“Starchild” di Jim Pluk

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Nell’ultima tappa del suo tour europeo, l’11 febbraio a Roma negli spazi di Studio Pilar, l’artista colombiano Jim Pluk (di cui avevo già pubblicato il fumetto Si fuera un alma en pena) ha presentato la sua ultima fatica Canosa’s Welcome, edita dalla Perfectly Acceptable Press di Chicago, e una serie di illustrazioni intitolata Starchild. Quest’ultima non è né la classica personale che cerca di dare conto delle diverse modalità di espressione dell’autore né un’opera a tema che predilige un ambito ben preciso per escluderne altri. Anzi, si potrebbe dire che Starchild è l’una e l’altra cosa, dato che all’interno di un unico grande collage a muro sono raccolte tante illustrazioni, realizzate con tecniche e stili diversi, che rimandano a quanto fatto vedere da Pluk nei suoi fumetti e al tempo stesso stimolano lo spettatore sul tema della natura umana, delle sue origini e del suo futuro. Se non mancano alcune scene di vita quotidiana, caratterizzate per lo più dalla presenza degli animali, a dominare sono soprattutto i contatti tra l’uomo e altre forme di vita, espressione grafica dell’interesse preponderante del nostro per il mistero, l’ignoto, l’alieno. Il tema non a caso ritorna in Canosa’s Welcome, dove viene messo in scena l’incontro tra la bambina protagonista e due extraterrestri. E a sentire quanto raccontato nel corso dell’incontro presso Studio Pilar, anche le future opere a fumetti di Pluk rimarranno nello stesso territorio, dato che ha annunciato una nuova storia incentrata sulla teoria della Terra Cava. Intanto godetevi un po’ di foto che sembrano la trasposizione in toni colorati e cartoon di un universo che – come diceva qualcuno – non è terrestre.

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Foto di Serena Dovì

Le due facce di “Amore di lontano”

Il nuovo libro del fumettista e illustratore romano Martoz, Amore di lontano, è stato pubblicato da Canicola in occasione del Treviso Comic Book Festival ed è arrivato a Roma con una bella mostra alla galleria Parione9 dal 7 ottobre al 6 novembre, a cura di Marta Bandini ed Elettra Bottazzi. Ho visitato la mostra qualche settimana fa e alcuni giorni dopo ho potuto osservare lo stesso Martoz all’opera in uno showcase inserito nella programmazione di Lucca Comics, in cui sono stati approfonditi i contenuti del libro. Quel che segue è dunque un po’ resoconto della mostra, in parte rielaborazione degli spunti suggeriti dallo stesso autore e in qualche modo anche breve recensione di un volume che prosegue, rendendolo più complesso, il percorso artistico iniziato con l’ottimo Remi Tot in Stunt pubblicato l’anno scorso da MalEdizioni.

Iniziamo proprio da Remi Tot, che rielaborava il genere classico del fumetto d’avventura italiano alla Diabolik facendolo esplodere in una serie di pagine ipercinetiche e ricche di riferimenti all’arte moderna. Anche in Amore di lontano la base di partenza è sempre la stessa, cosa che conferma Martoz come autore capace di inserirsi nella nostra tradizione fumettistica. Per quanto le sue tavole siano sperimentali e il modo di raccontare tutt’altro che lineare e convenzionale, la narrazione parte da riferimenti popolari, sviluppati soltanto successivamente in modo sghembo e originale. Anche la presenza di una forte componente erotica, anzi spesso pornografica, si rifà ai maestri del fumetto d’autore. Ciò delinea una striscia di influenze abbastanza chiara, che va dallo stesso Diabolik ai Bonelli, da Pratt a Manara, da Crepax a Toppi e Battaglia: forse chissà, vent’anni fa Amore di lontano sarebbe stato pubblicato a puntate sulle pagine di Corto Maltese. Le tavole in basso sono espressione di quanto detto finora: da una parte c’è la partenza, e dunque l’avventura, dall’altra uno dei tanti rapporti che uno dei due protagonisti, Jaf, consuma con le donne che incontra nel corso della storia.

Messe una vicino all’altra, queste tavole raccontano anche la trama di Amore di lontano. Il dualismo è infatti centrale: due sono infatti i protagonisti, due i piani temporali, due le storie (o almeno così sembra…), due le fonti di ispirazione alla base di tutto, ossia la Canzone dell’amore di lontano di Jaufré Rudel e I fiori blu di Raymond Queneau, citate dall’autore nelle primissime due (ancora) pagine, in cui si legge: “Da una torre così alta occhi più lunghi dei miei/arriverebbero lontano/scorgendo il declino e il susseguirsi dei regni/potrebbero indovinare l’esito stesso di questa crociata/e invece io/vedo solo un fiore blu che spunta nel fango”.

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La vicenda – colta, complessa e degna di un poema cavalleresco – segue da una parte le avventure di Antares, un veterano del Medioevo che guida l’esercito leonese verso la Seconda Crociata, e dall’altra quelle di Jaf, un uomo che vive in un presente indefinito e che sfoga le sue pulsioni facendo l’amore “come un randagio”. Jaf è un disadattato nel senso più vero del termine, perché ogni volta che si addormenta, di solito sempre vicino all’ennesima donna, si risveglia in un altro posto, che poi è lo stesso luogo in cui si trovava Antares nelle pagine precedenti. E se lo scopo di Antares non è in realtà la crociata ma trovare Mila, una contessa amata anche se mai conosciuta e vista di persona, quello di Jaf è trovare la salvezza e forse, chissà, qualcosa che una donna sola gli può dare, “un giorno senza morte” o addirittura “un solo posto, un solo amore”.

Vi risparmio gli sviluppi per non anticiparvi troppo e anche perché questa non vuole essere un’approfondita analisi del fumetto, che meriterebbe ben altra attenzione. Veniamo piuttosto alla mostra, che nello spazio piccolo ma curatissimo di Parione9 ha esaltato i contenuti di Amore di lontano, a partire dalle riproduzioni di Antares e Jaf realizzate per l’occasione dallo scultore Mauro Pietro Gandini.

Le tavole esaltano il bianco e nero a matita di Martoz e segnano un deciso passo avanti rispetto allo stile di Remi Tot, che, soprattutto a vedere gli originali, era più improvvisato e selvaggio. Qui le linee sono decisamente più rifinite, anche se sempre e comunque nell’ambito di una ricerca che non aspira mai al Bello ma che scompone le figure umane e i paesaggi in una serie di segni geometrici, spesso ai confini dell’astrattismo, come accade nella scena della battaglia a pag.187, ribattezzata Zio Ziegler.

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Altre volte le tavole sono l’occasione per farsi un’idea del processo creativo e delle scelte dell’autore, che parte da uno storyboard ma senza mai rinunciare a dare libero sfogo all’immaginazione e alla creatività quando si trova davanti al tavolo da disegno. I libri di Martoz hanno una struttura sempre libera che permette di improvvisare e di inserire tanti dettagli negli interstizi tra un elemento narrativo e l’altro, cosa che poi dà luogo a delle inevitabili modifiche, necessarie al momento dell’editing finale per dare coerenza al tutto: per esempio a pag. 44 la macchina disegnata in arancione nella parte alta della pagina è stata sostituita con tre vignette del tutto diverse (un trombettista, luci, scena di ballo).

Nella tavola di pag. 249 la parte superiore è disegnata completamente, mentre le due vignette in basso sono state solamente abbozzate per poi essere riprese in un secondo momento (quella a sinistra con la scena di una fellatio, quella a destra con un dettaglio di Jaf esanime che viene sorretto da una donna).

Nella rappresentazione di Mila a pag. 260 i ghirigori di Martoz si esaltano su carta in un modo che nella versione stampata non si riesce pienamente ad apprezzare, dato che la colorazione digitale volutamente piatta, seppur fondamentale dal punto di vista narrativo, non rende del tutto giustizia al disegno a matita. Vedendo la mostra, viene voglia di sperare che un giorno o l’altro Amore di lontano abbia l’onore di una “artist edition” tutta in bianco e nero.

La mostra si è ormai conclusa ma Parione9 prosegue la sua programmazione dedicata al mondo dell’illustrazione. Il prossimo appuntamento è per venerdì 11 novembre con l’inaugurazione di Bosch Remix – L’astrazione della follia, group show curato da Manfredi Ciminale che vede 21 illustratori italiani rileggere l’opera di Hieronymus Bosch secondo le regole del “telefono senza fili”.

