Cosa è successo a BilBOlbul 2015

La pigrizia mi spingeva a pensare che non avrei mai scritto un reportage da BilBOlbul, tant’è che sono partito per Bologna senza macchina fotografica e non ho utilizzato il cellulare per scattare foto nemmeno una volta in tutto il festival. Una volta tornato a casa, la responsabilità ha avuto però la meglio sulla pigrizia, perché sarebbe stato davvero un peccato non scrivere di un festival con un programma così ricco, delle mostre così curate, degli ospiti così interessanti. E così mi sono messo alla tastiera e ho immolato qualche ora della mia vita per scrivere queste righe. Mi scuso anticipatamente per sciatterie, approssimazioni o eventuali inesattezze, dovute probabilmente alla fretta con cui ho buttato giù il tutto. Ho sopperito all’assenza di foto chiedendone alcune in prestito e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito. Ah, per chi non lo sapesse BilBOlbul si è svolto dal 19 al 22 novembre scorsi ed è stato organizzato come sempre dall’associazione culturale Hamelin. Alcune delle mostre sono ancora aperte e quindi avete ancora la possibilità di visitarle se avete mancato l’evento dello scorso weekend.

VENERDI’ 20 NOVEMBRE – Salto il programma del giovedì perché non c’ero e mi sono perso diverse cose interessanti, come la tavola rotonda Sociali o dissociati, l’incontro con Giacomo Nanni che fungeva da preludio all’inaugurazione della sua personale, la serata Il racconto breve a fumetti con ospiti Bianca Bagnarelli, Lilli Carré, Joe Kessler. Venerdì sono  arrivato a Bologna durante le ultime battute di un’altra tavola rotonda, Draw It Yourself, in cui un gruppo di autori ed editori coordinati da Volker Zimmermann discuteva delle diverse modalità di fare autoproduzione. L’ultima parte della chiacchierata è andata ad approfondire l’interazione autoproduzioni-istituzioni, tra apocalittici (Breakdown Press, la Ion Editions di Benoît Preteseille) e integrati (i lettoni di kuš!, per esempio). Il tutto si svolgeva all’Accademia di Belle Arti, e così ne ho approfittato per scendere le scale e guardare la mostra di Giacomo Nanni, insieme a quella di Magnus (ne parlerò in seguito) indubbiamente la più curata e completa delle mostre di BilBOlbul, con tantissime tavole originali, un bell’apparato critico e la possibilità alla fine di sedersi a leggere uno dei libri dell’autore. Curiosa la parte finale con alcuni quadri datati 2015 in cui è possibile ammirare un Nanni in chiave completamente pop art. Di seguito, dopo aver dovuto rinunciare all’incontro Anubi con il duo Taddei-Angelini e Spugna, che tardava purtroppo a iniziare, mi sono spostato alla Scuola di Lettere per Stop and Motion, conversazione con Lilli Carré guidata da Ilaria Tontardini in cui si è parlato del fascino della storia breve, di animazione e molto altro, in una sala gremitissima, mentre fuori risuonavano le urla sconsiderate di giovanotti appena diventati dottori (erano in corso le sessioni di laurea), opponendosi in maniera netta all’estrema compostezza della Carré.

Lilli Carré

L’incontro con Lilli Carré (foto di Emanuele Rosso)

