“The Meeting” di Andrea Chronopoulos

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Da quando ho rinnovato il sito, una delle mie principali intenzioni era quella di pubblicare brevi storie a fumetti che a me erano particolarmente piaciute, a firma di autori che meriterebbero di essere conosciuti a un pubblico più vasto. Purtroppo finora ci sono riuscito poco, dato che questo è soltanto il secondo appuntamento con la rubrica Comic/Art. Mi sono però particolarmente impegnato per riuscire a farvi leggere questo The Meeting di Andrea Chronopoulos, uscito originariamente in un limitatissimo albetto stampato in 30 copie per Studio Pilar. Quando l’ho comprato alla scorsa Lucca Comics è stato un’assoluta rivelazione, perché raramente capita di leggere qualcosa di così brillante. The Meeting ha tutti gli elementi della storia breve perfetta, con una trama ben strutturata sin dall’inizio, un momento visionario nel mezzo, una notevole dose di ironia e un finale che chiude il cerchio. In più restituisce in maniera incredibilmente fedele un’atmosfera anni ’70 americana, tra teorie del complotto, ossessioni e paranoia, che ben si sposa con lo stile minimale sfoggiato dall’autore in questa occasione. Ok, la sto facendo più lunga del dovuto. Prima di lasciarvi alla lettura vi dico solo che Andrea Chronopoulos è un illustratore freelance nato nel 1990 ad Atene. Trasferitosi a Roma per studiare illustrazione e animazione, è membro fondatore di Studio Pilar, collettivo di illustrazione, etichetta di autoproduzioni editoriali e da poco anche bookshop. Di recente ha collaborato all’antologia Cocktails After-Dinner e ha acconsentito alla pubblicazione di questo fumetto su Just Indie Comics. Grazie a lui e buona lettura a voi.

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“Blammo” #8 1/2 di Noah Van Sciver

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Dimenticate i tipici racconti alla Van Sciver, quelli che vedono protagonisti i suoi loser brutti, sfigati e rovinati dalla vita e che erano la principale attrattiva dei precedenti numeri di Blammo, nonché il cuore dell’antologia Youth Is Wasted (ne ho parlato qui). Come la numerazione lascia intendere, questo ottavo numero e mezzo dell’antologia è un albo atipico, che mette insieme in un bella confezione impreziosita dall’uso del colore una serie di contenuti eterogenei, già pubblicati altrove oppure realizzati per l’occasione.

Il “cuore” di questo albetto, come al solito pubblicato da Kilgore Books, è costituito dai contenuti autobiografici, a partire dai diary comics già visti on line e che, riprendendo la struttura del comic book I Don’t Hate Your Guts uscito per 2d Cloud, ne proseguono anche la storia. Se in quell’occasione il sarcasmo spietato e l’ironia affilata di Van Sciver lasciavano spazio al romanticismo, qui assistiamo all’epilogo di quella relazione amorosa, in una serie di pagine dai colori pastello in cui a prevalere è la malinconia. Van Sciver non si mette completamente a nudo, non rivela particolari intimi come farebbero altri autori, ma raccontando piccoli fatti della quotidianità riesce a raggiungere il lettore, a stabilire un’empatia. Disegnati in fretta sul suo sketchbook, questi diari sono per me una delle cose preferite della produzione di Van Sciver e in un’ipotetica classifica dei molteplici “generi” affrontati dall’autore statunitense li metterei al secondo posto, subito dopo le storie dei perdenti di cui dicevo sopra. La tematica della rottura con la sua ex è ripresa in un paio di fumetti che fanno da cornice alle sei pagine di diario, in cui si passa da una malinconia ancora più toccante (in una spendida tavola in cui l’autore ritrova a casa le forcine per capelli della ragazza), alla saggezza dell’amico e collega John Porcellino (nel resoconto di una conversazione telefonica) fino alla disperazione (in una tavola che ritrae l’autore a letto).

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Se tutto questo vi sembra troppo intimista siete fuori strada, perché in questo numero di Blammo c’è molto altro, come un’apparizione speciale di Fante Bukowski (protagonista dell’omonimo libro fatto uscire qualche mese fa da Fantagraphics), un divertente fumetto con protagonista un killer di comunisti – che uccide demoni con la falce e martello stampata sul petto al grido di “better dead than red” – una storia marinara (o presunta tale) piena di mostri, due pagine biografiche (una dedicata addirittura ai Limp Bizkit, chissà perché) e una doppia tavola che ci riporta alle atmosfere del graphic novel The Hypo. Citazione a parte merita la ristampa di alcune strisce uscite per il giornale di Denver Westword, in cui possiamo notare l’abilità di Van Sciver anche come autore di newspaper strip, qui incentrate su temi di volta in volta diversi come la solitudine, i dischi preferiti, la depressione, le sbornie e via dicendo. Tra tutte la mia preferita è quella dedicata all’inverno, con l’inizio cult “I hope this winter is the coldest and darkest on record. I hope the sun goes down at noon and everybody stays indoors and reads”. Come non essere d’accordo?