Comic shops of the world: The Beguiling

(English text)

Avete presente il faro di Hicksville, dove è custodita una collezione di fumetti così imponente da comprendere opere mai pubblicate di autori come Jack Kirby, Harvey Kurtzman e Wally Wood? Beh, The Beguiling è il posto più simile a quell’immensa biblioteca che mi sia capitato di vedere finora. Non che io vi abbia trovato, come succedeva al protagonista della storia di Dylan Horrocks, un fumetto di Federico García Lorca e Pablo Picasso, però di materiale oscuro e di difficile reperibilità il negozio di Toronto è pieno. L’ho visitato ormai qualche mese fa in occasione del Toronto Comic Arts Festival, un evento che il proprietario Peter Birkemoe, insieme al manager di The Beguiling Christopher Butcher, ha contribuito a organizzare sin dalla fondazione nel 2003. E ho avuto l’occasione di passarci diverse ore, anzi, la prima volta quasi l’intero orario di apertura tante erano le cose da cercare, guardare, sfogliare.

Ma andiamo con ordine. L’interno è sviluppato su due piani. Nel primo ci sono in evidenza tutte le novità nell’ambito del fumetto indie, alternativo e d’autore: appoggiati sui banconi centrali si trovano dunque le ultime uscite di case editrici come Fantagraphics, Drawn & Quarterly, Koyama Press, Conundrum Press, Retrofit Comics, Alternative Comics, Space Face Books, Landfill Editons, Breakdown Press e via dicendo.

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Su una lunga serie di librerie sono invece appoggiati i libri e gli albi del catalogo, divisi in ordine alfabetico per autore: è questa la parte più interessante, con tante rarità che fanno parte da tempo della collezione del negozio o che vengono acquisite da appassionati e collezionisti privati. Eccovi un po’ di foto, con qualche scaffale e alcuni pezzi pregiati, scelti un po’ per passione personale, in parte su consiglio di Birkemoe e anche un po’ a caso.

Tra la B e la C, con Charles Burns ed Eddie Campbell in primo piano

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Tra i vari titoli estraggo questo Burns edito da Le Dernier Cri e ormai di non facile reperibilità

Il "Multi-Story Building Model" di Chris Ware, l'angolo Will Eisner e, in alto, uno scorcio di Italia con "Lontano" di Gabriella Giandelli edito da Canicola

Il “Multi-Story Building Model” di Chris Ware, l’angolo Eisner e, in alto, “Lontano” di Gabriella Giandelli edito da Canicola

Ancora Ware con "Acme Novelty Library" #1

Ancora Ware con “Acme Novelty Library” #1

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Non è rarissimo ma fa sempre piacere vedere un “Lloyd Llewellyn” #1

“Optic Nerve” di Adrian Tomine prima della Drawn & Quarterly

“Funny Animals” #1 del 1972

“American Splendor” #1, 1976

Oltre a questi titoli potrei citarne a memoria tanti altri, come diversi numeri di Raw, qualche Gary Panter d’annata, Multiforce di Mat Brinkman, varie pubblicazioni dell’era d’oro dell’underground, vecchie raccolte di newspaper strip e via dicendo. Una serie di espositori sono invece dedicati a mini-comics, comic book e riviste, con una selezione che ben rappresenta la “scena” del momento. E non tutto riesce a trovare spazio in negozio. Quando infatti mi è capitato sott’occhio un numero di Internet Comics di Maré Odomo pubblicato qualche anno fa dalla Sacred Prism, mi è venuto in mente che tra quegli albetti mi mancava l’ultima uscita, cioè Kickfoot, uno spillato di 16 pagine del collettivo norvegese Dongery uscito nel 2014. Quando ne ho chiesto notizie a Geneve, una delle ragazze che lavorano a The Beguiling, è andata in magazzino e nel giro di due-tre minuti è tornata con l’albo in mano….

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Inoltre è doveroso citare la sezione dei libri di illustrazione, quella delle antologie e la ricca selezione di titoli francofoni e giapponesi, con diverse rarità in lingua e di importazione.

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“Garo” #111, novembre 1972

Se il piano terra è una vera manna per gli appassionati di fumetto d’autore e underground, il piano superiore è invece riservato al mainstream e assomiglia di più al tradizionale negozio di fumetti americano. Vi trovano spazio i supereroi Marvel e Dc, con tanti titoli d’annata per collezionisti, e le produzioni di case editrici come Image, Dark Horse, Avatar e via dicendo. Anche qui, tuttavia, la selezione è molto accurata e dà particolare attenzione al panorama indie. Inoltre ci sono delle sezioni suddivise per autori, segno che anche qui ci si rivolge a un’audience matura e consapevole.

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Alex fa gli onori di casa al piano superiore, tra un “Forever People” e un “Daredevil”

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“Green Lantern” #8

The Beguiling è anche ben noto per l’attività di vendita di tavole originali, che viene svolta soprattutto on line in uno store dedicato dove è possibile trovare lavori di cartoonist come Sammy Harkham, Kevin Huizenga, Seth, Michel Rabagliati, Shintaro Kago, Brandon Graham, Farel Dalrymple, Jason Lutes, Jeff Lemire, Paul Pope, Eddie Campbell e tanti altri. Sulle pareti del locale si possono ammirare alcuni pezzi della collezione privata: eccovi dunque la prima tavola di Cerebus #23 dell’aprile 1978, che non poteva certo mancare visto il titolo dell’episodio, e una pagina di Joe Matt che vede l’autore, noto collezionista di fumetti d’epoca, dirigersi verso il negozio per vendere delle raccolte di Carl Barks.

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E a proposito di Joe Matt, c’è un’altra tavola da Peepshow #3 che raffigura prima lo stesso autore e i suoi due colleghi Seth e Chester Brown fuori dal negozio e poi Matt all’interno che dialoga con uno dei primi proprietari, Steve Solomos. The Beguiling è stato infatti fondato nel 1987, mentre Birkemoe è subentrato nel 1998.

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La tavola di Joe Matt da “Peepshow” #3

Peter Birkmoe sul suo trono

Peter Birkemoe sul suo trono

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Birkemoe ritratto da Seth in “Wimbledon Green”

Nel corso della mia visita, Birkemoe mi ha raccontato di essere in cerca di locali nuovi e più spaziosi, necessari per esporre un catalogo che in buona parte è relegato in magazzino. Se andate a Toronto, dunque, non mancate una visita a The Beguiling perché potrebbe essere una delle ultime occasioni per esplorare la storica sede al 601 di Markham Street.

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Concludo confermando ciò che scriveva qualche anno fa Jeet Heer su Comics Comics: se non è il miglior negozio di fumetti del mondo, The Beguiling è il miglior negozio di fumetti che io abbia mai visitato. E per questo meritava senz’altro la mia umile attenzione.

B Comics in mostra a Studio Pilar

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Se vi trovate a Roma in questo periodo, non potete perdere il dietro le quinte dei due volumi di B Comics, a cura di Maurizio Ceccato e pubblicati da Ifix nel 2014 e 2015. Il backstage, ricco di materiali, è iniziato lo scorso venerdì 10 giugno e sarà aperto dal giovedì al sabato dalle 11 alle 20 presso Studio Pilar, in via Panfilo da Castaldi 16 a Testaccio, con festa di chiusura in programma sabato 2 luglio dalle 19 alle 24.

Ho visitato la mostra e fatto un po’ di foto, che potete vedere di seguito. I due volumi di B Comics, Crack! e Gnam!, raccolgono in grande formato i lavori di artisti italiani che vengono dal mondo dell’autoproduzione o addirittura esordienti, anche se alcuni di loro si sono nel frattempo affermati pubblicando per case editrici o realizzando progetti di illustrazione di primo piano. Ceccato nella costruzione di queste antologie ha guardato soprattutto all’originalità e alla forza del segno e infatti molti degli autori di B Comics vengono dal mondo dell’illustrazione, cosa che ha comportato in molti casi un metodo di lavoro ben diverso da chi invece utilizza le strutture del fumetto tradizionale.

Guardando i lavori esposti sulle pareti dello studio e sfogliando le pagine di un ricchissimo portfolio, ciò che si nota innanzitutto è la differenza di approccio tra autori diversi. Questo backstage diventa così un’occasione per capire i mille modi in cui può nascere un fumetto. C’è chi come il duo Marco Taddei-Simone Angelini si affida a una sceneggiatura tradizionale, chi come Emanuele Giacopetti dà forma a sketch ricchi di testo, chi come Alberto Valgimigli disegna, disegna e disegna fino a scegliere per la sua storia soltanto una piccola parte del materiale realizzato. Oltre ai materiali di lavorazione ci sono ovviamente anche tanti disegni e tavole originali dei vari Spugna, Martoz, Lorenzo Mò, Elena Guidolin, Alessandro Ripane, Maurizio Lacavalla, Roberto Grossi, Manfredi Ciminale e tanti altri. Buona visione.