Eccomi dunque a Modo Infoshop ad ascoltare Olivier Schrauwen, per me uno dei migliori autori sulla piazza al momento, anche se in questa occasione non è stato certo spumeggiante, forse perché annoiato da qualche domanda troppo ripetitiva, forse perché non ama parlare del suo lavoro in pubblico, forse perché chissà… Nonostante tutto sono emerse diverse cose interessanti sul processo creativo del suo capolavoro Arsène Schrauwen, edito da Fantagraphics e che avevo messo in prima linea nel mio Best of dell’anno scorso. La mancanza del dono dell’ubiquità mi ha invece impedito di presenziare al contemporaneo incontro per la presentazione del nuovo B Comics, intitolato Gnam! e dedicato al cibo, con la partecipazione dell’editore Maurizio Ceccato e di parecchi degli autori dell’antologia. Peccato. La sera è proseguita con una serie di inaugurazioni nel quartiere San Vitale, a partire dal Museo della Musica dove c’era Movimento minimo di Lilli Carré, autrice che stilisticamente non è proprio la mia “cup of tea”, anche se la mostra era ben curata con alcune storie brevi addirittura tradotte in italiano per l’occasione, un po’ di illustrazioni e anche qualche lavoro di animazione. Mi sono dunque spostato alla mostra Breakdown Press, gremitissima, con le tavole appiccicate al muro con lo scotch e senza nessuna protezione, cosa che lasciava intendere l’energia, la voglia di fare, la praticità di questi ragazzi inglesi. Forse un po’ di contesto e di apparato critico in più non avrebbero guastato, ma pazienza, non si può avere tutto dalla vita. Le tavole erano di Antoine Cossé, Joe Kessler e Richard Short, tutte belle e interessanti, anche se a essere particolarmente degne di nota erano quelle di Kessler, che mettevano in luce il processo di disegno e “ridisegno” che porta al risultato finale delle pagine del suo Windowpane (di cui esordiva a Bologna il terzo numero). Uscito da lì, mi sono diretto al vicino Museo Davia Bargellini per la curiosa mostra di Benoît Preteseille, che si è divertito a spostare gli oggetti del museo intervallandoli a volte con i suoi disegni, tanto che sembrava di giocare a Where’s Wally?. Le idee e le trovate di Preteseille erano meglio chiarite in un libretto stampato appositamente dalla sua Ion Editions, di cui potete vedere la copertina qui sotto.

E' tutto vero

 

Ho perso invece, e non sono più riuscito a recuperarla, la mostra Poema barocco di Renato Calligaro ad ABC Arte Bologna Cultura (me ne hanno parlato tutti benissimo), e l’inaugurazione della Porta del Sì (appunto all’Atelier Sì) disegnata da Martoz, che però sono riuscito a vedere subito dopo. Questo qui sotto è lo stesso Martoz che dipinge sulla porta, immortalato da Emanuele Rosso.

Martoz Sì

SABATO 21 NOVEMBRE – La giornata inizia nella Biblioteca Salaborsa, dove oltre alla lunga tavolata in cui si vendevano fumetti vari, con un occhio di riguardo agli autori presenti al festival, c’era anche uno spazio dediche e BBBZine, cioè la mostra mercato di autoproduzioni internazionali con Breakdown Press, Tieten Met Haar, kuš!, Peow Studio, Jean Guichon Editeur, Ion Editions. Ma nemmeno il tempo di dare un’occhiata ai prodotti cartacei che bisognava già prendere posto per Qui e oltre, incontro o meglio conferenza di Richard McGuire, artista che ha talmente tante cose da dire che non ha bisogno che gli vengano poste domande, infatti fa tutto da solo, riuscendo anche a ridere alle sue stesse battute. La scaletta, scandita di tanto in tanto dagli interventi di Franco Minganti, ha ripreso grosso modo quella dell’incontro di Lucca, concentrandosi però più su Here e meno sulle altre opere come le copertine del New Yorker. Si sono invece visti alcuni dei lavori fatti sulle copertine della sua band Liquid Liquid, che a Lucca erano rimasti nel cassetto (anzi, nell’hard disk). Ma la principale differenza rispetto a Lucca è stata la presenza del pubblico, infatti se un mesetto fa gli ascoltatori scarseggiavano, l’Auditorium della Salaborsa era strapieno con gente anche in piedi. Ma non c’è da stupirsi, tanta è la differenza di target e di contenuti tra le due manifestazioni.

Here Bologna

“Qui e oltre”, qualche minuto prima (foto di Roberta Muci)