Ah, se qualcuno ancora non lo sapesse Van Sciver sta per debuttare in Italia con il volume Saint Cole, in uscita in questi giorni per Coconino Press.

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Un primo sguardo a “Dog City” #4

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Non è proprio una preview perché il volume ha già debuttato qualche giorno fa alla Small Press Expo, ma quelle che trovate di seguito sono comunque alcune tavole dal quarto numero di Dog City, interessantissima antologia statunitense di cui ho già parlato in passato recensendo la terza uscita. In quel caso si trattava ancora del vecchio formato, una scatola di cartone contenente mini-comics di dimensioni e autori diversi, insieme a poster, riviste e stampe: una formula senz’altro originale ed esteticamente attraente, ma che presentava anche delle controindicazioni logistiche, dato che rendeva praticamente impossibile spedire il tutto fuori dagli Stati Uniti a causa dei costi decisamente elevati. Con questo quarto numero si è passati al più classico formato paperback, potenziato dall’utilizzo della piattaforma print-on-demand CreateSpace di Amazon che ha reso possibile una distribuzione facile e istantanea anche in Europa. E infatti Dog City #4 – come sempre curato da Simon Reinhardt, Luke Healy e Juan Fernández – è già disponibile su Amazon.it a un prezzo decisamente competitivo. All’interno troverete 7 fumetti, tutti frutto di collaborazioni a 4 mani tra 14 cartoonist e cioè Disa Wallander & Matt Davis, Luke Healy & Sasha Steinberg, Sarah Bowie & Iris Yan, Ed Cheverton & Dan Rinylo, Simon Reinhardt & Whit Taylor, Aaron Cockle & Juan Fernández, Caitlin Rose Boyle & Jennifer Lisa. Di seguito una tavola da ogni contributo.

 

Untitled Correspondence by Disa Wallander & Matt Davis

“Untitled Correspondence” by Disa Wallander & Matt Davis

Luke Healy and Sasha Steinberg’s Berghain, Berlin

Luke Healy and Sasha Steinberg’s “Berghain, Berlin”

Crossed Memories, a collaboration between Sarah Bowie and Iris Yan

“Crossed Memories” by Sarah Bowie and Iris Yan

The Summits and Valleys of Illusion by Ed Cheverton and Dan Rinylo

“The Summits and Valleys of Illusion” by Ed Cheverton and Dan Rinylo

Gestures by Simon Reinhardt and Whit Taylor

“Gestures” by Simon Reinhardt & Whit Taylor

Lists for Departure by Aaron Cockle and Juan Fernández

“Lists for Departure” by Aaron Cockle and Juan Fernández

Snack Time, a collaboration between Caitlin Rose Boyle and Jennifer Lisa

“Snack Time” by Caitlin Rose Boyle and Jennifer Lisa

Il meglio del Web – 21/9/2015

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Si è conclusa ieri negli Usa la Small Press Expo, il principale evento dedicato al fumetto indie nord-americano. Dei vincitori degli Ignatz Awards ho già parlato in questo post, qui vi do invece qualche dritta se volete approfondire le novità che hanno debuttato a Bethesda. Una lista più o meno completa la trovate sul sito ufficiale dell’evento, mentre Sequential State dà qualche consiglio sugli acquisti e Panel Patter riepiloga tutti i post sulla SPX pubblicati nelle scorse settimane. Fino a stanotte Comixology offre uno sconto del 50% sulle versioni digitali di alcuni titoli di editori o artisti presenti all’evento (io ne ho approfittato per recuperare qualche titolo della Oily Comics di Chuck Forsman), mentre il cartoonist ed editore americano Box Brown ha reso gratuitamente disponibile su Gumroad il suo albo An Entity Observes All Things, candidato agli Ignatz nella categoria Outstanding Anthology or Collection.

E a proposito di fumetti americani, un estratto da Cretin: Keep on Creep’n Creek, la storia a puntate di Mat Brinkman per l’antologia Under Dark Weird Fantasy Grounds dell’italiana Hollow Press, sarà uno dei piatti forti del nuovo volume di The Best American Comics, in uscita il 6 ottobre e che oltre a Brinkman ospiterà lavori di Gabrielle Bell, Anya Davidson, Ed Piskor, Blaise Larmee, Josh Bayer e tanti altri. Un cast davvero notevole, messo in piedi dall’editor Bill Kartalopoulos e dal guest editor di quest’anno, lo scrittore Jonathan Lethem. A firmare la copertina addirittura Raymond Pettibon. Wow!

 

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Un paio di crowdfunding in giro per il mondo. Negli Usa la 2d Cloud di Minneapolis ha inaugurato una raccolta fondi su Kickstarter per finanziare le pubblicazioni autunnali, tra cui si segnala una nuova rivista di critica e interviste, Altcomics Magazine. Disponibili anche a un prezzo speciale le ottime uscite primaverili, come 3 Books di Blaise Larmee, Salz & Pfeffer di Émilie Gleason e Qviet di Andy Burkholder. Peccato per le spese di spedizione inevitabilmente salate per noi europei.