Alessandro Ripane

Elena Guidolin

Marco Taddei e Simone Angelini

Maurizio Lacavalla

Maurizio Lacavalla

Emanuele Giacopetti

Emanuele Giacopetti

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Manfredi Ciminale

Spugna

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Lorenzo Mò

Lorenzo Mò

Lorenzo Mò

Lorenzo Mò

Martoz

Martoz

Roberto Grossi

Roberto Grossi

Alberto Valgimigli

Alberto Valgimigli

 

 

 

Chicago Alternative Comics Expo 2016

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La fumettista Corinne Halbert, una degli organizzatori del CAKE 2016, si è prestata a fare da inviata per Just Indie Comics in occasione di uno dei più importanti festival alternativi del Nord America, che si è svolto a Chicago nel weekend 11-12 giugno. Potete vedere le sue foto e leggere il suo reportage, ovviamente in inglese, a questo link. Grazie a Corinne e buona lettura a voi.

Cosa è successo a Castiglione Tra le Nuvole 2016

di Serena Di Virgilio

Il festival itinerante Tra le Nuvole ha fatto tappa l’1 e 2 giugno a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, con due incontri, un laboratorio, due piccole mostre e una mostra-mercato.

Tra le Nuvole è un ciclo di eventi che da sei anni coinvolge Brescia e dintorni con incontri, corsi e laboratori, voluti e organizzati da Nadia Bordonali e Luigi Filippelli della micro casa editrice MalEdizioni. I lettori di questo blog la conosceranno sopratutto per la pubblicazione di Remi Tot in STUNT di Martoz e per la presenza in vari festival.
L’intento di Tra le nuvole è la diffusione del fumetto e dell’illustrazione, con particolare attenzione all’autoproduzione e all’editoria indipendente, attraverso i luoghi della cultura come le biblioteche comunali ma anche in librerie e centri di aggregazione, rivolgendosi non solo ai lettori ma anche agli operatori.

Quest’anno il festival è cresciuto anche grazie all’interesse di realtà pubbliche e private, tra cui il Circolo Arci Dallò e la Libreria Mutty di Castiglione delle Stiviere che hanno invitato la manifestazione a “espandersi”.
Si tratta di due realtà molto diverse (ruspante e caotica la prima, raffinata e ponderata la seconda) che hanno in comune la voglia di far cultura mettendo insieme le persone, e offrono per questo degli spazi decisamente interessanti.

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In primo piano: Nicola Pezzato ed Ettore Mazza di Brace nel cortile dell’Arci Dallò

Il Circolo Arci Dallò occupa un antico stabile in una delle piazze del centro storico di Castiglione, che comprende un bel cortile ampio e piacevolmente verde e fiorito. Peccato quindi per i temporali intermittenti, che hanno costretto tutti al coperto.
La mostra-mercato comprendeva un’offerta piuttosto varia, con fumetti e libri di saggistica, autoproduzioni e volumi “da libreria di varia”, illustrazione in stampe, cataloghi e carnet, e perfino la raccolta di design di un tatuatore.

Al fianco del Centro Fumetto Andrea Pazienza, che può essere considerato quanto di più simile ad un’istituzione nel panorama del fumetto indipendente italiano, c’erano alcune nuove e promettenti realtà. Brace è un collettivo di studenti del corso di fumetto dell’Accademia di Bologna, che in pochi mesi ha già messo insieme un piccolo e interessante catalogo di racconti più o meno brevi. I milanesi Radice si confrontano tanto con l’illustrazione che con il fumetto, e hanno impreziosito la loro antologia con sovraccoperte stampate artigianalmente. Il progetto McGuffin Comics parte da studenti della Scuola Internazionale di Comics di Brescia e si è da poco concretizzato in un primo volume di “storie di genere”, In Mass Media Res.

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Sara Pavan alla libreria Mutty

Mutty è un ex capannone e laboratorio artigianale meravigliosamente restaurato e riconvertito in spazio multifunzionale, che comprende una bella libreria dedicata sopratutto a volumi illustrati, con anche una selezione di autoproduzioni.
È qui che Sara Pavan ha presentato Il potere sovversivo della carta (Agenzia X, 2014, se ne era parlato qui), libro da lei curato che raccoglie interviste a protagonisti della scena dell’autoproduzione fumettistica italiana tra la fine degli anni Novanta e il primo decennio degli anni Duemila. Diversi di questi autori stanno oggi pubblicando per case editrici, ma non per questo rinnegano il proprio passato. La loro notorietà e le pubblicazioni più accessibili fanno anzi da ponte per ampliare la conoscenza anche di quella che è produzione più di nicchia.

Pavan ha fatto notare come negli ultimi anni l’autopubblicazione abbia assunto una valenza diversa rispetto al passato, quando per tanti nuovi autori era l’unica strada per potersi esprimere. Oggi non è più necessariamente pubblicazione di serie B, riceve più attenzioni e anche chi è già nel mercato vi ricorre per avere maggior controllo e libertà.
Il discorso ha preso presto la forma di un’incitazione a chi ha voglia di fare, anche al di fuori del fumetto o della scrittura, perché “il tipo di energie che si mettono in campo sono le stesse” e “fanno riferimento a quelli che sono i nostri talenti e le nostre passioni individuali”.

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Alessandro Formigoni e Nicola Setti

A sera, di nuovo all’Arci Dallò, c’è stato un divertente concerto di chitarra e disegni durante il quale Nicola Setti, cantautore, e Alessandro Formigoni, illustratore, si sono scambiati più volte i ruoli.

Il giorno seguente si è tornati da Mutty per il laboratorio di narrazione erotica Solo una storia di sesso condotto da Sara Pavan e Nadia Bordonali. Lo scopo era individuare modi di raccontare quella che è una parte essenziale della vita della maggior parte delle persone.
Ciascuno dei partecipanti era stato invitato a contribuire una scena erotica (da un film, un libro, un fumetto) da esaminare insieme e da cui partire per fare delle osservazioni.

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Biro e Stefano Alghisi

Il laboratorio si è protratto più del previsto e ho finito con il perdermi l’incontro successivo al Dallò, ovvero Le relazioni pericolose: quando musica e fumetto… con gli autori Alghisi e Biro, di cui mi sono stati però riferiti i punti salienti.

Stefano Alghisi ha iniziato con una digressione storica sul rapporto tra musica e immagine, dalle illustrazione delle murder ballads alle copertine dei dischi, da Robert Crumb a Bonvi e Guccini, per poi passare a parlare del proprio lavoro. Oltre a produrre manifesti, in Il porto delle anime (MalEdizioni, 2015, di cui aveva scritto Gabriele) Alghisi ha raccontato a fumetti le storie di tre gruppi che hanno riscoperto le radici del rock’n’roll, a cui è legato anche per l’estetica retro-horror.

Biro, autore di Zero e Uno (MalEdizioni, 2014), ha parlato invece della sua esperienza di grafico e illustratore nel creare copertine di dischi, loghi e video musicali, e dello sforzo nel mediare tra il proprio stile e l’immaginario proprio del gruppo committente.

Su di un muro dell’Arci Dallò, purtroppo in un punto un po’ poco luminoso, erano esposte alcune belle tavole originali di Stefano Alghisi, sempre a tema musicale, tra cui il suo contributo al progetto This Is Not A Love Song.

Grazie a organizzatori e volontari del festival e degli eventi, e a Nicola.