Stesso scenario dell’Auditorium per Mirabilia, conversazione tra Preteseille e David B coordinata da Alessio Trabacchini. La discussione è stata viva e interessante, buona anche per approfondire un autore come Preteseille che francamente conoscevo pochissimo prima di BilBOlbul. David B ha parlato un po’ dei suoi progetti futuri e un po’ de Il grande male, cosa che non guasta mai. Ma si è parlato anche di sogni, di Alfred Kubin e molto altro ancora. Se non sbaglio è a questo punto che, affrontando la pioggia torrenziale e ininterrotta di sabato, sono andato a vedere la mostra di Martoz aperta presso la galleria/negozio di dischi/libreria/bar Ono Arte Contemporanea, ben consapevole che il giorno successivo non avrei potuto presenziare all’inaugurazione a causa dell’orario non in linea con quello del mio treno di ritorno. Poche le tavole, otto se non sbaglio, ma comunque bellissime per il modo in cui sono disegnate selvaggiamente a matita, tanto che sembrano realizzate sui banchi di scuola. Tutte erano tratte dal nuovo libro dell’autore, Remi Tot in STUNT, presentato in anteprima a Bologna da MalEdizioni. Tutto ciò mi ha impedito di seguire l’incontro con Vincenzo Filosa (che avevo però già ascoltato a Lucca) ma non quello tra Giacomo Nanni e il duo Enrico Fornaroli-Gino Scatasta, segnato da un’approfondita analisi dell’ultimo lavoro dell’autore, Prima di Adamo, edito da Canicola. Al calare della sera è arrivato nuovamente il momento dei vernissage, in primis quello assolutamente mondano di Magnus e l’altrove. Favole, Oriente, leggende presso una Fondazione del Monte piena di pellicce, permanenti, cravatte e non so cos’altro, con gli ospiti intenti a sgomitare per accaparrarsi bevande e vivande, nemmeno fossimo in un film di Ferreri o di Fantozzi (scegliete voi l’opzione preferita). A parte questo, la mostra è assolutamente notevole, e dato che è aperta fino a gennaio se passate per Bologna vi consiglio di andarla a vedere. La prima parte era dedicata al Magnus prima di Magnus, come suggerisce il titolo del libro edito da Alessandro Distribuzioni e regalato a tutti i presenti all’inaugurazione (troppa grazia), focalizzandosi su alcune illustrazioni realizzate per favole per ragazzi. La seconda invece era incentrata sul Magnus maturo con una serie di tavole tratte da I Briganti, Le 110 Pillole, Le femmine incantate ed era davvero pazzesca.

Magnus-bozza-cover2

Altra inaugurazione di sabato quella di Ciao, sono O. Schrauwen, bella personale del fumettista belga che permetteva di studiare il lavoro di taglia e incolla fatto sulle tavole originali di Arsène Schrauwen, di guardare un po’ di pagine da Il mio bimboMowgli’s Mirror Greys, e anche di leggere le versioni stampate di Cartoonify, pubblicato da Squadro Stamperia in edizione limitata e firmata dall’autore in occasione della mostra, e del comic book Zaadmat Magazine uscito negli USA per Desert Island. E visto che mi trovavo lì, ho anche potuto dare un’occhiata ai lussuosi portfolio realizzati da Squadro per la Galerie Martel di Parigi, come quelli di Burns, McGuire e Spiegelman. La raffica di inaugurazioni continuava con quella di Andrea Bruno a Dynamo alle 22, ma la folla era veramente tanta e la mostra era strutturata in modo da permettere l’entrata soltanto a un numero limitato di persone per volta. Alla fine ho rinunciato, rimandando il tutto alla mattina seguente.

DOMENICA 22 NOVEMBRE – E infatti ho iniziato la giornata di domenica proprio andando a vedere Cinema Zenit di Andrea Bruno, dove le tavole originali erano del tutto assenti per lasciare spazio a una performance che, cito dal programma ufficiale, “vuole ricreare con video, sonorizzazioni e scenografie l’atmosfera e gli eventi della storia”. E posso dire che ci riesce egregiamente, a partire dalla location, una serie di caverne oscure dove inizialmente il visitatore si trova al buio, senza riferimenti né coordinate, e da cui pian piano emergono installazioni, proiezioni e musiche, con un effetto complessivo avvolgente e ben riuscito. Di seguito un paio di foto che spero possano rendere almeno un po’ l’idea.

Andrea Bruno 1

Foto di Roberta Muci

Andrea Bruno 2

Foto di Elena Orlandi

Uscito da Cinema Zenit, mi sono diretto verso Les Libellules, studio di sartoria artigianale che ospitava Wislawa Szymborska. Si dà il caso che io sia qui, con le tavole tratte dall’ultimo lavoro di Alice Milani per Becco Giallo sulla poetessa e artista polacca premio Nobel nel 1996. La Milani si è divertita non solo a ricreare lo stile dei collage dell’artista polacca all’interno del suo libro, ma anche ad abbellire le pareti dello spazio espositivo, come potete vedere qui sotto.