 

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Intanto in Italia La Trama lancia una nuova serie di Coppie miste, incentrata questa volta sulle collaborazioni tra Silvia Rocchi e Anna Deflorian, Alice Milani e Tuono Pettinato, Viola Niccolai e Federico Manzone, Francesca Lanzarini e Matteo Berton, Luca Caimmi e Victor Lejeune. Le prime tavole pubblicate da Fumettologica sembrano decisamente interessanti e in particolare mi incuriosce la singolare coppia Alice Milani-Tuono Pettinato, mentre Rocchi e Deflorian sembrano davvero perfette per lavorare insieme.

Sempre su Fumettologica segnalo l’anteprima di Sunday, nuova antologia di Delebile, questa volta sotto forma di spillato di 36 pagine a colori di grande formato, con tavole sul tema della domenica a opera di Bianca Bagnarelli, Paolo Cattaneo, Max de Radiguès, Aisha Franz, Roman Muradov, Nicolò Pellizzon, Alice Socal, Mickey Zacchilli. Sunday è ordinabile qui a prezzo scontato fino al 25 settembre e sarà in mostra al Treviso Comic Book Festival, evento che come al solito propone mostre e ospiti di livello dall’Italia e dall’estero, con focus sul fumetto olandese rappresentato da Joost Swarte e sull’inglese Nobrow.

 

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Tra gli ospiti del TCBF c’è anche Paolo Cattaneo, che pubblica in questi giorni per Canicola L’estate scorsa. Sempre il colletivo bolognese fa uscire la prima storia lunga di Vincenzo Filosa, Viaggo a Tokyo. Sono molto curioso di leggerli entrambi.

 

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Intanto date un’occhiata a questi due nuovi fumetti dell’argentino Berliac su Vice: Myrra e I Never Was In Mexico.  Ho detto da tempo a Berliac che parlerò di lui più approfonditamente su Just Indie Comics: spero di riuscirci presto, così smetterò di sembrare un fanfarone.

 

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Sul sito di comics journalism Graphic News, Pietro Scarnera disegna XO, An Introduction to Elliott Smith, incentrata sul pezzo Waltz #2. Leggete, guardate e ascoltate, ne vale la pena.

Rob Clough recensisce Truth Is Fragmentary di Gabrielle Bell, J. Caleb Mozzocco parla di Terror Assaulter: O.M.W.O.T. (One Man War On Terror) di Benjamin Marra, Joe McCulloch analizza dettagliatamente il progetto Electricomics che vede tra gli ideatori Alan Moore, Robert Kirby intervista Josh Simmons, Annie Koyama parla dei suoi libri preferiti.

E a proposito di Koyama Press, la primavera canadese sembra decisamente fiorente, con il nuovo libro di Patrick Kyle, una raccolta di zine di Aidan Koch e altre interessanti novità.

 

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Assegnati gli Ignatz Awards 2015

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Trionfano le donne agli Ignatz Awards 2015, consegnati ieri sera all’annuale Small Press Expo. Le cartoonist nominate non hanno lasciato nemmeno un premio ai colleghi uomini e in alcuni casi hanno davvero fatto incetta del prezioso mattoncino, praticamente l’oscar del fumetto indie nord-americano. Sophia Foster-Dimino si è aggiudicata ben tre premi, mentre Sophie Goldstein, che già l’anno scorso aveva vinto un Ignatz per House of Women (come potete vedere da questa foto che avevo scattato in loco), ha portato a casa ben due riconoscimenti per il suo The Oven. Sophia e Sophie insomma, nemmeno a farlo apposta. Peccato che sia rimasto fuori ancora una volta Noah Van Sciver, che un premio l’avrebbe meritato. E il titolo di “oustanding anthology” sarebbe stato il giusto riconoscimento per il librone celebrativo della Drawn and Quarterly. Ma con i premi funziona così, si sa. Di seguito la lista completa, che può essere anche un’ottima occasione per recuperare materiale che avevamo tutti sottovalutato al momento dell’uscita.

 

Outstanding Artist
Emily Carroll, Through The Woods
Ed Luce, Wuvable Oaf
Roman Muradov, (In a Sense) Lost and Found
Jillian Tamaki, SuperMutant Magic Academy
Noah Van Sciver, Saint Cole

 

Outstanding Anthology or Collection
Drawn and Quarterly, 25 Years of Contemporary Cartooning, Comics, and Graphic Novels, edited by Tom Devlin, Chris Oliveros, Peggy Burns, Tracy Hurren and Julia Pohl-Miranda
An Entity Observes All Things by Box Brown
How To Be Happy by Eleanor Davis
Pope Hats #4 by Ethan Rilly
SuperMutant Magic Academy by Jillian Tamaki

 

Outstanding Graphic Novel
Beauty by Kerascoët and Hubert
The Oven by Sophie Goldstein
Rav by Mickey Zacchilli
Saint Cole by Noah Van Sciver
Wendy by Walter Scott