Una giornata scorsa

Da martedì 31 maggio a sabato 4 giugno i fumettisti Serena Schinaia, Silvia Rocchi, Roberto Massó e Martín López Lam hanno “occupato” le sale dell’Accademia di Spagna a Roma per realizzare un fumetto a 8 mani, intitolato Una giornata scorsa. Utilizzando 64 piccoli segmenti, i quattro hanno dato forma a un lavoro collettivo lungo 5 metri, che è stato esposto nei giorni seguenti presso l’Accademia e che verrà pubblicato in un leporello in occasione del prossimo Crack! Festival, al Forte Prenestino di Roma dal 23 al 26 giugno. Ma lo spirito collaborativo si è sviluppato anche verso l’esterno, dato che i quattro hanno invitato i visitatori della mostra a contribuire con idee, disegni, schizzi e appendici: scopo del progetto infatti era non soltanto illustrare e raccontare ma anche mostrare la genesi di un progetto di gruppo e le dinamiche di collaborazione tra artisti di diversa estrazione. Se il lavoro di Schinaia, Rocchi, Massó e López Lam si è sviluppato in orizzontale, quello dei vari ospiti ha ampliato in verticale le idee dei quattro, dando forma a radici degli alberi, palazzi a più piani, divinità, ufo e altro ancora. Tra i vari collaboratori vi segnalo Bambi Kramer, Valerio Bindi, Luca Ralli e tanti degli artisti residenti in Accademia. Il progetto nasce infatti dalla residenza di López Lam presso l’istituto spagnolo, di cui ha già parlato su queste pagine Serena Di Virgilio a proposito dell’incontro e della mostra organizzati di recente a Bologna.

Tema di Una Giornata Scorsa è la periferia urbana come luogo di passaggio. Osservando il risultato finale, si nota comunque una dimensione narrativa preponderante, resa possibile dall’uso di una struttura predefinita su cui i quattro artisti hanno comunque avuto la libertà di improvvisare e divagare. I personaggi ricorrenti (il losco figuro incappucciato con la mazza da baseball in mano, il bambino, l’autista dell’ambulanza ecc.) danno unità alla lunga panoramica e catturano lo spettatore, impegnato a ricercarne le tracce e a partecipare attivamente a quello che essenzialmente è un gioco. Qua e là affiorano inevitabilmente i tratti di una Roma periferica, ingarbugliata, caotica, probabilmente dovuti a Schinaia e López Lam, che negli ultimi tempi hanno vissuto nella capitale. Ma a parte questo non sempre è facile capire chi ha fatto cosa, perché tutti hanno disegnato sopra gli altri, cercando di scomparire dietro a uno stile unico. Certo, magari si riconoscono nel bambino le forme arrotondate di Massó o nelle donne alla finestra le linee della Rocchi, ma in generale l’impressione è quella di una coesione forte, segno che l’idea iniziale ha trovato perfetta applicazione.

Una Giornata Scorsa è in mostra fino al 12 giugno all’Accademia di Spagna di Piazza San Pietro in Montorio 3, con orario 10-18. Successivamente verrà esposto al Crack!, dove chi vorrà potrà contribuire a sua volta disegnando sopra, sotto e a lato delle creazioni dei quattro artisti. Nel frattempo, un po’ di foto scattate sul posto.

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Un giorno di fumetto spagnolo a Bologna

di Serena Di Virgilio

Giovedì 26 maggio BilBOlbul Primavera/Estate 2016, anteprima del festival di fumetto bolognese, ha dedicato un incontro a Olaf Ladousse, Klari Moreno, Roberto Massó e Martín López Lam, e una mostra ai lavori più recenti di quest’ultimo.
I quattro autori, perlopiù sconosciuti in Italia, vivono in Spagna e autoproducono le proprie creazioni. A parte questo, si tratta di un gruppo piuttosto eterogeneo che presenta una stimolante varietà di immaginari ed esperienze.

In questo periodo López Lam è in Italia per una residenza alla Reale Accademia di Spagna a Roma, come pure i curatori Jaime González Cela e Manuela Pedrón Nicolau.
Insieme, i tre hanno selezionato gli autori per l’incontro e realizzato la mostra, che verte sulla produzione di López Lam durante la sua permanenza nella capitale italiana.

L’incontro

Ad intervistare gli ospiti nell’aula magna dell’Accademia di Belle Arti c’erano Cristina Portolano e Andrea Bruno, due autori italiani anch’essi dediti alla pubblicazione indipendente, e Alessio Trabacchini dell’associazione culturale Hamelin. Di seguito un sunto della chiacchierata.

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Enrico Fornaroli, Alessio Trabacchini, Cristina Portolano, Roberto Massò, Silvia Silvestrini, Klari Moreno

Klari Moreno (Madrid, 1993) e Roberto Massó (Càceres, 1987) hanno iniziato a disegnare e ad autopubblicare i propri lavori nel corso degli studi d’arte, prima da soli poi anche all’interno di collettivi e microeditori perché, ha detto Massó, “fare fanzine è anche fare cose insieme agli amici”. Lui ha pubblicato un libro con Dehavilland Ediciones e lei sta lavorando al suo primo fumetto lungo, che richiederà un editore, ma entrambi continuano a portare avanti anche l’autoproduzione.

Entrambi i fumettisti partecipano a molti festival, viaggiando quasi tutti i mesi. Il contatto con gli organizzatori, con altri autori e collettivi con cui si collabora è molto diretto, come pure con il pubblico che compra i loro fumetti. La promozione su internet non porta molte vendite online, ma c’è chi li cerca ai festival dopo essersi accorto di loro sul web.

Moreno ha affermato che l’immediatezza di una fanzine fotocopiata è “quasi una necessità” per i suoi lavori più brevi. Tematiche ricorrenti nella sua produzione sono il “sesso bestiale”, l’acqua, il fuoco e i cani, tutti presenti anche in Suspensión Líquida, albetto pubblicato dall’etichetta di López Lam, Ediciones Valientes, che racconta una sessione magica di bondage.

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Alcune autoproduzioni di Klari Moreno

Portolano ha individuato delle similitudini tra i lavori di Massó e Moreno e quelli, rispettivamente, della tedesca Anne Vagt e dei francesi Ruppert & Mulot, portati in Italia da BilBOlbul e Canicola ma sconosciuti ai due giovani spagnoli. Una parte del lavoro di Massó infatti è astratta, un tratto che usa per rivolgersi anche al mondo delle gallerie d’arte, mentre le figure di Moreno sono stilizzate e spesso non hanno un volto.

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Alcune autoproduzioni di Roberto Massó

Oltre a fare fumetto astratto, Massó è ossessionato dai Power Rangers, a cui ha infatti dedicato il volume Medieval Rangers, che Trabacchini ha definito un incrocio tra un “erbario medievale”, il “racconto mitico” e “uno di quegli albi narrativi con i personaggi dei giocattoli”.

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Andrea Bruno, Martín López Lam, Silvia Silvestrini, Olaf Ladousse

Martín López Lam (Lima, 1981) e Olaf Ladousse (Parigi, 1967) sono rispettivamente peruviano e francese, ma entrambi vivono in Spagna da molto tempo, seppure in città diverse.

Ladousse è arrivato a Madrid nel 1992, alla ricerca di un lavoro che non ha trovato. In compenso ha conosciuto molti artisti e presto li ha coinvolti nella sua fanzine Qué Suerte, un’antologia di fumetti e illustrazioni a tema assemblata a mano, con copertina stampata artigianalmente (serigrafia e poi linoleografia) e interni fotocopiati. La pubblicazione esce tuttora, dopo ben venticinque anni, più o meno al ritmo di un numero all’anno, sempre con lo stesso spirito punk e la sua vena divertita e dissacratoria.

L’approccio do-it-yourself viene applicato da Ladousse anche alla musica e alla comunicazione. El Cartel è un progetto che produce e attacca manifesti in giro per la città, una pratica che Bruno definisce “più invasiva” rispetto alla fanzine, rivolta “non solo ad un pubblico di appassionati ma idealmente a chiunque”. E infatti i poster suscitano varie reazioni, da chi li strappa via a chi li colleziona.
Partito originariamente alla fine degli anni Novanta come gesto di protesta contro affissioni di estrema destra, El Cartel nasce dall’esigenza di esprimersi senza censure su questioni politiche, sopratutto da parte di Ladousse e altri artisti immigrati che non hanno diritto di voto nella nazione in cui vivono.

Infine, Ladousse è anche musicista e costruttore di piccoli strumenti musicali elettrici, i doorag, con cui fa performance da solo e con il suo gruppo Los Caballos De Düsseldorf, e a cui dedica piccole fanzine e il manuale di autocostruzione Sopa de ortiga.

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Alcune autoproduzioni di Olaf Ladousse

López Lam ha riferito che in Perù negli anni Novanta non c’era un’editoria autoctona di fumetto, e quella estera arrivava poco e in ritardo. L’autoproduzione era l’unica strada per pubblicare. Le copisterie si rifiutavano di sprecare toner, quindi lui e i suoi amici erano costretti ad usare uno stile molto chiaro. Arrivato in Spagna nel 2003, andò subito a cercare fumetti recenti, e sentiva di aver tutto da imparare.
Dopo aver frequentato l’Accademia a Valencia, lo scorso anno López Lam è giunto a Roma grazie a una borsa di studio presso la Reale Accademia di Spagna. Il progetto era di ripercorrere le tracce del poeta peruviano Jorge Eduardo Eielson, vissuto prima a Roma e poi a Milano. Il percorso si è presto fatto più personale.

