001 Edizioni, ma anche di altre sue fatiche, come il primo folle accuratissimo L’Étouffeur de la RN115 e la più recente raccolta di illustrazioni Agora. Alla fine l’autore francese ci ha anticipato i contenuti del suo prossimo libro, ancora in fase di scrittura. La serata si è poi conclusa con il concerto di Andrea De Franco, che ha dismesso i panni del fumettista per indossare quelli del musicista, anche se alla fine era vestito uguale.

Ultima giornata domenica 20 ottobre, aperta con una serie di presentazioni senza autori. Alessio Trabacchini ci ha così introdotto Parallel Lives di Olivier Schrauwen, Serena Dovì ha parlato dei fumetti di Tara Booth, Olivia Ministeri ci ha portato nel mondo di Tetsunori Tawaraya mentre io ho chiuso il discorso con Art Comic di Matthew Thurber.

A seguire con Fulvio Risuleo e Antonio Pronostico abbiamo chiacchierato di Sniff, settimane bianche, scrittura, amore, e soprattutto della Potenza insolita e segreta. Positivo che alla fine delle presentazioni il pubblico si sia lanciato sui libri accaparrandosi le poche copie disponibili. E dopo tutto ciò altre chiacchiere, altro vino e tutti a casa, con grandi ringraziamenti a tutti quelli che hanno collaborato e sono stati con noi in questi tre giorni.

Ora su Kickstarter “Invisible War” di Diego Lazzarin

Torna con un nuovo fumetto Diego Lazzarin, autore ben noto ai lettori più affezionati di questo sito, dato che fu ospite nel 2017 al primo Just Indie Comics Fest. In quell’occasione lo portammo a Roma con gli originali del suo riuscitissimo quanto stupefacente esordio a fumetti, Aminoacid Boy and the Chaos Order, autoprodotto con il crowdfunding. E anche questo nuovo fumetto verrà finanziato con le stesse modalità, questa volta su Kickstarter, con una campagna che finirà il prossimo 14 novembre.

Invisible War sarà un albo di 52 pagine interamente realizzato, come il precedente, con dipinti in acrilico più o meno grandi uniti a formare le pagine del fumetto. La storia vede protagonista una bambina chiamata Jyoshimi, che vive in un futuro caotico distrutto da un sanguinoso conflitto globale. Il potere è infatti in mano al New Government, che rappresenta le istituzioni finanziare e religiose, e che ha creato una nuova cripto-valuta con cui ha rimpiazzato il dollaro e che può essere utilizzata anche nell’aldilà. Per contrastare i loro oppositori, riuniti in bande di ribelli finanziari chiamati Spekulators, i membri del New Government hanno ingaggiato dei mercenari senza scrupoli, tra cui Josh, il padre di Jyoshimi. Per ora non vi anticipo altro, ma dopo aver visto un pdf parziale del lavoro posso assicurarvi che alla complessità della trama si uniscono i soliti spettacolari dipinti di Lazzarin, una buona dose di mostri, ambientazioni suggestive e sbudellamenti vari.

Cliccate qui per sostenere la campagna Kickstarter e scegliete le vostre ricompense: oltre a Invisible War si possono prenotare anche originali di diverse dimensioni e gli altri due libri di Lazzarin, ossia il già citato Aminoacid Boy e N-EURO C-RACK, l’albo di illustrazioni in serigrafia uscito per Le Dernier Cri. E se volete conoscere meglio l’opera dell’autore, vi rimando a questo post in cui avevo trascritto l’incontro con Diego e Alessandro Galatola avvenuto nel giugno 2017.

JICBC pt. 4: “Smoke Signal” #32 + “Ranchero” di Mike Taylor

Con un po’ di ritardo è partita negli scorsi giorni la quarta e ultima spedizione del Just Indie Comics Buyers Club 2019. I fortunati abbonati Small riceveranno il numero di Smoke Signal dedicato interamente a Cowboy Henk, mentre gli ancora più fortunati Large oltre al tabloid edito dal negozio Desert Island di Brooklyn avranno il mini-comic Ranchero di Mike Taylor.

Portare Smoke Signal in Europa non è una cosa facile e se come me avete cercato di ordinarlo dal sito di Desert Island avrete sicuramente desistito a causa degli spropositati costi di spedizione. Ho dunque colto al balzo del Buyers Club per farmi arrivare questo speciale Cowboy Henk, che in qualche modo è storico dato che è al momento l’unica pubblicazione disponibile negli Stati Uniti con protagonista il folle personaggio creato da Kamagurka e Herr Seele. 44 pagine a colori ci fanno assistere alle folli avventure tra metanarrazione, gusto dell’assurdo e provocazione dell’atipico eroe con il ciuffo biondo, capace di piacere sia agli appassionatissimi di fumetto che ai telespettatori di Drive In.

Come è già capitato in passato, il secondo albo sarà questa volta uguale per tutti gli abbonati Large. Ho infatti scelto di ordinare Ranchero di Mike Taylor, di recente ristampato dall’autore statunitense, che ultimamente ha fatto uscire per Fantagraphics il suo In Christ There Is No East or West. In realtà Taylor è attivissimo da anni nell’ambito dell’autoproduzione e della serigrafia, con la pubblicazione non solo di fanzine (tra cui la sua più famosa, Late Era Clash) ma anche di poster e libri d’arte destinati ai collezionisti. Il suo Ranchero mi aveva colpito al tempo della pubblicazione in The Best American Comics 2017 e così avevo scritto all’epoca: “Mike Taylor disegna con le sue linee generose ed elaborate le vicissitudini di due ragazze adolescenti in una piccola cittadina della Florida, tra magliette dei Metallica, centri commerciali, le attenzioni dei ragazzi più grandi e quelle – non richieste – dei genitori”. Un racconto che è una bomba a orologeria, un disegno che ricorda Raymond Pettibon, un’edizione artigianale come ce ne sono poche, insomma Ranchero ha tutto quel che serve per entrare di diritto nel Buyers Club.

Per chi non è abbonato, segnalo che una quantità limitata dei due fumetti è anche disponibile sul nuovo webshop di Just Indie Comics, quindi se siete interessati fate qualche clic e ordinateli. E con il Buyers Club ci risentiamo come sempre a fine anno, per un’edizione del 2020 che promette sorprese talmente grandi che nemmeno io so ancora quali sono.