 

Outstanding Story
Doctors by Dash Shaw
Me As a Baby by Michael DeForge (from Lose #6)
Nature Lessons by Marguerite Van Cook and James Romberger (from The Late Child and Other Animals)
Sex Coven by Jillian Tamaki (from Frontier #7)
Weeping Flower, Grows in Darkness by Kris Mukai

 

Promising New Talent
M. Dean, K.M. & R.P. & MCMLXXI (1971)
Sophia Foster-Dimino, Sphincter, Sex Fantasy
Dakota McFadzean, Don’t Get Eaten by Anything
Jane Mai, Soft
Gina Wynbrandt, Big Pussy

 

Outstanding Series
Dumb by Georgia Webber
Frontier edited by Ryan Sands
March by John Lewis, Andrew Aydin and Nate Powell
Pope Hats by Ethan Rilly
Sex Fantasy by Sophia Foster-Dimino

 

Outstanding Comic
Borb by Jason Little
The Nature of Nature by Disa Wallander
The Oven by Sophie Goldstein
Pope Hats #4 by Ethan Rilly
Weeping Flower, Grows in Darkness by Kris Mukai

 

Outstanding Minicomic
Devil’s Slice of Life by Patrick Crotty
Epoxy #5 by John Pham
King Cat #75 by John Porcellino
Sex Fantasy #4 by Sophia Foster-Dimino
Whalen: A Reckoning by Audry

 

Outstanding Online Comic
The Bloody Footprint by Lilli Carré
Carriers by Lauren Weinstein
Mom Body by Rebecca Roher
O Human Star by Blue Delliquanti
Witchy by Ariel Ries

 

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Anteprima di “Irene” #6

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Debutterà questo weekend alla Small Press Expo di Bethesda, nel Maryland, il sesto numero di Irene, curato come sempre da Andy Warner, dw (autore della cover qui sopra) e Dakota McFadzean. In passato ho già parlato di questa antologia, di cui ho recensito il terzo e il quarto numero, e già allora l’ho definita come una delle realtà più interessanti nell’attuale panorama del fumetto indie nord-americano. In attesa di avere tra le mani il nuovo volumetto, vi propongo di seguito alcune immagini di quella che si preannuncia come l’uscita più imponente della serie, dato che avrà ben 216 pagine e ospiterà i contributi di autori da tutti i continenti, incluso l’Antartide. Buona visione.

Andy Warner

Ben Juers

Ben Passmore

Carolyn Nowack

Dakota McFadzean

dw

Frøydis Sollid Simonsen

Jackie Roche

Jai

Jai Granofsky

Katie Parrish

Kevin Uehlein

Leif Goldberg

Lena Merhej

Lucy Bellwood

Luke Howard

Marta Chudolinska

Marc Bell

Natsuko Yoshino

Nick Cartwright

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No Tan Parecidos

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Sean Knickerbocker

Shennawy

Shennawy

Tillie Walden

“Drawn Onward” di Matt Madden

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Drawn Onward è un comic book di Matt Madden pubblicato inizialmente come 182esimo numero della rivista One Story nel novembre 2013 e ristampato qualche mese fa da Retrofit Comics. Una donna incontra nei sotterranei della metropolitana uno sconosciuto, che ogni volta sembra riconoscerla tanto da implorare la sua attenzione e da dirle che non può vivere senza di lei. Detta così la storia potrebbe sembrare un mystery, costruito sul misterioso legame tra i due personaggi. In realtà Drawn Onward non è un fumetto incentrato sul plot ma sulla forma. Madden, che ai lettori italiani sarà familiare soprattutto per Esercizi di stile. 99 modi di raccontare una storia pubblicato da Black Velvet, realizza qui il suo ennesimo saggio in forma di fiction. D’altronde le sue opere sono spesso esperimenti che analizzano le strutture del fumetto e questo suo approccio alla narrativa disegnata ha trovato ancora più sfogo da quando il cartoonist statunitense si è trasferito ad Angoulême con la moglie Jessica Abel. Così, quando la protagonista comincia a ricambiare le attenzioni dello sconosciuto, il loro interesse diventa reciproco e sfocia nel bacio che occupa le pagine centrali dell’albo. Subito dopo, la prospettiva si ribalta. Ora è la donna a cercare l’uomo, che dal canto suo inizia a ignorarla e pian piano a respingerla. Ogni tavola della seconda metà del comic book diventa così speculare alla tavola corrispondente della prima parte, in un gioco di rimandi che ribalta i ruoli e trasforma quello che sembrava inizialmente un thriller in un sottile gioco da Settimana Enigmistica. L’alternarsi studiato di tavole disegnate con uno stile pulito e leggero e di altre caratterizzate da linee corpose fa il resto, rendendo a tutti gli effetti Drawn Onward un fumetto incentrato sulla struttura più che sulla narrazione.

