“mini kuš!” #34-37

(English text)

MikkelSommer_Limonchik_Cover_600

Nuova serie di mini kuš!, tutti in uscita il 22 agosto insieme al 22esimo numero della più massiccia antologia, che questa volta ha scelto il “fashion” come tema. In attesa di vedere come i vari cartoonist hanno esaltato, deriso, reinventato il mondo della moda, vediamo adesso cosa ci riservano questi nuovi quattro albetti, tutti di 28 pagine a colori, spillati in formato A6 e stampati su una bella carta spessa e opaca.

Il 33esimo mini kuš! è appannaggio di Mikkel Sommer, artista danese classe ’87 che si è già fatto notare pubblicando in Francia per Casterman e in Inghilterra per Nobrow. Al debutto assoluto per l’editore lettone, Sommer tira fuori in Limonchik una storia quasi del tutto muta (ci sono solo 2 pagine su 24 con un accenno di testo) che immagina il ritorno sulla terra della cagnetta “lost in space” Laika, altrimenti nota proprio come Limonchik. I fulmini che escono dagli occhi dell’animale, già mostrati in copertina, preludono a una seconda parte dell’albetto piena di tempeste e distruzioni, in uno scenario apocalittico che alterna tavole su sfondo rosa ad altre blu scuro, in una giustapposizione tra giorno e notte, terra e spazio profondo. L’uomo è qui totalmente assente, ci sono solo un cane e una civiltà prima addormentata, poi devastata.

TheoEllsworth_Birthday_Cover_600

Se l’idea di Sommer è efficace ma al tempo stesso piuttosto semplice, lo statunitense Theo Ellsworth viaggia su coordinate più complesse e persino psichedeliche. Sarà che quando ho scoperto il mondo dei comics e dell’arte underground le sue cose erano un po’ dappertutto, ma io in questi giochi visionari che rimandano a riti di rinascita mentale e corporea rivedo sempre l’eco del nostro Matteo Guarnaccia, in questo caso mixato con l’altro americano Jim Woodring. Paragoni a parte, Ellsworth crea in queste pagine una storia totalmente muta ma che riesce al tempo stesso a essere divertente, inquietante e alla fine liberatoria.

TheoEllsworth_Birthday_4_600

Ma non fatevi incantare soltanto dalle atmosfere oniriche e dalle linee intrecciate di questo Birthday, perché l’autore di Capacity e di The Understanding Monster è un maestro anche nel disegnare volti umani ed espressioni, come la faccia disperata del protagonista nella prima pagina, il suo timore mentre accetta di sottoporsi al rito iniziatico a pag.4, l’incredulità quando capisce cosa gli sta succedendo nella sequenza finale.

LaiTaTatWing_PagestoPages_Cover_600

Dato che non c’è due senza tre, anche Lai Tat Tat Wing non fa uso di parole nel suo mini-albo. L’artista di Hong Kong è presenza quasi fissa nelle antologie lettoni e non poteva mancare prima o poi un mini kuš! a lui interamente dedicato. Pages to Pages vede i due protagonisti senza volto ridere, litigare e poi infine inseguirsi, in un crescendo di situazioni degne di un cartone animato ma in cui non mancano elementi surrealisti. Sembro scemo se dico di vedere qua e là l’eco della Doom Patrol di Grant Morrison? Beh, forse sì, ma i libri che si aprono impazziti e le mani che piovono dal cielo possono suggerire questa improbabile analogia. Presente anche il tema metanarrativo del conflitto fra pagina disegnata e tecnologia, che trova degno compimento nella scena finale. A mio parere visto il tono della storia dei colori più incisivi non avrebbero guastato, ma probabilmente è solo una questione di gusti.