Nel suo lavoro di fumettista, López Lam a un certo punto ha iniziato a cercare di “distruggere il tempo e la linea narrativa” nelle proprie opere, creando un lavoro astratto non a livello visivo ma di storia, come si può notare in Sirio e Gialla.
Quando è arrivato a Roma, non conoscendo la città, ha passato i primi tempi a girarla. Non voleva fare un diario di viaggio (genere che ama poco), ma piuttosto creare una storia in cui non ci sono personaggi a cui succede qualcosa ma semplicemente cose che succedono, riportando la realtà che vedeva.

Bruno ha fatto notare che questo approccio è vicino a certo cinema, Nouvelle Vague in testa. López Lam ha confermato che la sua intenzione è proprio di adattare al medium fumetto elementi presi dal cinema e dalla musica, sopratutto elettronica, come il concetto di campionamento.
Sebbene abbia “un’impronta molto forte”, il disegno di López Lam comprende l’utilizzo di “tecniche diverse, dalla china al pastello, a retini e interventi fotografici”, che usa proprio per integrare i diversi elementi sulla pagina.

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Alcune autoproduzioni di Martín López Lam

Oltre a produrre i propri fumetti, López Lam svolge anche il ruolo di micro editore. Ediciones Valientes era partita come un collettivo di illustrazione con dei compagni dell’Accademia di Valencia. Ora è l’etichetta personale di López Lam, che ha pubblicato anche gli italiani Filosa e Fanelli e, recentemente, il bell’albo Ceniza di Serena Schinaia (di cui ha già parlato Gabriele).

La mostra

Dopo gli incontri in Accademia e un momento per acquistare e farsi dedicare le fanzine, ci si è spostati al Museo della Musica per l’inaugurazione della mostra di López Lam, Parco Falafel, e il concerto di Ladousse.

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Martín López Lam e Klari Moreno che dedicano gli albi

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L’ingresso della mostra

Avevo già avuto occasione di incontrare López Lam alla mostra-mercato del festival Ratatà a Macerata ed ero rimasta colpita dall’impatto visivo dei suoi fumetti, al punto da comprarne uno, il recentissimo “Gialla”, anche se non conosco lo spagnolo. Diversi dei materiali che compongono proprio quell’albo, realizzato a Roma lo scorso autunno, sono presenti anche nella mostra Parco Falafel.

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Una pagina di “Gialla” e disegno originale

La prima cosa che si nota una volta entrati nella sala principale è che si tratta una mostra di fumetto piuttosto inusuale, che dice tanto del processo creativo e poco del prodotto finito. Infatti sono esposti i singoli disegni che vanno a comporre le vignette, piccoli dipinti di cui si nota la forza, l’autonomia.
Le immagini sono riunite tematicamente in pannelli che, mi spiegano i curatori González Cela e Pedrón Nicolau, fungono un po’ da tavole, da “pagine giganti”, su cui López Lam ha scritto a mano non dialoghi o didascalie ma piuttosto delle dichiarazioni d’intenti.

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La Roma colta da López Lam è notturna, composta da insegne, autobus affollati, reperti archeologici, particolari architettonici e gente in movimento. E piante, lussureggianti piante che spuntano da ogni pezzo di terra lasciato a sé stesso.

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Colpiti da questa vegetazione spontanea in mezzo alla quale “vive gente, succedono cose”, artista e curatori hanno scelto il Museo della Musica per i suoi soffitti decorati da festoni fioriti e per il suo giardino di banani, e hanno allestito la mostra con pratini e piante.

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A fronte di albi vivacissimi, gli originali appaiono quasi sempre dipinti in nero e grigio. Nella terza stanza, un tavolo luminoso su cui sono disposti fogli di acetato dipinti mostra come López Lam lavori con il colore, attraverso sovrapposizioni che vanno a trovare forme e tinte nuove.

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La serata si è conclusa in allegria, con un concerto di Olaf Ladousse che ha suonato i suoi doorag fatti in casa.

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BilBOlbul ha pubblicato altre foto dell’inaugurazione.

La mostra Parco Falafel di Martín López Lam è rimasta aperta fino a giovedì 9 giugno 2016 al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna, in Strada Maggiore 34.

Grazie a organizzatori e volontari, e a Nicola.

Toronto Comic Arts Festival 2016

Sono stato al Toronto Comic Arts Festival approfittando dell’ospitalità di Michele Nitri della Hollow Press, che presentava all’evento canadese Tract di Shintaro Kago alla presenza dell’autore, con tanto di mostra delle tavole originali del volume. Oltre a presenziare al tavolo e alla mostra, ho ovviamente approfittato dell’occasione per vagabondare per Toronto (ma vi risparmio i dettagli) e per vedere un po’ di eventi collegati al festival, ricchissimo di ospiti e di appuntamenti. Di seguito un breve reportage, per lo più fotografico, di quanto di fumettistico è successo dal mio punto di vista. Più in là, con molta calma, troverete sul sito una serie di approfondimenti, in primis sul negozio The Beguiling e Steven Gilbert. Le foto sono mie e di Michele Nitri, che ringrazio per la collaborazione.

Iniziamo proprio da The Beguiling, punto di riferimento per la scena fumettistica cittadina e non solo. Non ho una conoscenza così vasta dei negozi di fumetti del nostro pianeta, ma so che The Beguiling straccia tutti quelli da me visitati in precedenza con estrema facilità, grazie a un catalogo costruito con passione e dedizione dal proprietario Peter Birkemoe, principale organizzatore del TCAF insieme a Christopher Butcher, e dai preparatissimi ragazzi che lavorano nella sede di Markham Street. Qui sotto un paio di foto, antipasto di un più ampio servizio che potrete leggere dopo che l’avrò scritto.

Ma facciamo un po’ di cronologia. Arrivato a Toronto la sera di sabato 7 maggio, la mia prima visita da The Beguiling è stata domenica 8. Il giorno successivo l’ho invece dedicato a Steven Gilbert, l’autore di Colville, fumetto che alcuni di voi conosceranno e avranno anche letto (ne aveva parlato Ratigher su queste pagine). Gilbert gestisce un negozio di fumetti a Newmarket, una cittadina facilmente raggiungibile in auto da Toronto. Ho così colto la palla al balzo per dedicargli una lunga intervista, che spero di riuscire a trascrivere presto, e per fare un giro nei luoghi in cui ha ambientato The Journal of the Main Street Secret Lodge, libro del 2013 di cui è previsto il seguito per l’anno prossimo. In basso le foto dell’esterno e dell’interno del negozio, quest’ultima con Gilbert tra i “suoi” fumetti.

Non ricordo alla perfezione gli eventi di martedì 10, probabilmente poco significativi per voi lettori. Invece il giorno successivo ho visitato la galleria Weird Things, che tenendo fede al nome unisce originali di artisti/cartoonist più o meno famosi a svariate chincaglierie e a un onnipresente gatto. A gestire la baracca è Jonathan Petersen, scultore, fumettista e illustratore che ha pubblicato qualche tempo fa Space Basket per la Domino Books di Austin English. Mercoledì 11 maggio era tra l’altro l’ultimo giorno per vedere la mostra di Patrick Kyle e Michael DeForge. Belli soprattutto gli originali di Kyle, geometrici e a volte colorati, mentre quelli di DeForge rappresentavano una serie di figure umane in piedi, distorte e tappezzate dai ghirigori tipici del cartoonist canadese.

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E siamo così a giovedì 12, giorno dell’inaugurazione della mostra di Shintaro Kago alla Narwhal Gallery, organizzata da The Beguiling, TCAF e Hollow Press. Per la prima volta si potevano ammirare tutti gli originali del nuovo, devastante e apocalittico Tract, raccolta di quattro storie brevi interamente a colori. Tanti i presenti all’evento, con le 45 copie disponibili del libro andate a ruba nel giro di un’ora o poco più e Kago sempre pronto a firmare dediche con la sua imperturbabile cortesia.