Drawn_Onward_09-copy_originalNella versione originale la storia usciva con il sottotitolo di “star-crossed comic”, evidenziando il rapporto maledetto dal destino che lega i due protagonisti, mentre la nuova edizione è stata presentata come un fumetto palindromo. Tra le due definizioni la seconda è vera soltanto in parte, perché le pagine di apertura e chiusura contestualizzano la lettura e la rendono pienamente comprensibile soltanto se fatta “in avanti”, come suggerisce il titolo. Risulta invece azzeccatissima la definizione originale, dato che Drawn Onward si fa apprezzare più che per la dimensione formale – sinceramente un po’ fine a se stessa e neanche troppo originale – per il suo significato di parabola sui rapporti sentimentali, mostrando come a volte la sintonia duri soltanto per lo spazio di un bacio, dato tra le pagine centrali di un fumetto.

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Drawn Onward è disponibile qui nel negozio di Just Indie Comics.

Drawing in the sky – Un’intervista con Mardou

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Ho scoperto i fumetti di Sacha Mardou (in arte solo Mardou) con il secondo numero di Sky In Stereo, pubblicato da Yam Books dopo l’esordio autoprodotto. Quel mini-comic conteneva la scena in cui la protagonista prendeva l’acido e cominciava a vedere strani segni nel cielo, iniziando un vagabondaggio quasi liberatorio per le strade di Manchester, Inghilterra, dove era ambientato il fumetto e dove è cresciuta l’autrice. Quel momento così libero, quella fuga, quell’assolo proposto con tanta abilità da Mardou mi fece capire che avevo davanti agli occhi un talento cristallino. La lettura del primo numero mi confermò quell’impressione: le vicende di Iris erano raccontate con un’abilità nella costruzione dei dialoghi, una leggerezza e una scorrevolezza difficili da trovare altrove, soprattutto se si tiene conto che dietro a quella leggerezza si nascondevano temi importanti come amore (soprattutto per il collega di fast-food Glenn), droga (dall’ecstasy agli acidi fino all’eroina) e adesso anche religione. Dico “adesso” perché Sky In Stereo sta finalmente tornando in pista, ma non con il terzo numero che ci potevamo aspettare, quanto con un’edizione definitiva in due volumi pubblicati da Revival House Press. Il primo esce in questi giorni e contiene un lungo prologo inedito, i due mini-comics e quello che doveva essere il terzo numero, per un totale di 182 pagine. L’ho letto in anteprima e ne ho parlato con l’autrice.

Ciao Sacha, dato che questa intervista è in qualche modo un’anteprima del vol.1 di Sky In Stereo, lascerei a te l’onore di introdurre il libro a chi non lo conosce.

Ciao Gabriele, Sky In Stereo è un graphic novel in due parti che parla di un’adolescente chiamata Iris, del suo lavoro schifoso, della sua vita scolastica e infine del suo esaurimento nervoso. Sembra deprimente ma non lo è. Ci sono diversi momenti positivi lungo il percorso.

La prima cosa che mi viene in mente parlando di Sky In Stereo è che diversi elementi possono sembrare autobiografici, a partire dal fatto che la storia è ambientata a Manchester, in Inghilterra, dove sei nata e cresciuta. Ma al di là del sapere quanto c’è di autobiografico nelle vicende di Iris, a me piacerebbe chiederti se il materiale di Sky In Stereo parte da qualcosa che hai scritto o disegnato durante gli anni del college, per esempio un diario o uno sketchbook, perché alcune parti sono veramente accurate e realistiche.

No, non tenevo un diario a quei tempi. Molti degli eventi più importanti sono tratti dalla mia vita, ma ho fatto la scelta di trasformarli in fiction. Inoltre questo materiale guarda parecchio indietro, a più di venti anni fa. Non posso ricordare conversazioni fatte all’epoca, e così diventa invenzione. La fiction mi ha dato molta più libertà nell’esplorare da una prospettiva diversa gli aspetti più complicati della vita reale, comprimendoli in qualcosa di più semplice, una storia che inizia e finisce.
Molti personaggi sono inventati, come per esempio Doug, il patrigno di Iris. Mia madre era sposata con un tipo, ma era molto diverso da Doug. Mi piace molto quel personaggio in realtà, è stato divertente scriverlo e i continui battibecchi tra lui e la mamma di Iris aiutano a rivelare i motivi delle decisioni di Iris nella storia. Mia mamma è una Testimone di Geova nella vita reale, ma non è come Gina. Gina è abbastanza devota e conservatrice, l’ho descritta così per renderla funzionale alla storia. Mia mamma invece è adorabile e ho un rapporto molto stretto con lei. L’ho sempre avuto.
Sono contenta che la storia sembri vera comunque, mi piace l’idea che la gente ci si possa riconoscere.

Sì, tutta la storia sembra reale e alcune parti sono molto vivide, penso per esempio alla rottura tra Iris e John, che ha una dimensione emotiva molto forte…

Grazie. Penso che crescendo dimentichiamo quanto è intenso l’amore da giovani. Lì ho cercato proprio di catturare l’intensità e la futilità di quel sentimento.