Tommi Musturi_Snake in the Nose Cover_600

Chi sicuramente non ha fatto economia di colori sgargianti è il veterano del fumetto underground europeo Tommi Musturi, per cui il 2015 è un anno particolarmente importante, dato che a novembre uscirà la raccolta del suo The Book of Hope per Fantagraphics. L’albo si apre con una bionda signora intenta a bere un cocktail e fumare, fino a che qualcosa non le cade in testa… Non vi dirò di che si tratta, ma vi assicuro che è una scena che ben rappresenta l’astio del protagonista nei confronti del mondo intero, degno di un personaggio di Ivan Brunetti. Ma alla fine quest’uomo non è poi così terribile come sembra se sogna arcobaleni e unicorni e se si trova a ballare tutto nudo sulle note di Like a Virgin di Madonna… Al di là della trama, comunque divertente, il lavoro del cartoonist finlandese si esalta in alcune tavole geniali che uniscono inventiva e storytelling: si veda per esempio quella in cui inscena una serie di possibili suicidi per il suo protagonista o tutta la coloratissima sequenza onirica. Insieme a quello di Ellsworth, Snake in the Nose è il mini kuš! più riuscito di questa infornata estiva.

Tommi_Musturi_Snake-1_600I quattro albetti sono già disponibili qui al prezzo di $6 l’uno incluse spese di spedizione.

Anteprima di “See You Next Tuesday” di Jane Mai

See_You_Cover

Jane Mai è una cartoonist di Brooklyn che alterna un tratto dalle eleganti linee manga a momenti di assoluta spontaneità, in cui le linee diventano poco controllate e tendono quasi allo scarabocchio. Ne vengono fuori diary comics capaci di comunicare al lettore un senso di immediatezza e spontaneità, incentrati su situazioni tratte dal quotidiano. Il tono è per lo più comico, ma tra le varie gag si insinuano momenti più profondi e altri persino disturbanti. Dopo Sunday in the Park with Boys, uscito nel 2012, Koyama Press pubblicherà una nuova raccolta dei fumetti della Mai, See You Next Tuesday, di cui potete leggere alcune pagine in anteprima. Il volume sarà brossurato, di 128 pagine, al costo di 12 dollari. Intanto per conoscere meglio il mondo dell’autrice potete dare un’occhiata al suo Tumblr.

See_You_01 See_You_02 See_You_03 See_You_04 See_You_05 See_You_06

L’incipit di “Steroid Max” di Michael Hacker

(English text)

steroid-max_cover_jan2015_1400px

 

Michael Hacker è un fumettista e illustratore austriaco classe ’81, autore di illustrazioni pubblicitarie, di manifesti per concerti di band come Mudhoney, Fu Manchu, Melvins, Sonic Youth, Dinosaur Jr. e di albi autoprodotti. Se Häcksler del 2010 era uno spillato che raccoglieva una serie di gag estemporanee, il nuovo Steroid Max è invece un più corposo brossurato di 48 pagine che racconta una storia completa sullo sfondo della Los Angeles del 1982. Folgorato dalla visione di Conan il Barbaro, il giovane e sfigato Max diventa fan accanito di Arnold Schwarzenegger, tanto che quando si diffonde la notizia del rapimento dell’attore si lancia alla sua ricerca. Il tratto caricaturale ed espressivo del cartoonist di Vienna è al servizio di una storia leggera e divertente raccontata senza parole, un tributo agli action movie degli anni ’80 pieno di sangue e soprattutto sudore. Di seguito le prime pagine dell’albo, che potete ordinare direttamente dal webshop dell’autore.

steroid-max_JAN2015_05 steroid-max_JAN2015_06 steroid-max_JAN2015_07 steroid-max_JAN2015_08 steroid-max_JAN2015_09 steroid-max_JAN2015_10 steroid-max_JAN2015_11 steroid-max_JAN2015_12 steroid-max_JAN2015_13 steroid-max_JAN2015_14

Una storia da “Dressing” di Michael DeForge

(English text)