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Eccoci dunque a venerdì 13. Con il TCAF alle porte è ormai tempo dell’allestimento dei tavoli e di qualche evento-antipasto, come un reading di fumetti organizzato da Hazlitt e 2D Cloud con cartoonist come MariNaomi, Mark Connery, Andy Burkholder e Gina Wynbrandt (sono riuscito a vederne soltanto una parte). Ho mancato invece completamente l’inaugurazione di Manuele Fior all’Istituto Italiano di Cultura e mi è dispiaciuto molto non riuscire a recuperare la mostra neppure in seguito (o meglio, ci ho provato ma sono arrivato quando era già chiusa). Il TCAF si svolge nella Toronto Reference Library, la biblioteca centrale della città, un edificio immenso a più piani con scale, ascensori e corridoi che scorrono sinuosi. Di seguito qualche foto della mattina di sabato 14, dagli ultimi preparativi fino all’arrivo del pubblico, numerosissimo (tra l’altro l’ingresso è libero) ma che non impedisce comunque la fruizione del festival. Magari non proprio una scampagnata all’aria aperta ma nemmeno Lucca Comics, per capirci.

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Qui sopra una foto del tavolo della Hollow Press, che ha esaurito l’80% delle pubblicazioni il primo giorno. In particolare i libri di Kago hanno registrato un rapidissimo sold out, segno che il cartoonist giapponese era davvero atteso da quelle parti. Qualche coda per le firme delle maggiori guest star del festival (come Seth e Chester Brown, nonostante qui siano di casa) e tante novità al debutto tra i tavoli degli editori, che rappresentavano il meglio dell’editoria nord-americana di settore. Numerosi anche gli ospiti e gli espositori internazionali. L’Italia era rappresentata anche dalle ragazze di Teiera, che in questa occasione nessuno è riuscito a fotografare. Le ricordiamo dunque così, all’Elcaf di Londra del 2015.

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Dopo questa immagine degna di un Intervallo Rai, torniamo al TCAF per dire che erano tre i piani della biblioteca occupati da case editrici e fumettisti, mentre in contemporanea una serie di artisti più mainstream esponevano nel vicino Masonic Temple (una ex sede della Massoneria locale) e una serie di presentazioni, interviste e dibattiti avevano luogo nell’adiacente Hotel Marriott di Bloor Street. Insomma, impossibile riuscire a vedere e a seguire tutto, soprattutto per chi, come me, doveva anche stare dietro a un tavolo e tenendo conto degli orari di apertura piuttosto ridotti (dalle 9 alle 17 il sabato, dalle 10 alle 17 la domenica). Non ho capito molto di quello che è successo ma la cosa sicura è che c’erano un sacco di gente e un sacco di fumetti. E che l’organizzazione è veramente impeccabile, fatta di persone squisite e disponibilissime. Tra gli eventi serali segnalo il bel concerto di sabato con  i Creep Highway del duo Michael DeForge/Patrick Kyle, Mickey Zacchilli alias Dungeon Broads e Brian Chippendale in versione Black Pus per il gran finale tutto drones e percussioni. Nei giorni successivi al festival sono invece riuscito a tornare da Weird Things per vedere la mostra di Matthew Thurber, autore di 1-800-Mice e Infomaniacs, che esponeva con il suo suggestivo progetto parallelo MT Shelves, fatto di strani animali in bianco e nero, lucine, macchie colorate. E con questo è tutto.

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Cosa è successo a Ratatà 2016

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Alla sua terza edizione, dal 14 al 17 aprile 2016, il Ratatà Festival ha “invaso” la città di Macerata, portando il disegno come mezzo espressivo e l’autoproduzione come metodo in spazi istituzionali, commerciali e sociali.
Un evento decisamente interessante realizzato e promosso da un gruppo di artisti e microeditori, teso a favorire scambio e conoscenza tra chi è già nell’àmbito o vi si avvicina, ma anche ad ampliarne la visibilità esterna.

Il povero Gabriele è perlopiù rimasto crocifisso al suo banchetto alla mostra-mercato del Festival, quindi la qui presente testimonianza vi viene resa da Serena Di Virgilio, articolista per Panorama.it e Fumettologica.it.
Le foto sono fatte con mezzi scarsi, ma son meglio di niente.
Il report verte sopratutto sul fumetto e sull’illustrazione, ed è quindi visione parziale di un evento molto ricco composto anche da interventi urbani, laboratori per adulti e bambini, performance, incontri e occasioni conviviali.

Mostre

Il festival comincia nel primo pomeriggio di giovedì 14 aprile, all’apertura dei negozi, con l’inaugurazione di alcune piccole mostre ospitate da attività commerciali delle vie più centrali di Macerata.

Nella vetrina di Tandem ci sono matrici e stampe delle belle copertine in xilografia di Coppie Miste #2, serie di volumetti a fumetti autoprodotti dal collettivo La Trama. A Coppie Miste #3 è dedicata una mostra più ricca, di cui parlo più avanti.

La Trama

La Trama

La Trama

La Trama

Da Ultrafragola, le tavole del libro Quasi signorina di Cristina Portolano, uscito da poco per Topipittori, sono giustapposte a oli e saponi del negozio e a pupazzetti che evocano l’infanzia negli Ottanta e Novanta raccontata nel fumetto.
Come già nella precedente mostra Romagna Carioca a BilBOlBul 2015, Portolano media amabilmente tra l’ambiente e il visitatore parlando a quest’ultimo da piccoli autoritratti lasciati in giro, sui muri o sullo specchio, invitandolo a visitare la mostra e a farsi selfie insieme a lei.
Il libro mi è piaciuto molto, motivo per cui attendo l’occasione di una mostra più ampia e ricca di materiali, possibilmente con uno sguardo più approfondito sul processo creativo e sulla lavorazione delle tavole.

Cristina Portolano

Cristina Portolano

Cristina Portolano

Cristina Portolano

Al piano superiore del negozio di musica Jukebox all’idrogeno, in cima ad un paio di ripide rampe di scale, una parete viene dedicata a Only Fucking Vinyl, selezione di dischi prodotti dalla scena indipendente italiana con copertine illustrate.

Only Fucking Vinyl

Only Fucking Vinyl

Sugli specchi del negozio d’abiti Ibro c’è invece la serie di illustrazioni Le beffe delle donne a cura del collettivo Le Vanvere, ispirate alla settima giornata del Decamerone di Boccaccio.

Le Vanvere

Le Vanvere

Si scende al piano interrato di Cada1 per incontrare il pantheon del collettivo Uomininudichecorrono, ovvero le divertenti e orrorifiche divinità di Deus ex novo – Ora et colora, un libro da colorare di forme umanoidi composte da accozzaglie di oggetti a tema, pieno di dettagli interessanti, buffi o schifosi. Lo stretto corridoio conduce al luogo di culto dall’autoironico sapore satanista: una nicchia dove ci si può inginocchiare e colorare il libro con i pennarelli alla luce di candele rosse, magari dopo aver lasciato il proprio ex voto su di un Post-It.

Uomininudichecorrono

Uomininudichecorrono

Le illustrazioni di Marco Somà e i pupazzi di feltro di Liza Rendina condividono le pareti della saletta dalle luci soffuse di Cose da Té, come pure linee tenui, colori gentili e l’immaginario da fiaba di animali antropomorfi in foreste sognanti.

Marco Somà e Liza Rendina

Marco Somà e Liza Rendina

La Galleria Antichi Forni, uno spazio ampio e suggestivo proprio sotto la Torre civica, ospita ben quattro mostre.

La personale dell’artista francese Céline Guichard presenta parecchi disegni originali che coprono gli anni recenti di attività, compresi i libri di illustrazioni pubblicati dalla micro casa editrice di libri artigianali Strane Dizioni. Si tratta perlopiù di immagini sgradevoli e affascinanti che parlano di morte, sesso, malattia, deformità, ma anche di una profonda fascinazione per i corpi e la loro biologia attraverso il filtro di un immaginario grottesco.
Nella serie Sublime Maladie, Guichard parte da terribili foto di particolari anatomici tratti da manuali di patologia e vi ricostruisce la persona intorno.
La serie a carboncino Dans les hautes herbes è composta da ritratti di creature mostruose e sofferenti che riempiono lo spazio offerto dai grandi fogli, immerse in un una oscura vegetazione di segni.

Céline Guichard

Céline Guichard

Céline Guichard

Céline Guichard

Céline Guichard

Céline Guichard

Una stanza è riservata al Mild North di quattro fumettiste lettoni pubblicate dalla micro casa editrice kuš! komiksi, a cui viene dedicata una parete ciascuna.