Questa prima parte, in cui esplori l’ambiente familiare e l’educazione religiosa di Iris, è inedita, infatti Sky In Stereo #1 si apriva con quello che adesso è il secondo capitolo, quando Iris è in macchina con le amiche prima di entrare in un locale. Come ti è venuta l’idea di realizzare questa specie di prequel?

Ho sempre avuto l’intenzione di raccontare la storia dall’inizio, ma quando ho disegnato i mini-comics ho pensato che sarebbe stato più interessante cominciare direttamente nel mezzo dell’azione. Nel secondo libro (ho già le bozze pronte e lo disegnerò e inchiostrerò in autunno), il tema religioso tornerà nel periodo trascorso da Iris all’ospedale psichiatrico. Il manoscritto originale era molto più voluminoso e andava anche più indietro, a quando Iris aveva sette anni e i sui genitori stavano divorziando. La storia com’è adesso è venuta fuori durante l’editing. Ho tagliato due interi capitoli di circa 100 pagine totali, di cui avevo già fatto le bozze e che mi piacevano molto. “Evvai, almeno non devo disegnare tutta questa roba!”. E penso che alla fine il libro sia venuto meglio così.

A questo proposito un momento importante è quando Iris scopre L’età della ragione di Sartre e le sue certezze religiose vengono meno, mi ci sono ritrovato molto in quella parte, dato che a parecchie persone è capitato, intorno ai 14-15 anni, di mettere in discussione gli insegnamenti tramandati dalla famiglia e dalla società dopo essersi avvicinato a certi romanzi o testi filosofici.

Sì, ho letto un libro veramente importante per me, Confessions of a Teenage Jesus Jerk di Tony Du Shane ed è esattamente quello che succede a lui: dopo aver letto un libro dalla cattiva reputazione ha cominciato a mettere in discussione la sua famiglia di Testimoni di Geova. A dire il vero ho letto il libro dopo aver scritto Sky In Stereo, ma l’ho trovato molto vicino.

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Un’altra scena centrale è quella in cui Iris prende l’acido, non a caso le sue visioni del cielo danno il titolo al libro. All’inizio è fatta, felice, esaltata, ma con il passare del tempo è come se questa esperienza le abbia dato non solo “buone vibrazioni” ma anche una nuova consapevolezza, come se l’acido le avesse mostrato la strada per lasciare da parte la sua insicurezza…

E’ come si sente il giorno dopo, si sente speciale e positiva. Ma poi nei giorni seguenti non ha dormito né mangiato… La fiducia in se stessi quando è euforica non dura. Non può durare.

E infatti questo apre la strada al suo esaurimento, che sarà il tema del secondo volume…

Sì, il secondo volume avrà le stesse pagine del primo e vedrà Iris rinchiusa durante l’estate. C’è un estratto di tre pagine alla fine di questo libro che dà l’idea di cosa succederà. Per certi versi mi sono lasciata influenzare da La campana di vetro di Sylvia Plath.

Iris ascolta un sacco di musica dei primi anni ‘90, ci sono riferimenti ai Pixies, ai Blur, ai Pavement, agli Orbital, al Nick Cave solista… Ma ci sono anche David Bowie e i Velvet Underground… Tu cosa ascoltavi al college?

Tutta questa roba, tranne gli Orbital. La techno e la dance ancora andavano forte a Manchester, anche se il boom c’era stato all’inizio degli anni ’90. Non sono mai stata coinvolta in quelle scene. La canzone dei Pulp Sorted For E’s & Wizz era molto realistica, non per me magari, ma vedevo quel tipo di cultura intorno a me. Mi ricordo di aver letto un’intervista a Nick Cave degli anni ’90 e lui raccontava di aver iniziato a fare a botte con qualcuno dopo aver provato l’ecstasy. Ahah, è lui il mio tipo!

E che mi dici degli Smiths? Non so se ti piacevano, ma ci sono alcuni momenti che potrebbero essere tratti da un testo di Morrissey, per esempio quando alla fine del primo capitolo Iris pensa “He was my first… Being young feels like a curse. All this time ahead of me… Blank and grey”. E sono di Manchester anche loro…

Erano in giro un po’ prima di me e non sono mai stata una fan. Le chitarre di Johnny Marr mi hanno sempre urtato i nervi. Mi piacciono i Joy Division e i New Order, che erano altri due gruppi importanti di Manchester. Quando ero al liceo andavano forte gli Happy Mondays e i James. Alla fine il fumetto è ambientato a Manchester, e la musica è in qualche modo strettamente legata alla città. Era un posto dove suonavano tante band e da lì sono nati grandissimi gruppi. E questo ha dato a questa città altrimenti poco importante un senso di se stessa.
E’ difficile da spiegare ma ho cercato di rendere la musica parte del tessuto del libro nello stesso modo il cui la musica è intrecciata alla cultura della città di Manchester.