Alice Milani 1

Foto di Roberta Muci

Alice Milani 2

Foto di Roberta Muci

A quel punto era quasi mezzogiorno e dopo una breve sosta nell’epicentro della Salaborsa, era ora di spostarsi verso la libreria Trame per vedere la presentazione di Cocktails – After Dinner, secondo capitolo della quadrilogia sui cocktail ideata da Studio Pilar. Presenti i quattro artisti del collettivo, ossia Giulio Castagnaro, Andrea Chronopoulos, Andrea Mongia e Giulia Tomai, intervistati da Simone Sbarbati di Frizzifrizzi e con Alessio Trabacchini in versione barman. Infatti trattandosi di cocktail, si è ben pensato non solo di parlarne ma anche di farli assaggiare al pubblico, che così ha potuto sperimentare classici come il White Russian o chicche misconosciute come lo Champs-Élysées. Confidenziale, vivace, allegra, la conversazione è filata liscia tra un bicchierino colorato e l’altro.

pilar a bilbolbul

BilBOlbeve (foto di Studio Pilar, gioco di parole tutta colpa mia)

Neanche il tempo di finire la chiacchierata e sono passato al Cinema Lumière per la proiezione/incontro che vedeva protagonista ancora Richard McGuire, questa volta non per parlare di Qui ma dei suoi lavori di animazione. Sono stati proiettati l’episodio del film collettivo Fear of the Dark firmato da McGuire, caratterizzato da una forte opposizione bianco/nero e da uno stile retrò, e il corto Micro Loup che utilizzava la stessa visuale dall’alto di cui McGuire si servì per il suo fumetto breve ospitato sul tredicesimo numero di McSweeney’s, quello dedicato al fumetto e curato da Chris Ware. E non a caso l’incontro si intitolava Points of View. A seguire una conversazione con l’autore, sollecitato da Andrea Martignoni, interessante anche per chi come me non ama particolarmente (forse è un eufemismo nel mio caso) il cinema di animazione. Peccato aver dovuto abbandonare la discussione prima del tempo per spostarmi alla Feltrinelli Ravegnana per assistere all’incontro con Alessandro Tota. Argomento Il ladro di libri, ultimo lavoro uscito per Coconino, frutto della collaborazione con Pierre Van Hove, che doveva essere presente all’evento ma che è rimasto in albergo fermato dalla febbre. L’autore di Yeti e Fratelli è riuscito comunque a cavarsela benissimo da solo, raccontando l’incontro con Van Hove, la genesi del libro, lo scenario culturale in cui è ambientato, il modo in cui sono stati costruiti i personaggi e tanto altro. Il prolungarsi dell’incontro con Tota mi ha fatto perdere l’inizio di Breakdown Press. Il nuovo fumetto a Londra, in cui Richard Short e Joe Kessler dialogavano con Volker Zimmermann dei loro lavori e del progetto editoriale Breakdown, una delle migliori realtà editoriali internazionali del momento. Pur arrivando da Modo Infoshop in ritardo sono comunque riuscito a sentirne una parte, in cui si è detto del modo di Short di inserire citazioni nelle vignette del suo Klaus, della storia scritta insieme a Reuben Mwaura pubblicata su Windowpane #2 di Kessler e di qualche altro argomento che ora non mi sovviene. A quel punto, mentre si inaugurava la stanza disegnata da Alice Socal all’hotel Al Cappello Rosso e si proiettava il documentario Ho conosciuto Magnus, io ero sul treno di ritorno.

APPROFONDIMENTI – Il blog della manifestazione sta pian piano pubblicando diversi reportage fotografici. Per guardare qualche altra foto e leggere un esaustivo resoconto che approfondisce soprattutto le diverse mostre, vi consiglio questo articolo di Alessandra Ioalè. A proposito di Here di Richard McGuire, potete leggere la mia recensione e questo reportage da Lucca. Sulla Breakdown Press vi rimando all’approfondimento di Valerio Stivé su Fumettologica, mentre sulla pagina dedicata alla casa editrice londinese del negozio di Just Indie Comics trovate un po’ dei loro libri in vendita (e altri sono in arrivo a breve). Per Remi Tot in STUNT di Martoz date un’occhiata alla mia anteprima. Anche di Cocktails After-Dinner avevo mostrato qualche tavola.

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