Dressing_Cover

Ormai la gran parte di voi conosceranno Michael DeForge, autore canadese a dir poco prolifico, di cui si susseguono webcomics, mini-comics, numeri della sua serie personale Lose, antologie, volumi di storie inedite e chi più ne ha più ne metta. Se le sue opere maggiori possono essere considerate la stessa Lose, di cui il volume A Body Beneath raccoglie i numeri dal 2 al 5, e Ant Colony, fumetto pubblicato on line e poi stampato da Drawn and Quarterly, DeForge non si risparmia di certo nelle storie brevi realizzate per le occasioni più disparate. Proprio queste verranno riunite a settembre in Dressing, volume simile a Very Casual del 2013, ancora una volta pubblicato da Koyama Press e dove troverete questa Christmas Dinner, che contrappone disegni colorati e apparentemente “carini” a un testo di tutt’altro tono, restituendo quel mix di crudeltà e ironia che è la cifra stilistica dell’autore. Se poi non conoscete ancora bene l’opera di DeForge, sul vecchio blog ho parlato brevemente di Lose #5, Very Casual e Lose #6. Per chi volesse un’analisi più valida e approfondita della mia segnalo invece questo lungo articolo del critico americano Rob Clough del blog High-Low. Buona lettura.

Dressing_01Dressing_02Dressing_03Dressing_04Dressing_05Dressing_06

Un’anteprima di “Black Rat” di Cole Closser

Closser_BlackRat_Cover

Nove storie brevi legate dall’apparizione di un topo nero, un animale che si annida nell’ombra, si muove tra i boschi, viaggia nel tempo. A raccontarle è Cole Closser, già autore di Little Tommy Lost, storia dickensiana delle disavventure di un ragazzino raccontata secondo lo stile delle newspaper strip (ne avevo parlato qui). In questo nuovo Black Rat, 160 pagine a colori in uscita a settembre per la canadese Koyama Press al prezzo di 15 dollari, Closser rompe ogni schema e trasforma il suo stile retrò in un trionfo di creatività. Se l’intero volume sarà al livello di queste prime immagini, gentilmente inviatemi dalla Koyama, ne vedremo delle belle.

Closser_BlackRat01 Closser_BlackRat02 Closser_BlackRat03 Closser_BlackRat04 Closser_BlackRat05 Closser_BlackRat06

Gli altri cocktail dello Studio Pilar

00cover_hedof

Se con Pre-Dinner – di cui avevo parlato in questo post dedicato ai fumetti di Lucca Comics – avevamo sorseggiato l’aperitivo, dopo qualche mese la cena è sicuramente finita e può così essere servito il secondo volume dei Cocktails editi da Studio Pilar, dedicato alle bevande After-Dinner. Presentata mercoledì 8 luglio allo Spazio Bk di Milano, la nuova antologia ospita i lavori di Andrea Chronopoulos (a cui è stato affidato lo Stinger), Amanda Baeza (Rusty Nail), Alexis Nolla (White Russian), Alberto Fiocco (Godfather), Lauren Humphrey (Grasshopper) e Umberto Mischi (Champs Elysées), oltre a Hedof che ha illustrato la copertina e curato il design della testata. Quella di Cocktails sarà una tetralogia e i prossimi volumi si intitoleranno Anytime e Longdrink, richiamando la classificazione ufficiale dei cocktail. Lo Studio Pilar è un’associazione di illustratori con base a Roma ed è formato da Giulio Castagnaro, Andrea Chronopoulos, Andrea Mongia e Giulia Tomai. A seguire alcune illustrazioni da After-Dinner, 48 pagine a colori in italiano e inglese, 13.5×21 cm, brossurato, disponibile presto sul webstore dello Studio Pilar oppure alla mail hello@studiopilar.it.