Līva Kandevica (che ho intervistato su Fumettologica.it insieme alla co-editrice di kuš! komiksi, Sanita Muižniece) narra qui una storia meno giocosa di quello che è suo solito, con un’atmosfera tesa di dolorosa incomprensione tra due amici, mentre graficamente va avanti ad esplorare l’uso del digitale come nella bella copertina della recente antologia š! #24.

Līva Kandevica, kuš! komiksi

Līva Kandevica, kuš! komiksi

Dopo il racconto Swimming Pool (mini kuš! #24) Anna Vaivare prosegue sulla strada già intrapresa con un episodio che intreccia quotidiano e fantasia, uno sguardo benevolo sull’umanità, tavole dipinte vivaci di colori. Stavolta Vaivare passa a una divisione in vignette che le permette di raccontare efficacemente la storia senza parole, pur senza sacrificare i tanti piccoli dettagli che portano il lettore ad assumere quell’atteggiamento di osservatore che sembrerebbe esser caro all’autrice.

Anna Vaivare, kuš! komiksi

Anna Vaivare, kuš! komiksi

Meno interessata a storie lineari, Zane Zlemeša presenta una visita alle stanze di un museo, sconfinando dalla sua parete per portare le immagini anche fuori dall’immediato percorso visivo del visitatore. Palette desaturate e forme semplici fanno apparire il lavoro quasi cupo, salvo poi rivelare la propria ironia ad un esame più attento.

Zane Zlemeša, kuš! komiksi

Zane Zlemeša, kuš! komiksi

Notevole l’esposizione dei disegni originali della divertente e crudele storia Three Sisters di Ingrīda Pičukāne, pubblicata nel mini kuš! #38 (già recensito da Gabriele), in cui tre sorelle passeggiano tra gli alberi ammirando e giocando con ciò che trovano: fiori, frutti, abiti, un uomo nudo.
Laddove l’albetto è nel consueto formato della serie, ovvero uno spillato A6 di 24 pagine, l’originale viene esposto con i fogli tutti affiancati, mettendo in evidenza come il disegno proceda dall’inizio alla fine senza soluzione di continuità. Questa visione d’insieme permette di apprezzare meglio il raffinato gioco compositivo di Pičukāne, che racconta la storia come una lunga passeggiata nella foresta, senza divisioni di vignetta ma con una scansione perfettamente leggibile.
L’effetto complessivo ricorda certi arazzi medievali; visto anche il tratto netto e sottile, follemente vedrei bene il tutto ricamato su di una sciarpa. O più realisticamente stampato come leporello.

Ingrīda Pičukāne, kuš! komiksi

Ingrīda Pičukāne, kuš! komiksi

Ingrīda Pičukāne, kuš! komiksi

Ingrīda Pičukāne, kuš! komiksi

La personale di Bill Noir, artista francese, si snoda in un lungo corridoio con numerosi esempi dei suoi collage fatti a partire da materiali d’epoca e alcune delle sue fanzine.

Bill Noir

Bill Noir

Più piccola ma più varia è la collettiva Graphiste, a cui hanno partecipato illustratrici italiane contemporanee con una o due opere ciascuna.

Graphiste

Graphiste

In un vicoletto del centro cittadino è installata la mostra Farmafumetto degli studenti del corso di Alessandro Baronciani all’Accademia di Belle Arti di Macerata. L’idea comune è di inventare un farmaco capace di effetti straordinari, completo di nome, packaging e una storia a fumetti esplicativa in vece del bugiardino. A promuoverli sono presenti le giovani autrici e autori, in camice da farmacista.

Farmafumetto

Farmafumetto

La personale dell’illustratore francese Blexbolex allo Spazio Duma è particolarmente riuscita: lavori significativi di un autore interessante, ben allestiti in un ambiente all’altezza.
La varietà di materiali è stimolante, con opere di periodi e stili diversi ed esempi di varie delle tecniche utilizzate. Ci sono tanti di quegli spunti sul colore, sulla composizione, sul segno, sul passaggio da analogico a digitale da affascinare e dar da pensare a chiunque sia vagamente interessato al disegno. Personalmente, mi diverto a confrontare le pagine stampate con gli originali dipinti esposti sui grossi tavoli nella stanza principale, cercando di capire che lavoro sia stato fatto in fase di ritocco digitale.
Ci starebbe proprio bene del materiale informativo, anche solo dei cartellini a fornire punti fermi come date, titoli, tecniche.

Blexbolex

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La mostra più “istituzionale” tra quelle che visito è Erotica e Satirica, la personale dell’illustratore e vignettista Riccardo Mannelli, nello spazio dell’Accademia di Belle Arti che dà sulla piazza principale della città.
La prima stanza è dedicata ai nudi, femminili ma anche maschili, il cui stile dialoga con analoghi lavori di Schiele. Nel realismo e nel dettaglio delle anatomie trovo che il valore di “testimonianza” sia preponderante, e che l’erotismo e la sensualità siano limitati solo ad alcuni pezzi. Per quanto le pose possano essere impudiche e i corpi esposti, gli sguardi e il portamento sono perlopiù distaccati. Come visitatore mi sento mantenuta ad una distanza di sicurezza dai soggetti, con la sensazione di star davanti ad un qualche tipo di ritratto ufficiale o a una scena in cui non vengo invitata.
Fanno eccezione alcuni disegni, tra cui quello scelto per la riproduzione serigrafica del festival con una bella sensualità data dal sorriso appena accennato del volto insieme alle morbide texture delle stoffe, della pelle e dei capelli.

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli

Sempre in tema di ritratto, la stanza successiva è piena di quelli di politici e personaggi vari dell’attualità, e nel loro dinamismo e sulla composizione concentrata sui volti sono molto diversi dai precedenti. L’effetto complessivo è inquietante e un po’ aggressivo. Mannelli è un ritrattista formidabile, e proprio per questo quello che c’è di inventato o esagerato nei suoi disegni diventa tanto più efficace.

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli

Una mostra che attendevo particolarmente è quella degli originali di Coppie Miste #3 del collettivo La Trama (presente anche con la vetrina dedicata a Coppie Miste #2 di cui ho scritto prima). Rispetto alle edizioni precedenti della serie, le quattro ‘tramette’ e altri sei fumettisti/illustratori hanno letteralmente lavorato insieme per produrre le cinque storie, condividendo gli stessi spazi e le stesse tavole, cosa che ha solleticato la mia curiosità.
Purtroppo l’esposizione è allestita in uno Studio Disderi un po’ piccolo e male illuminato. L’idea di usare delle porte scardinate come supporto è anche carina, ma limita un po’ troppo lo spazio. Alcuni materiali finiscono per essere relegati in una vetrinetta, mentre sarebbe stato più interessante vederli vicino agli altri.

La Trama

La Trama

Le tavole di Alice Milani e Tuono Pettinato hanno prevedibilmente lo stesso aspetto della stampa finale. Per quanto gli stili siano diversi, da mostre precedenti avevo già potuto apprezzare quanto entrambi i fumettisti lavorino in modo molto pulito sui definitivi. Qui, la divisione dei compiti appare netta, e i due convivono senza sgomitare. Una piccola sorpresa è stato scoprire gli spazi lasciati in bianco per l’aggiunta (in digitale?) di alcune texture.
Proprio per la compresenza tra analogico e digitale ero curiosa degli originali della collaborazione tra Francesca Lanzarini e Matteo Berton, ma purtroppo sono esposti solo i definitivi. Peccato.
Viola Niccolai e Federico Manzone sembrano condividere i fogli in maniera piuttosto armoniosa, con un certo grado di fusione. Peccato manchino proprio alcune pagine dove sembrava fossero stati fatti degli interventi di collage del lavoro di lui su quello di lei. I balloon sono stati evidentemente aggiunti dopo.

La Trama

La Trama

Quanto esposto dell’albo di Silvia Rocchi e Anna Deflorian è invece più disuguale. Ci sono pagine complete fatto salvo per il lettering, mentre di altre viene presentata una fase su cui evidentemente poi l’altra è intervenuta, non so se digitalmente o su altro foglio. Laddove trovo verosimile che gli interventi pittorici siano di Rocchi, è divertente che non mi sia sempre chiarissimo chi abbia disegnato cosa, e quanto l’una abbia potuto imitare lo stile dell’altra.
Gli originali più lontani dal prodotto finito sono quelli di Victor Lejeune e Luca Caimmi, che espongono invece i materiali di lavorazione scomposti: fondali verdi di piante di puro colore di Caimmi da un lato, onde e personaggi al tratto di Lejeune dall’altro, magari su fogli di carta da lucido. Ci sono perfino cose che mi sembra non siano poi state utilizzate nel libro. Molto interessante!