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Facendo un passo indietro, purtroppo ho conosciuto i tuoi lavori soltanto con gli albetti di Sky In Stereo, ma so che prima hai realizzato parecchi lavori, come Anais In Paris e Manhole. Ho visto on line qualche storia breve tratta dall’antologia tutta al femminile Whores of Mensa e sono molto diverse, si tratta di brevi racconti più estemporanei, mentre le tue ultime cose sono molto incentrate sulla narrazione. C’è qualche artista a cui ti ispiravi in modo particolare ai tempi di Whores of Mensa e come sei arrivata poi a sviluppare uno stile così narrativo?

Dan Clowes e Julie Doucet erano due delle mie fonti di ispirazioni. Ma erano entrambi degli artisti incredibili. Ho capito che la mia forza era la scrittura e così trovare uno stile grafico da mettere al servizio delle mie storie diventò il mio obiettivo di lungo termine. E lo è ancora!

In tal senso questa prima raccolta di Sky In Stereo segna una crescita dal punto di vista stilistico, mi sembra che le parti inedite poi siano più curate, come se con il passare del tempo il tuo stile stesse diventando più meticoloso…

Sono molto più a mio agio con il mio stile adesso, e penso che si veda. Scoprire il lavoro di Gabrielle Bell circa dieci anni fa è stato veramente importante per me. Non che io stia cercando di imitarla, ma c’è quella rassicurante sensazione di scorrevolezza nel suo disegno che mi ha davvero ispirato. E non si sforzava di disegnare, le bastava essere se stessa. Mi ha formato!
Inoltre penso di aver inconsapevolmente preso alcune cose da Ted May, mio marito. E’ un artista incredibilmente bravo, io non sono al suo livello. Ma stavo guardando al modo in cui disegno gli occhi adesso e ho capito che l’ho ripreso da Ted in tutto e per tutto.
Beh, siamo sposati quindi sono autorizzata, o almeno credo.

Beh, non credo che ti farà causa. Il paragone con Gabrielle Bell è perfetto, lei è una delle mie cartoonist preferite e sia le tue storie che quelle di Gabrielle sono scorrevoli, leggibili e mai noiose. Inoltre siete due artiste molto abili nel rendere il linguaggio del corpo…

Grazie, mi piace veramente tanto il suo lavoro, e poi ha avuto una vita così interessante. Hai notato che Gabrielle raramente usa i primi piani? Nella maggior parte delle sue vignette disegna figure intere o a tre quarti. Mi ricorda Ozu, i suoi film erano così.

Ok, siamo quasi alla fine dell’intervista e ne approfitto per chiederti se c’è qualcosa che ti è piaciuto davvero negli ultimi tempi, qualche fumetto oppure un romanzo o un film.

Everywhere Antennas di Julie Delporte è meraviglioso, l’ho adorato. E Paul Joins the Scouts di Michel Rabagliati è formidabile. Lui è uno scrittore e un cartoonist davvero bravo. Mi piace molto anche il lavoro di Melissa Mendes.
Ted sta lavorando al prossimo numero di Men’s Feelings e ne sto leggendo qualche pezzo quando mi avvicino di nascosto alla sua scrivania. E’ grandioso!

E per quanto riguarda la narrativa? Ho letto che hai studiato letteratura inglese al college, quindi sarei curioso di sapere se c’è qualche romanzo che hai apprezzato di recente o qualcosa a proposito dei tuoi autori preferiti.

Mi piace leggere tutto di un autore, partendo da qualsiasi cosa abbia scritto per passare poi alla sua biografia o autobiografia. Negli ultimi due anni ho letto tutta Doris Lessing, è probabilmente la mia persona preferita di sempre. O comunque è nella top five. Il suo libro Shikasta è diverso da qualsiasi cosa io abbia letto in precedenza.
Mi piace molto anche John Updike, alcuni lo hanno accusato di sessismo perché era un gran donnaiolo ma in realtà descriveva i suoi personaggi femminili in modo molto realistico. Cioè, se leggi le cose di Erica Jong scritte negli stessi anni i personaggi sembrano datati e stucchevoli. Invece le casalinghe di Updike sembrano reali e riescono a commuovere.
Leggo parecchi libri per bambini con mia figlia. Adoriamo la serie The Borrowers e in questo momento stiamo per finire i romanzi dei Moomins, Tove Jansson era grandiosa. Quei libri hanno ispirato i miei sogni. L’altra notte ho sognato un’altra volta tesori sommersi, quindi grazie Tove!

A proposito di sogni, in Italia abbiamo un famoso presentatore, Gigi Marzullo, che faceva un programma televisivo notturno in cui intervistava a lungo i suoi ospiti, spesso facendo domande abbastanza assurde. E una di queste era proprio “la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?”. Concludeva ogni intervista con la classica “si faccia una domanda e si dia una risposta”. Mi piacerebbe provare quest’ultima, che ne dici?