Andrea Chronopoulos

Andrea Chronopoulos

Amanda Baeza

Amanda Baeza

Alexis Nolla

Alexis Nolla

Alberto Fiocco

Alberto Fiocco

Lauren Humphrey

Lauren Humphrey

Umberto Mischi

Umberto Mischi

Arriva “Volcan” (Lagon #2)

VOLCAN-couvetureABC-700

Non ho fatto in tempo a preparare questo post che le 100 copie destinate alla vendita on line del secondo numero di Lagon, intitolato questa volta Volcan, sono già esaurite. Se non l’avete ancora fatto, è dunque già troppo tardi per ordinare uno dei 400 esemplari dell’antologia francese, che propone il lavoro di 30 artisti internazionali, alcuni sicuramente ben noti ai lettori di Just Indie Comics. Le copie restanti verranno vendute ad alcuni festival in giro per il mondo e cioè al Safari Festival di Londra (22 agosto), al Cultures Maison di Bruxelles (11-13 settembre), alla New York Art Book Fair (17-20 settembre), al Fanzines di Parigi (ottobre), al Central Vapeur di Strasburgo (dicembre) e infine ad Angoulême (gennaio). Volcan costa 40 euro ed è un volume risografato di 216 pagine formato 17×24 cm, con testi in francese e traduzioni in inglese nel libretto allegato, a cura di Séverine Bascouert, Alexis Beauclair, Bettina Henni e Sammy Stein. I 30 fumettisti e illustratori che contribuiscono al libro, alcuni con inediti e altri con lavori già pubblicati altrove, sono Jean-Philippe Bretin, Carlos Gonzalez, Hugo Ruyant, Sammy Stein, Tom Lebaron Khérif, Fletcher Hanks, Stefanie Leinhos, Léo Quievreux, Alexis Beauclair, Aidan Koch, Roxane Lumeret, Lasse & Russe, Noel Freibert, Louis Granet, C.F., Nacho García, Amandine Meyer, Amanda Baeza, Léon Maret, Leon Sadler, Jérémy Piningre, Olivier Schrauwen, Jeremy Perrodeau, Baptiste Virot, Antoine Cossé, Acacio Ortas, Stathis Tsemberlidis, Jonny Negron, Bettina Henni, Yuichi Yokoyama. Di seguito qualche promettente e in alcuni casi strabiliante immagine tratta dall’antologia. Buona visione.

VOLCAN-01-Bretin

Jean-Philippe Bretin

VOLCAN-02-Gonzalez

Carlos Gonzalez

VOLCAN-03-Ruyant

Hugo Ruyant

VOLCAN-08-Quievreux

Léo Quievreux

VOLCAN-09-Beauclair

Alexis Beauclair

VOLCAN-14-Granet

Louis Granet

VOLCAN-15-CF

C.F.