La Trama

La Trama

Alcune mostre che purtroppo non sono riuscita a vedere ma di cui ho sentito parlar bene da altri visitatori del Festival sono quelle di Arianna Vairo e Igor Hofbauer, oltre alla collettiva organizzata da Crack! Fumetti Dirompenti. (Ho mancato anche io, purtroppo, la mostra della Vairo ma sono riuscito a vedere le altre due. Quella di Hofbauer allo Sferisterio metteva insieme illustrazioni, poster e locandine di concerti fornendo una bella visione d’insieme sullo stile dell’artista croato, che reinventa le suggestioni del costruttivismo russo in chiave dark. Bella soprattutto una sequenza di tre grandi illustrazioni circolari ambientate nello stesso mondo post-apocalittico. La mostra di Crack! occupava una sala del Csa Sisma e presentava un maxi-disegno di Bambi Kramer incollato su un’intera parete, l’ironia esistenzialista delle storie brevi di Sonno e una serie di serigrafie di Martin López Lam – ndr).

Eventi

La sera di giovedì 14 ho il piacere di assistere alla versione teatrale di Scarabocchi di Maicol&Mirco, portato in scena dal gruppo Teatro Rebis. Ero curiosa di vedere come delle strisce a fumetti senza personaggi fissi né una trama o un’ambientazione potessero essere traslate da un medium all’altro.
L’oretta di rappresentazione si traduce in un fuoco di fila di scene brevi recitate da tre interpreti, giustapposte in un modo che effettivamente mi ricorda l’esperienza di leggere le strisce una dopo l’altra. La notevole fisicità dei due attori e dell’attrice contribuisce nel farmeli accettare nel ruolo di “scarabocchi”, come pure l’illuminazione che fa emergere i corpi dal buio praticamente in assenza di scenografia.
L’umorismo è quello tagliente e bruciante di Maicol&Mirco, di quelli che fa ridere mentre ti fa star male, ma paradossalmente fruirlo recitato da umani invece che scarabocchiato e letto me lo rende più distante, meglio sopportabile, ipotizzo perché la voce e l’interpretazione prodotte dalla mia mente mi restano effettivamente più vicine.

Maicol&Mirco, Teatro Rebis

Maicol&Mirco, Teatro Rebis

Maicol&Mirco, Teatro Rebis

Maicol&Mirco, Teatro Rebis

La sera di venerdì 15, aperitivo con Marco Taddei, Simone Angelini e i personaggi del loro libro Anubi, già alla sua seconda edizione per GRRRZ. L’installazione Anubi vattene porta vignette dal fumetto ai muri dentro e intorno al Roxy Bar, e sagome di Anubi, Horus, Enrico, Bill in mezzo agli avventori e davanti al barista, simbolicamente trascinando gli umani dentro le situazioni dell’opera. La serata è un successo e il bar è pieno di gente che beve e si diverte; sul tardi, restano le maschere in un vaso e la saletta vuota con piattini e bicchieri abbandonati.

Marco Taddei, Simone Angelini

Anubi vattene

Marco Taddei, Simone Angelini

Anubi vattene

Nel pomeriggio di sabato 16 si tiene un incontro sul fumetto autoprodotto e microeditoria che viene moderato da Gabriele invece che da Maurizio Ceccato che ha dato forfait. Vi partecipano Cristina Portolano, Marco Taddei, il trio Milani, Rocchi e Lanzarini de La Trama, Martoz, Nadia Bordonali e Luigi Filippelli di MalEdizioni.
Purtroppo la chiacchierata avviene in condizioni sfavorevoli, all’interno dello spazio dedicato alla mostra-mercato, tra un laboratorio di lavori in legno, sessioni di videogiochi e nel bel mezzo di un black-out. Nonostante questo, l’incontro è vivace.
Si parla dell’esperienza di ciascuno, di come gli autori abbiano lavorato sia in autonomia che con case editrici più o meno grandi, della libertà creativa garantita dall’autoproduzione sia al creatore che all’editore e di come l’esperienza sia un ottimo modo per conoscere tutti gli aspetti della realizzazione di un libro (utilissimo se poi si vuole mantenere il controllo sull’opera). Viene sottolineato il valore della produzione artigianale, come pure della “propagazione di idee differenti” da parte di un piccolo editore.

Incontro autoproduzioni:

Incontro autoproduzioni: da sinistra Portolano, Di Fazio, Taddei, Rocchi, Lanzarini, Milani

Incontro autoproduzioni:

Incontro autoproduzioni: da sinistra Bordonali, Filippelli, Martoz, Portolano, Di Fazio

Mostra-mercato

La mostra-mercato è il cuore del Festival. Si tiene dal pomeriggio di venerdì 15 alla sera di domenica 17 aprile all’interno dei centralissimi locali dell’ex Upim e ospita non solo i libri e le stampe degli autori in mostra, ma anche quelli di tante realtà di auto e micro-produzione creativa. Lo spazio è piuttosto ampio e ospita anche un angolo videogiochi, il laboratorio di falegnameria e una mini mostra delle stampe della serie Making space di Andy Leuenberger.
Appena si entra si viene accolti dall’attrezzatura del laboratorio di serigrafia di Coffeeshirt, che si occupa di stampare sul momento borse e magliette con il ratto simbolo del festival. È un’ottima occasione per vedere come funziona questa tecnica di stampa, e il telaio di grande formato, preparato per l’occasione per decorare a vivo tutto il fronte di una maglietta, è davvero bello.

Coffeeshirt

Coffeeshirt

Due corridoi di tavoli ospitano autoproduzioni di singoli, collettivi, laboratori e micro editori locali, italiani e anche stranieri. Alcune delle persone presenti con una mostra sono anche qui: Céline Guichard ha diversi libri con le sue illustrazioni, Uomininudichecorrono propongono il loro volume da colorare contornato di lumini.
Io punto sul fumetto e inizio il mio giro.
kuš! ha i suoi librini (antologie e storie singole in inglese, di autori internazionali) nel caratteristico formato A6.
Il gruppo di studenti di Macerata che hanno partecipato alla collettiva Farmafumetto hanno il loro banchetto pieno di scatoline.
Sono presenti alcuni gruppi di giovani autori provenienti dall’Accademia di Belle Arti Bologna: le ragazze di Blanca che fanno bei fumetti per tutte le età (con in consegna la ristampa dell’horror psicologico Habitat di Sorrentino di Canemarcio), gli attivissimi Brace con due nuovi albetti, i Doner Club che ancora non avevo avuto modo di incontrare.
C’è Marta Baroni, che porta avanti da diversi anni Tentacoli, autoproducendo fumetto, illustrazione e oggettistica.
Faccio conoscenza con Serena Schinaia che presenta il bell’albo nuovo Ceniza, e con lo spagnolo Martín López Lam, attualmente a Roma e il mese prossimo a Bologna per un incontro e la mostra Parco Falafel all’interno di BilBOlBul Primavera/Estate 2016.
MalEdizioni di Brescia ha il suo nutrito banchetto di libri a fumetti, prosa e poesia, mentre Martoz rappresenta la rivista Crisma del gruppo Lab. Aquattro e del centro sociale La Torre di Roma.
Il banchetto di Gabriele (ovvero il signor Just Indie Comics) è atipico ma benvenuto, portando in Italia fumetto indipendente americano. Ma se siete qui a leggere già lo sapete.

Ratatà mostra-mercato

Ratatà mostra-mercato

La mostra-mercato di Ratatà è una buona vetrina di autoproduzioni. Ci sono fumetti di ogni formato, da albetti fotocopiati di poche pagine a volumi in offset stampati in tipografia. L’illustrazione viene proposta sotto forma di poster e libri stampati artigianalmente o in digitale, ma anche di cartoline e oggettistica.
È il tipo di mercato dove si compra direttamente dai produttori o tutt’al più dai loro amici, si può parlare e stringer loro la mano, farsi fare un autografo o una dedica.
Si incontrano persone impegnate nella creatività, si trovano oggetti, immagini e storie altrimenti difficili da incontrare e reperire, ampliando gusti e idee.
Mi ha fatto quindi molto piacere vedere un bel movimento di persone di tutte le età che chiaramente vedevano qualcosa di nuovo: perplessi, incuriositi, entusiasti. Spero anche che gli studenti delle locali scuole d’arte e illustrazione abbiano colto questa bella opportunità.

Grazie a organizzatori e volontari del Festival Ratatà, a Gabriele e a Nicola.