D- Hai visto qualcosa di fico di recente?
R- Ieri ho disturbato due coccinelle che si stavano accoppiando nel mio giardino. Stavo guardando le mie piante di cetriolo per vedere se ce n’era qualcuno pronto per essere colto e ho trovato questa coppia che si era appartata, si erano infilate in un angolo nascosto vicino a un cespuglio, coperte da una foglia. Una era giallognola con un sacco di macchie e la femmina era rossa con due chiazze. E mi è sembrata davvero una cosa fica.

Sky In Stereo 1

Anteprima di “Largemouths” di Gabriel Delmas

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Continuano i vagabondaggi della Hollow Press nei sotterranei internazionali e questa volta, dopo la puntata in Giappone di inizio anno con i libri di Tetsunori Tawaraya e Shintaro Kago, si torna nel vecchio continente con il francese Gabriel Delmas. In questo voluminoso tomo l’autore si ispira al quadro Saturno devorando a un hijo di Francisco Goya per raccontare una storia di violenza primordiale, ambientata agli albori del pianeta terra. Protagonisti i Largemouths, minacciosi giganti che nell’immaginario del cartoonist, pittore, fotografo e videoartista francese dominavano i continenti e se ne contendevano il predominio, mentre l’uomo muoveva i primi passi ed entità misteriose davano vita alle prime forme d’arte. Senza fare uso di parole, Delmas racconta una storia che si preannuncia potente, inquietante e a suo modo poetica.

Largemouths è edito da Hollow Press ed è un volume di 688 pagine in bianco e nero, formato 16 x 21,5 cm, stampato in 500 copie e venduto al prezzo di 29 euro. Esce il 15 settembre ma fino a domenica 13 c’è tempo per pre-ordinarlo con il 15% di sconto. La casa editrice di Michele Nitri mette a disposizione anche alcuni originali di Delmas e una stampa in edizione limitata che riproduce la copertina, firmata dall’autore.

Di seguito trovate in anteprima alcune pagine dell’interno del libro. Buona visione.

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Nasce lo shop di Just Indie Comics

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Dopo averci pensato a lungo, mi sono finalmente deciso a inaugurare un negozio online legato al sito, dove troverete grosso modo i fumetti di cui scrivo su queste pagine. Dico “grosso modo” perché non ci sarà un legame diretto tra i fumetti di cui parlo e quelli in vendita, anzi capiterà di frequente che troverete nel negozio fumetti che non ho trattato e viceversa. Questo anche per chiarire che Just Indie Comics non perderà la sua dimensione informativa e critica, anche se di “critica” vera ne ho fatta sempre poca, dato che tendo a parlare per lo più dei fumetti che mi sono piaciuti e che mi sento di consigliare. Tra l’altro uno degli scopi di questa iniziativa è proprio quello di potenziare i contenuti critici e informativi, aumentando soprattutto il volume di recensioni grazie ai rapporti sempre più stretti che sto portando avanti con artisti, editori e distributori.

Ma cosa potrete trovare in questo negozio? Per la gran parte si tratterà di materiale proveniente da oltreoceano, dato che la scena nord-americana è quella di cui più mi occupo da queste parti, non a caso ho chiamato il sito “Just Indie Comics”. Si tratta di fumetti per lo più introvabili in Europa, che gli appassionati dovevano finora ordinare via posta sobbarcandosi spese di spedizione sempre più proibitive, spesso con l’aggravio delle tariffe doganali. Qui invece avrete la possibilità di ordinare tutti i fumetti che volete potendo usufruire, almeno per ora, di una spedizione per l’Italia a tariffa fissa di 5 euro con piego di libri raccomandato. Per i paesi dell’Unione Europea e il resto del mondo le spese dipendono invece dalla quantità di fumetti ordinati. Per quanto riguarda invece i prezzi degli albi, cerco di mantenerli bassi anche se non è facile tenendo conto che quando ordino il materiale devo pagare anche le spese di spedizione e a volte la dogana. Comunque, come detto, faccio il possibile.

Date dunque un’occhiata alla prima infornata di fumetti, che comprende gli ultimi tre numeri dell’antologia monografica Frontier, realizzati da Emily Carroll, Jillian Tamaki e Anna Deflorian, le ultime due uscite dell’inglese Breakdown Press a firma Michael DeForge e Antoine Cossé (di cui trovate anche Harold edito da Retrofit Comics), qualche fumetto di autori ben noti ai lettori affezionati di questo sito (Noah Van Sciver, Sam Alden, Malachi Ward), The Wild Kingdom di Kevin Huizenga a un prezzo d’eccezione, Night Animals del Brecht Evens visto in Italia con Gli amatori, Drawn Onward dell’altra vecchia conoscenza dell’editoria italiana Matt Madden, il numero della rivista francese Mon Lapin dedicato a Killoffer che include la collaborazione con Charles Burns, e altro ancora. Se vi interessa qualcosa affrettatevi perché in questa fase iniziale le quantità sono decisamente limitate. E per chi vuole essere sempre aggiornato sulle novità di volta in volta disponibili vi consiglio di mettere “mi piace” all’apposita pagina Facebook.

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