VOLCAN-22-Schrauwen

Olivier Schrauwen

VOLCAN-24-Virot

Baptiste Virot

VOLCAN-25-Cossé

Antoine Cossé

VOLCAN-27-Tsemberlidis

Stathis Tsemberlidis

VOLCAN-30-Yokoyama

Yuichi Yokoyama

Il meglio del Web – 13/7/2015

Eisner Awards Ed Piskor

Ormai già lo avrete letto altrove, ma vi dico comunque che al Comic-Con di San Diego sono stati annunciati i vincitori degli Eisner Awards, notizia di cui tra l’altro ci interessa fino a un certo punto. Personalmente ammetto di non conoscere la gran parte del materiale nominato, che non è propriamente la mia “cup of tea”, comunque la notizia è che la gran parte dei riconoscimenti sono andati alle varie Image, Dark Horse, Boom! ecc., mentre la Marvel non si è aggiudicata nemmeno un Eisner e la DC si è dovuta accontentare dei premi dati a J.H. Williams III come Best Painter/Multimedia Artist e a Darwyn Cooke come Best Cover Artist. A me ha fatto particolarmente piacere la vittoria di Ed Piskor con Hip Hop Family Tree vol.2 (qui la mia recensione del primo volume, l’unico finora pubblicato in Italia) nella categoria Best Reality-Based Work e nella foto in alto potete vedere proprio il suo premio. Da segnalare anche il trionfo del Little Nemo di Winsor McCay, vittorioso nella categoria Best Archival Collection/Project-Strips con le storie originali ristampate nel volume Taschen, tra le Limited Series con Little Nemo: Return to Slumberland di Eric Shanower e Garbriel Rodriguez e anche come Best Anthology e Best Publication Design con l’antologia tributo Little Nemo: Dream Another Dream pubblicata negli Usa da Locust Moon. L’Artist Edition del Nick Fury Agent of S.H.I.E.L.D. di Jim Steranko ha avuto la meglio nella sezione Best Archival Collection/Project-Comic Books su una serie di titoli altrettanto validi, tra cui la collezione completa di Zap edita l’anno scorso da Fantagraphics.

STERANKO-COVER

Dopo la pubblicazione del pre-order su Amazon, di cui avevo già parlato qui, arriva l’annuncio ufficiale della Fantagraphics riguardo l’uscita del nono numero di Kramers Ergot, atteso per il marzo prossimo. Il volume sarà di 250 pagine in grande formato e costerà 45 dollari. In questa intervista al Comics Reporter l’editor Sammy Harkham parla dell’evoluzione dell’antologia e della sua speranza di farla uscire con maggiore regolarità in futuro. Sempre il sito di Tom Spurgeon anticipa qualche tavola, tra cui quella di Lale Westvind che vedete qui sotto.

Kramers Ergot 9 Lale Westvind

Dopo aver riscritto la storia dei maggiori personaggi Marvel e Dc, Grant Morrison non si ferma più e ora vuole mettere il suo marchio anche su Heavy Metal, versione americana della francese Metal Hurlant, che nei suoi giorni di gloria pubblicava artisti come Moebius, H.R. Giger, Bernie Wrightson, Richard Corben e tanti altri. I recenti sviluppi dell’antologia mi sembrano tutt’altro che esaltanti ma il recupero di materiale d’annata di Jack Kirby previsto nel numero di agosto (ne ho parlato nella puntata precedente di questa rubrica) e l’ingaggio di Morrison come editor-in-chief fanno sperare in un rilancio. Da seguire con curiosità, a partire dal prossimo febbraio. Qui intanto trovate qualche notizia in più.

heavy-metal-magazine-red

 

A Londra il 22 agosto torna il Safari Festival organizzato dalla Breakdown Press, casa editrice tra le mie preferite del momento. Tanti gli espositori, per lo più inglesi, come Decadence ComicsJack TeagleEyeball Comix, Famicon ExpressJoseph P Kelly, Landfill Editions, Laura Callaghan e tanti altri.

Safari Festival tumblr_nqnips8Dxi1qkx3sfo1_1280

Qualche settimana dopo, e precisamente l’11, il 12 e il 13 settembre, a Bruxelles ci sarà Cultures Maison, il festival belga che guarda con maggiore attenzione all’universo delle autoproduzioni e del fumetto alternativo, con una cinquantina tra case editrici, artisti e ospiti internazionali.

Cultures Maison

Sempre a settembre uscirà il nuovo lavoro del francese Léo Quievreux, pubblicato dalle Éditions Matière. Si intitola Le Programme Immersion e potete vedere qualche immagine sull’apposita pagina Facebook. Il lavoro di Quievreux è onirico, immaginifico, stimolante e non vedo l’ora di leggere questo tomo di 150 pagine.

Leo Quievreux

Ancora in tema di novità editoriali, qualche giorno fa l’Alternative Comics, etichetta che coordina e distribuisce il materiale di una serie di case editrici minori come Hang Dai Studios, Revival House Press, Hic & Hoc e via dicendo, ha annunciato i libri in uscita nei prossimi mesi. Il programma è ricchissimo e di tutto livello, forse anche meglio di quello di Fantagraphics e Drawn and Quarterly. Qui potete vederlo nel dettaglio, dal canto mio vi consiglio di dare particolare attenzione a Conditions On The Ground di Kevin Hooyman, Sky In Stereo di Mardou, Compulsive Comics di Eric Haven e all’antologia Alternative Comics Are Dead, di cui potete vedere qui sotto la cover di Hellen Jo. Ma anche il resto non è da meno.

Alternative Comics Are Dead

Passo e chiudo parlando di Helena Hauss, un’artista con base a Parigi che disegna utilizzando la penna biro. Inizialmente i suoi lavori non mi hanno colpito molto, ma a forza di rivederli devo dire che il mix tra il retrò anni ’50 e il punk, il realismo dei volti, la morbosità di alcuni dettagli hanno sciolto ogni mia riserva. Oltre al suo sito, potete andare a vedere una serie di articoli che hanno parlato ultimamente della Hauss, pubblicati su It’s Nice That, Juxtapoz e Dangerous Minds.

Helena_Hauss_itsnicethat_1

“Hip Hop Family Tree” di Ed Piskor

di Ed Piskor, Panini 9L, maggio 2015, brossurato, 112 pagine a colori, 33×23.3 cm, euro 22

 

Hip hop family tree cover italiana

 

Inizialmente serializzata su Boing Boing, la serie Hip Hop Family Tree di Ed Piskor continua la sua cavalcata trionfale e, contemporaneamente all’annuncio della ristampa dell’intera saga in albi mensili da parte di Fantagraphics, sbarca dalle nostre parti con un’elegante edizione Panini 9L. Anche i lettori italiani possono così cominciare a leggere la storia dell’hip hop riadattata graficamente come se fosse un fumetto Marvel dell’epoca. E’ la prima metà degli anni ’70 quando la prima vignetta del volume ci mostra Dj Kool Herc in una sala del South Bronx mentre guarda la gente scatenarsi all’entrata di un giro di batteria. Da lì l’idea di mettere in loop i break strumentali delle canzoni, mixandoli gli uni con gli altri, e di arruolare un MC per aggiungere alla performance l’uso della voce. E’ la nascita di un genere, ulteriormente potenziato dall’invenzione dello scratch da parte di Grandwizard Theodore e da talenti come Grandmaster Flash e Afrika Bambaataa, che danno vita ai cosiddetti bloc party. L’hip hop esplode e porta alla formazioni di gruppi dall’aspetto simile a quello delle gang di strada, che si sfidano a colpi di dischi in “battle” epiche, attirando l’attenzione di produttori, discografici, distributori ma anche di artisti e musicisti rock. La carrellata di volti celebri che si succedono pagina dopo pagina è lunghissima e se è ovvio vedere personalità del mondo hip hop come DJ Hollywood, Sylvia Robinson, Lovebug Starski, Russell Simmons e tanti altri, meno scontata è la presenza di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, di Blondie e dei Clash. Piskor guarda al mondo dell’hip hop a 360 gradi e ne approfondisce le fonti di ispirazione, i riferimenti, le ibridazioni. Lo scopo è quello di offrire un contesto alla nascita e alla formazione di questa musica, prendendo in considerazione anche altri elementi della cultura pop del periodo ’70-’80.

 

hip-hop-strip-35

 

Al di là della dimensione documentaristica, la grandezza dell’opera di Piskor è nello stile, che riesce a non stancare dopo le tante pagine che si sono accumulate in questi anni senza soluzione di continuità: su Boing Boing siamo arrivati al 1984 e negli Usa sta per uscire il terzo libro delle serie. Se la narrazione è infatti dettagliata, sono proprio il disegno vintage, i colori opachi e le tante trovate grafiche a renderla anche vivace e godibile, insieme a una predilezione per i dettagli, gli episodi, gli aneddoti che non fanno mancare una dimensione narrativa. Tra le cose migliori di questo primo volume c’è la tavola dedicata al black-out del 1977, quando l’oscurità porta a una notte di pistole puntate e furti di strada, oppure Grandmaster Flash che gira i dischi e le manopole lasciando scie come il quasi omonimo velocista dei fumetti, o anche le didascalie classiche da fumetto di supereroi che assumono nuove forme come BOMP, POP, DAP, BAP. Il genere supereroistico è qui utilizzato come mezzo espressivo proprio come facevano gli esponenti della pop art con il cinema, la pubblicità e ovviamente il fumetto stesso. Questa particolare affinità è sottolineata nell’appendice Il legame tra hip hop e fumetti, una delle cose più divertenti del volume, in cui Piskor ci racconta tra l’altro di aver risparmiato “9$ con i soldi del pranzo per comprare New Mutants 87, la prima apparizione completa di Cable, disegnata dal mio idolo, Rob Liefeld”. Per Piskor, classe ’82, era quasi scontato essere un fan di Liefeld, che negli anni ’90 prosperava insieme agli altri autori poi divenuti fondatori dell’Image. D’altronde tutta la produzione Marvel – quindi non solo i grandi classici degli anni ’60 – è stata attentamente rivalutata da tanti cartoonist dell’underground statunitense, basti pensare a Benjamin Marra e Tom Scioli, che contribuiscono a questo volume con le pin-up conclusive, o ad altri come Chuck Forsman (almeno per quanto riguarda la sua nuova serie Revenger) o Josh Bayer, del cui progetto All Time Comics ho già parlato su queste pagine.

 

Hip-Hop-strip-3

 

In particolare Piskor guarda all’estetica dei fumetti metropolitani, quelli che hanno fatto conoscere New York ai ragazzini di tutto il mondo. E’ chiaro che il riferimento è più alla Marvel che alla Dc, perché in una storia dell’hip hop l’ambientazione deve essere non solo urbana, ma anche realistica. La sua è la New York delle pagine di Daredevil, di alcune storie di Capitan America, di un classico minore come Omega The Unknown, anche se l’azione non si svolge a Manhattan, location della gran parte dei titoli Marvel, ma soprattutto nel Bronx e ad Harlem, quest’ultima già scenario di un cult anni ’70 come la serie blaxploitation dedicata a Luke Cage/Power Man. Tra locali, palestre, sale da concerto, l’Apollo Theatre e negozi cult (il Bobby’s Happy House Records di Bobby Robinson), è tutto un susseguirsi di mattoni rossi, steccati, muri coperti da graffiti, vagoni della metro, recinzioni, tetti scoperti. Ecco così che Hip Hop Family Tree diventa anche storia di una città, oltre che storia di un genere musicale, di un certo modo di fare fumetti e dei legami tra arte, musica e cultura di strada.

 

hip-hop-strip-2

“Crickets” #4 di Sammy Harkham

Crickets 4 cover

I primi due numeri di Crickets, l’antologia realizzata da Sammy Harkham per la Drawn & Quarterly, uscivano rispettivamente nel 2006 e nel 2007 e contenevano i due capitoli di Black Death più alcune strisce e storie brevi. Nel 2010 arrivò il terzo numero, questa volta autoprodotto, dove veniva pubblicato il primo capitolo di Blood of the Virgin, ambientato nella Los Angeles dei primi anni ’70 e incentrato sulle avventure di Seymour, mestierante e aspirante regista nell’industria dei b-movie. Da allora la storia è rimasta in sospeso, almeno fino a qualche settimana fa, quando finalmente Harkham è riuscito a dare alle stampe il tanto atteso quarto numero di Crickets, 48 pagine che abbandonano definitivamente il formato antologia per dedicarsi esclusivamente al seguito di Blood of the Virgin.

Quest’ultima è la prova più ambiziosa di Harkham finora. Il giovane autore californiano, classe 1980, conosciuto anche per la sua attività di editor dell’antologia Kramers Ergot, non aveva mai realizzato una storia così lunga e impegnativa, capace di lavorare con pazienza su personaggi e atmosfere. C’è da dire che i risultati raggiunti in passato erano tutt’altro che deludenti, anzi per me fumetti come Somersaulting e Poor Sailor sono veri e propri capolavori in cui lo stile apparentemente classico ma in realtà di rottura di Harkham riusciva a delineare in 20-30 pagine personaggi, atmosfere, sensazioni grazie a pochi tocchi di matita. E anche quando le pagine erano soltanto quattro – come in The New Yorker Story, raccolta come la gran parte della produzione breve dell’autore nell’antologia Everything Together (in italiano Golem Stories, edizioni Coconino) – ciò che Harkham riusciva a mettere dentro le sue certosine vignette era molto di più di quello che altri autori avrebbero raccontato in 400 pagine.

In Blood of the Virgin convivono due temi centrali nella produzione di Harkham e cioè l’interesse per le situazioni familiari e la passione per i b-movie, tanto che il personaggio di Seymour, ventisettenne sposato e già con un figlio, è un alter ego dell’autore che trasuda particolari autobiografici. Se nel primo capitolo avevamo assistito in parallelo sia ai problemi coniugali del protagonista che al suo coinvolgimento nella produzione della pellicola del titolo, questa nuova puntata si concentra per lo più sul secondo aspetto, mostrandoci un Seymour che si fa timidamente strada nell’industria filmica e riesce finalmente a coronare il suo sogno di diventare regista. Le matite sinuose di Harkham ricordano i grandi classici delle strip americane come Frank King ed E.C. Segar, ma questo classicismo della linea è bilanciato da una narrazione sincopata, dominata da dialoghi incalzanti, da un susseguirsi di personaggi e situazioni come se fossimo in un film di Robert Altman. Il ritmo dei dialoghi è ben reso dalla moltiplicazione delle vignette, che nella parte centrale, quella della lavorazione del film a Palm Springs, sono venti per pagina, disposte su cinque file di quattro riquadri ciascuna.

Crickets 20

Prima e dopo, come se fossimo in una sinfonia, le pagine seguono strutture più ariose e non a caso le scene più intense sono all’inizio e alla fine dell’albo, rappresentate rispettivamente da una bella sequenza in cui la moglie di Seymour si masturba sul divano mentre il figlio piange disperato e da sei pagine quasi completamente mute in cui il protagonista gira in macchina per la notte di Los Angeles. E’ quest’ultimo uno dei momenti più alti di Blood of the Virgin finora, una sequenza cinematica, in cui l’uso della prospettiva è efficacissimo e in cui il lettore è invitato a identificarsi con il protagonista, a condividere i suoi pensieri, anche se sulla pagina si vedono solo le insegne, le case, i ponti, i lampioni, i semafori, i benzinai di una Los Angeles finalmente deserta. E Los Angeles, dove Harkham vive e gestisce la libreria Family, è senz’altro un tema in questa storia, con il suo traffico incessante, i suoi luoghi, le abitudini legate al mondo dello spettacolo.

Ma un tema ben più importante è la vicenda personale di Seymour, in particolare il problematico rapporto con la moglie e la sua dimensione di giovane padre. In Crickets #3 lo avevamo visto baciare una giovane attrice, Joy, e in tutto il capitolo successivo la guarda, la ammira, aspetta un suo cenno mentre lei sembra ignorarlo. E forse continuerà a farlo, mentre Harkham non mancherà certo di approfondire la relazione tra Seymour e la moglie, destinata a esplodere nel prosieguo della storia. Ma per scoprirlo bisognerà ancora aspettare qualche anno, dato che di recente lo stesso Harkham ha annunciato che Blood of the Virgin proseguirà per altri tre o quattro numeri di Crickets.